Intervista GENESIS P-ORRIDGE

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È stata dura, ma ce l’abbiamo fatta. Dopo averlo raggiunto in albergo ed averlo trovato troppo stanco per rilasciare (ancora!) interviste; dopo esserci (ri)messi in fila – ubi maior minor cessat – il giorno dopo, finalmente facciamo due chiacchiere con l’inventore (tra le altre cose) dell’industrial, aka Genesis P-Orridge. Sono quasi le 21, lui ha fame, tra un paio di ore dovrà salire sul palco con i Psychic TV ed il suo tour manager lo vuole portare a riposarsi; eppure, cortesissimo, “Gen” ci concede venti minuti nella penombra del backstage dell’Init. Mostrandomi le curiose foto del suo computer mentre conversiamo…

Ti definisci spesso un “ingegnere culturale”, perché da sempre, come artista, crei nuovi concetti da diffondere con la tua musica. Quali concetti, idee, c’erano dietro l’invenzione dell’industrial (ovviamente in riferimento all’esperienza con i Throbbing Gristle) e cosa c’è dietro la musica che fai oggi, questo mix di glam, noise, elettronica e psichedelia?

Beh, abbiamo iniziato con l’industrial nel 1975. Poi questo genere è esploso e si è diffuso enormemente, tanto che oggi ci sono un mucchio di etichette, club, dj e band, ovunque, che si definiscono industrial. Quindi questo è un esempio di “ingegneria culturale”, allo stesso modo in cui alla fine degli anni ’70 abbiamo “scoperto” i piercing e i tatuaggi e consigliammo ai nostri amici di fare una ricerca su questi fenomeni e di scriverci un libro, che fu chiamato “Primitivi Moderni”, ed ancora, questi due fenomeni poi si diffusero in tutto il mondo, tanto che oggi le persone sono convinte che ci siano sempre stati i piercing e i tatuaggi. Di recente mi è capitato di andare al Mark’s Place in NY e c’era un ragazzo che mi ha chiesto “Cosa fai?” io gli ho detto che facevo musica e lui “Che tipo di musica?”, allora gli ho detto “Beh, dipende, sono stato in due o tre bands. Una era industrial…” e lui subito “ Oh industrial! Come i Nine Inch Nails!” mostrandomi il suo enorme tatuaggio sul braccio dei NIN. E io “Non proprio come quello…” (ride, ndr).

Diciamo che c’è sicuramente una discussione secondo cui siamo capaci di notare le correnti sotterranee della popular culture e focalizzarci su di esse; non si tratta tanto di inventare, piuttosto di capire cosa sta succedendo e riuscire ad amplificarlo. Quello che sta accadendo ora nella nostra musica, non è tanto una sintesi dell’industrial o cose del genere, quanto il fatto che abbiamo lasciato andare tutto quello e ciò che suoniamo oggi è la musica che preferisco. Essere stato un bambino, nato nel 1950 e cresciuto tra Manchester e Liverpool nei primi anni ’60, che andava a sentire i ragazzi del posto suonare quella musica – i Beatles, i Mindbanders (gruppo beat di Manchester appartenente all’onda della British Invasion, ndr) – nei pub della città… avere visto i Pink Floyd di Syd Barret, The Nice, gli Yardbirds, gli Stones ad Hyde Park…

Deve essere stato molto bello…
In verità… i Rolling Stones ad Hyde Park senza Brian Jones non erano per niente belli: erano uno schifo… Ci provavano, ma fu un casino. Quello che è successo è che siamo arrivati a un certo punto in cui era rimasta una cosa che tutti avremmo sempre voluto fare: essere una rock band psichedelica. Quindi il nuovo album (‘Mr Alien Brain Vs. the Skinwalker’ ndr) è il vero me. Finalmente, dopo più di trecento album. Questo sono veramente io, senza fronzoli e sovrastrutture, senza un programma da rispettare o un manifesto. Un me diretto con la mia musica preferita. C’è una cover di Syd Barret e una dei Velvet Underground: è soprattutto un lavoro d’amore.

