Interpol + Blonde Redhead @ Alcatraz [Milano, 13/Novembre/2007]

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Vi diranno che gli Interpol sono una delle band più sopravvalutate degli ultimi anni e che le loro performance live sono insipide e senza spessore. Poi, a pochi giorni dalla data milanese, i biglietti saranno sold out e il dubbio sale: gli Interpol ci sono o ci fanno? A sottolineare il fatto che la serata è, e sarà, considerata l’evento clou dela stagione autunnale meneghina ad aprire ufficialmente le danze sono i Blonde Redhead, freschi di uscita del loro ultimo album “23”. L’attenzione per i newyorkesi è al di sopra delle aspettattive, nonostante suonino mentre la maggior parte del pubblico stia ancora cercando parcheggio, le loro sperimentazioni eteree e malinconiche affascinano chi compatti ha seguito nelle prime file la performance live dei gemelli Pace e della bella Kazu Makino. Vi diranno anche che i veri headliner avrebbero dovuto essere loro. Sarà l’opinione dei molti che anche questa sera sono convinti che gli Interpol siano solo i cugini americani degli Editors, ma quando le luci dell’Alcatraz si spengono e iniziano le note della bellissima “Pioneer To The Fall” Paul Banks e soci iniziano a sedurre i presenti e non cadere nella rete è praticamente impossibile. Vi diranno che gli Interpol sono non sono animali da palcoscenico, tutto vero ma complice una scenografia particolarmente pomposa di luci e di immagini tratte dal loro ultimo album “Our Love To Admire” seguirà un’ora e mezza di altissimo livello. Un concerto praticamente impeccabile nonostante non manchino errori da parte del chitarrista Kessler, errori notati dalla maggior parte del publico che comunque si dimostra benevolo nel perdonare certi peccatucci in cambio di poter cantare a squarciagola canzoni come “Slow Hands” o “Say Hello To The Angels” passando alle recenti “Mammoth”e “No In Threesome”, accolte con caloroso entusiamo. I pezzi si susseguono quasi senza interruzione, uno migliore dell’altro, ed arrivati ad “Evil” ci si arrende all’evidenza: gli Interpol ci fanno, perfettamente consapevoli del loro ruolo, ma con un reportorio del genere tutto è concesso.

Bis affidato a “Stella Was A Diver And She Was Always Down”, che dal vivo ti lascia senza fiato per poi salutare Milano con “Untitled” e “PDA”. Vi diranno che gli Interpol sono una delle migliori band arrivate dall’America o vi diranno che gli Interpol sono sopravvalutati. Vi diranno che sono freddi o al contrario immensi, in altre parole vi diranno che gli Interpol sono gli Interpol.

Eleonora Merlini

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