Incubus @ Ippodromo delle Capannelle [Roma, 25/Giugno/2012]

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Gli Incubus per la prima volta a Roma nell’anno domini duemiladodici, ormai il sound nu-metal di ‘S.C.I.E.N.C.E.’ è fuorimoda come un paio di pantaloni a zampa con disegnati i fiori sopra. Loro, intelligentemente si sono evoluti, si sono fatti grandi, Mike Einziger (il chitarrista) da vero nerd si è laureato ad Harvard; Jose Pasillas (il batterista) è diventato padre, Ben Kenney (il bassista) si è comprato una maglietta vintage della nazionale italiana, Dj Kilmore si è fatto crescere ancora di più le treccine, e Brandon Boyd ha trovato il tempo di imparare a dire “grazie mille”. Alle 21 sull’ippodromo delle Capannelle c’è un tramonto rosso e quel filo di ponentino che sembra dirti che sarà una grande serata, ammiri anche quest’anno come il Rock In Roma abbia la platea inclinata (chi sta dal lato sinistro del palco è un metro più in alto degli spettatori del lato destro). E alle 21,15 arrivano gli inglesi Fin che in mezzora riescono a farmi annoiare come non mi accadeva da almeno 8 secoli, sembrano la risposta londinese ai Negramaro e un genio mimetizzato nel pubblico alla fine della loro mezz’ora riesce a urlare “Vogliamo i Finley”.

Il cambio palco è rapido ma non abbastanza da non farmi notare una mucca gonfiabile messa in un angolo del palco (che durante la serata non verrà usata in nessun modo) sarà stata portata da Los Angeles oppure l’avranno comprata qui a Roma? Fortuna che si fanno le 22.10 e arrivano i 5 di Calabasas. Mr. Boyd sfoggia un microfono anni ’50 stile Elvis, o per essere più precisi stile locandina di “Good Morning Vietnam”, per rispettare la pendenza della platea il lungagnone Kenney si sistema sulla sinistra e il minuto Einziger accampa il suo ettaro di pedaliera sulla destra. Mr. Pasillas non ha la batteria posizionata frontalmente ma girata di 45° per permettere meglio di vedere la sua performance (soprattutto si apprezzano i movimenti dei piedi che normalmente sono nascosti dietro la cassa). Lunga introduzione di percussioni che non permette di riconoscere subito ‘Nice to know you’, il sound ha qualcosa di strano che non riesco a capire ma non è quello tipico degli Incubus, la cosa migliora (anche grazie alla delirante reazione delle migliaia di anime presenti) sulla successiva ‘Megalomaniac’. Ma è nella più recente ‘Adolescent’ che si ha modo di notare la voce di Brandon modulata con grande tecnica nei vari “Out of mind” presenti nel testo. E’ la prima data di questo tour estivo europeo e un po’ di tensione si avverte nei 5 che impiegano altre tre canzoni a lasciarsi andare del tutto, su ‘A crow left of the murder’ la chitarra non esplode come dovrebbe ma il risultato è comunque accettabile. La svolta della serata è ‘Are you in?’ con il suo incedere piacione consente a tutti di sciogliersi, è qui che mi sembra chiaro quanto Brandon Boyd sia un icona, con i suoi passi alla ricerca di qualcosa che solo lui riesce a vedere, il suo ringraziare sempre quasi sopreso di tanto affetto, il suo in fondo essere profondamente stiloso senza sforsarsi per niente di esserlo. La chitarra finalmente riemerge sul celebre riff di ‘Privilege’ e si salta ancora tutti. Poi arriva ‘In the company of wolves’ (una delle più ispirate canzoni dell’ultimo periodo), e nel cambio di ritmo a metà canzone Brandon si toglie la maglietta e nell’aria delle capannelle si liberano mille tonnellate di estrogeni. Ma è che in California apparire col fisicaccio perfetto è un ossessione che va oltre ogni ragionevolezza o domani devo andarmi a iscrivermi in palestra? Mike mi riporta con l’attenzione giusta sulla musica dimostrandomi che quando ci sono 180 pedali non c’è bisogno della chitarra acustica neanche per fare ‘Drive’; bello lo stacco in cui la band si ferma e viene lasciato solo il pubblico a cantare in un sol coro “Whatever tomorrow brings, i’ll be there with open arms and open eyes”. Ormai Roma è conquistata e non servirebbero gli urli impossibili su ‘Talk show on mute’, nè l’effettatissima ‘The Warmth’, né la saltellante “Anna-Molly”.

Spunta un piano per la toccante ‘Love Hurts’ e subito di nuovo agitarsi con il basso superdistrortopomposissimo di ‘Circles’, prima della scattosa ‘Swicthblade’ e della chiusura con la trionfale ‘Wish you were here’. Nel bis il ripescaggio più antico con ‘A certain shade of green’ prima di una versione da 10 minuti di ‘Six sad little world’ che spesso chiude epicamente i loro concerti. Il tutto per poco meno di due ore a fronte di 40 euro comunque spesi bene, soprattutto per la prova del 36enne cantante californiano che oltre a catalizzare gli sguardi e le menti riesce anche a non sbagliare niente con una voce che dal vivo non mi aspettavo per niente cosi bella e cristallina. Sarà che troppo spesso, specie in gruppi formati sull’onda nu-metal, siamo abituati a miriadi di cantanti che se la cavano egregiamente in studio (tra macchine infernali e post-produzione) mentre dal vivo si rivelano una delusione, oppure peggio ancora a cantanti degnissimi che però dopo pochi anni perdono la brillantezza delle primi tour, qui invece l’impressione è che questo signore unisca al talento e alla tecnica anche una bella abnegazione per il lavoro di cantante o se preferite di rockstar, ed è per questo anche forse che riesce a restare credibile e a vedersi riconosciuto molto rispetto nonostante il fisico da alteta e le modelle con cui fa coppia che normalmente generano prestissimo antipatie e invidie. Tra gli altri quattro è difficile fare una classifica, forse in questa prima uscita spicca su tutti Ben il bassista che nonostante sia l’ultimo arrivato dei 5 (comunque in formazione da oltre un decennio) è sembrato quello che si è divertito di più, la sezione ritmica era molto presente (anche nei volumi) anche grazie a Jose Pasillas che è davvero uno spettacolo da vedere e da sentire. Davvero grande, anche perché rientra con la canotta della Virtus Roma Basket, anche Dj Kilmore che considerando gli scratch sui pezzi tirati una cosa tipica degli anni ’90, ora nel materiale nuovo spesso fa il tastierista. Ultimo ma non ultimo il chitarrista Mike Einziger che è stato sempre piuttosto basso, anche quando nei brani la chitarra aveva un ruolo da protagonista il volume non era abbastanza e questo non faceva esplodere i pezzi più cattivi, poi l’impressione e che per star dietro ai mille effetti che deve azionare finisca per godersi poco le date e la musica che suona. Magari nel proseguo del tour si scioglie. E’ sicuro il meno figo. E’ di sicuro il più nerd. E forse per questo è anche il nostro preferito.

Giovanni Cerro

Setlist
Nice to know you
Megalomaniac
Adolescent
Pardon Me
If not now, When?
A crow left of the murder
Are You in?
Privilege
In the company of wolves
Drive
Talk show on mute
The Warmth
Anna-molly
Love Hurts
Circles
Switchblade
Wish you were here
Encore
A certain shade of green
Six Sad little world