Il vostro ultimo album è composto da brani dal vivo poi missati in studio. Secondo te, ad oggi, la musica dal vivo è una forma di arte più pura rispetto alla registrazioni in studio?
Assolutamente si. Abbiamo avuto una recensione sul New York Times in cui dicevano del nostro ultimo album che “questa è la pura musica rock. Non come tutte quelle band che sono state lanciate in questo ambiente dalle major, da MTV. Questo è come ci si aspetta che suoni il rock”. E noi rimanemmo quasi sorpresi quando lo dissero, perché avvenne tutto per caso… quello che successe fu che Lady Jaye (Breyer, moglie di Genesis P-Orridge e tastierista nei Psychic Tv, ndr) morì nell’ottobre del 2007 e la Radio Nazionale Pubblica – NPR ci contattò per chiederci se eravamo interessati a fare una live performance alla radio in onore di Lady Jaye: noi ovviamente accettammo. Quindi siamo andati a Philadelphia, abbiamo registrato in un posto old style, tipo Abbey Road, dove puoi regolarti i mixer da solo, e abbiamo registrato tutti i pezzi uno dietro l’altro. Non suonavamo insieme da sei mesi e avevamo solo un’ora di prove. Quindi l’album è sostanzialmente in presa diretta, interamente. Io credo che il punto sia che tutti pensavamo fortemente a Jaye, tutti stavamo suonando per lei ed è venuta fuori una cosa incredibile, estremamente pura. Ogni volta che lo sentiamo, non sappiamo come abbiamo fatto. Ci siamo fermati sempre tutti insieme, ogni cosa è al momento giusto, gli assoli, i crescendo, ed è tutta improvvisazione. Quando stavamo andando a missare, mentre uscivo di casa ho sbattuto contro lo stereo vicino la porta ed è caduto un cd. Erano dei campionamenti di Jaky, e li ho portati con me. Arrivati in studio, mentre Bryin Dall (il produttore, ndr) stava sistemando i computer per cominciare, abbiamo ascoltato il cd. Si trattava di ritmi elettronici, davvero strani; sapevo che Jaky stava imparando ad usare diversi loop. Siccome non erano affatto male, abbiamo provato a registrarne tre minuti e a vedere cosa succedeva. In mano avevo una bottiglia di vino vuota, su cui tenevo inconsciamente il tempo con l’anello di Jaye. Bryin mi chiese di rifarlo, per registrarlo. Questo anello è stato il primo regalo di Jaky. Quindi abbiamo registrato quest’altro ritmo, abbiamo tirato giù dal letto Alice (Genese, la bassista) e siamo andati a Manhattan a registrare la parte di basso. Nel film che abbiamo fatto per il memorial di Jaye, a un certo punto lei dice “I love you” ed abbiamo pensato che sarebbe stata una bella chiusura per l’album. Abbiamo provato ed ovviamente ci stava perfettamente. Così l’abbiamo messo su (il brano) e Bryin mi ha detto “adesso manchi solo tu, vai lì al microfono e dì semplicemente “I know””. Ed è così che la canzone è nata, diventando ‘I love you, I know’, ed è stata una cosa completamente spontanea, come sei lei la stesse scrivendo per noi.

A proposito di Lady Jaye, ho letto da qualche parte che diceva che una cosa importante è non avere paura di ciò che è diverso e dell’evoluzione. Anche se è passato qualche anno, ci spieghi come è nato il concetto di “pandroginia”, che ha caratterizzato la terza incarnazione degli Psychic Tv, i PTV3?
(sospira… deve essere un po’ stufo di questa domanda e deve anche avere fame, gli dico che possiamo andare avanti ma è un individuo troppo cortese, almeno in quest’occasione, per sottrarsi alla mia richiesta) È iniziato tutto appena ci siamo incontrati. Ci siamo innamorati alla follia, immediatamente, ossessivamente. Quindi abbiamo iniziato a vestirci, pettinarci, truccarci allo stesso modo, e cose così. Ma non era abbastanza. Allora abbiamo detto “proviamo ad andare oltre, proviamo a fare degli interventi chirurgici per assomigliarci di più: voglio il tuo naso, le tue guance, vorrei che i miei occhi fossero come i tuoi”. Quindi abbiamo cominciato con la chirurgia per essere sempre più uguali e il giorno di San Valentino del 2003 abbiamo rifatto insieme il seno, e ci siamo risvegliati mano nella mano, che è una cosa molto romantica. Mi guardavo e dicevo “com’è angelico il mio corpo”. Quindi abbiamo pensato che forse, inizialmente, gli esseri umani erano ermafroditi, che noi siamo ermafroditi chimici e che Dio, a un certo punto, si è svegliato ed è divenuto consapevole di se stesso, esplodendo e creando l’Universo. E l’Universo è fatto di tutti questi pezzi di Dio che aspettano di tornare nuovamente una cosa sola. E quando quel giorno arriverà, si realizzerà la pandroginia. Dio è amore e l’amore è completarsi l’uno con l’altro. Quindi noi abbiamo deciso di prendere questa cosa alla lettera. E più ci pensavamo, più ci venivano in mente nuove cose. Pensammo a William Burroughs e Brian Gysin, quando con il loro concetto di “cut up” divennero i poeti del ‘La terza mente’: come loro riassemblando concetti e parole creavano una nuova opera, così forse mettendo insieme le parti di due corpi si poteva ottenere un ulteriore passo avanti, un terzo essere umano, ovvero la pandroginia. A questo è connesso anche il concetto di evoluzione: partendo dall’amore, si passa ad essere uno uguale all’altro fino a comprendere che il DNA è un programma che controlla come noi evolviamo e che se noi sperimentiamo, cambiandolo  ed esplorandolo, allora possiamo diventare qualcos’altro, diventiamo le persone che controllano l’evoluzione. E questo significa qualcosa di incredibile. La pandroginia va oltre il genere. Qualcuno si sente un uomo intrappolato nel corpo di una donna, altri, donne intrappolate in un corpo di uomo. La pandroginia è essere semplicemente dentro un corpo. Il corpo è solo il contenitore che ci portiamo dietro. La pandroginia è tutta una questione di testa e consapevolezza.

La tua idea della morte è cambiata nell’ultimo anno?
Si. Jaye mi contatta in presenza di altre persone. Avevamo parlato di cosa succede dopo la morte e ci siamo chiesti in che modo avremmo potuto provare reciprocamente che c’eravamo ancora. Quindi abbiamo deciso che dovevano esserci tre elementi: doveva essere un evento fisico, non doveva avere nessuna incertezza e doveva essere una cosa significativa per entrambi. Tre giorni dopo il funerale, i miei figli mi convinsero ad andare in California per riposare. Per qualche ragione, avevamo pensato che dovevo portare con me una foto di Jaye e me mentre ci baciavamo. Un giorno, ero nella mia camera ed avevo vicino questa nostra foto, appoggiata sul tavolo. I ragazzi entrarono per chiedermi di uscire con loro, ma io dissi che preferivo restare lì, dov’era Jaye. A quel punto la foto, davanti a sette persone, si mosse prima verso di loro e poi tornò verso di me (mi mostra come, spostando un foglio in aria, con lo sguardo ancora immerso in quell’evento “magico”, ndr). È stato qualcosa di assolutamente reale. Un’altra volta, non molto tempo fa, a maggio, dovevo andare in Europa per suonare con i Throbbing Gristle ed un mio amico, Ryan, rimase a casa mia per stare con il mio cane. Andava tutti i giorni a lavoro ed era abituato a rifare il letto allo stesso modo, alla perfezione, come in un albergo. Il giorno che siamo tornati a New York, lui tornò a casa per prendere il cane, entrò in stanza e rimase sorpreso perché qualcuno aveva scoperto il letto e lasciato due calzini sulle lenzuola. Nessun altro aveva le chiavi e rimase sconvolto. Quello che non sapeva, è che ogni volta che partivo, Jaye mi accoglieva così a casa. Quindi la mia idea di morte è stata completamente stravolta, perché c’è qualcosa che va avanti, dopo…

Un’ultima domanda: come definiresti il piacere?
Il piacere è un’arma, è la strategia più importante di tutti i tempi. È una strategia per svegliare le persone, per trascinarle, per convincerle che il futuro può essere meraviglioso. Quindi è un’energia culturale davvero positiva, una celebrazione della gioia e un rifiuto di questi tempi bui. È un’energia che tende all’unità piuttosto che alla separazione, uno degli strumenti della pandroginia e, quindi, dei PTV3.

Intervista raccolta da Chiara Colli

[archivio]

Psychic TV @ Init (2008)

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