Incognito @ Piper [Roma, 24/Novembre/2011]

462

Entrare al Piper evoca un miscuglio di sensazioni fortemente contrastanti fra loro. Da una parte, almeno personalmente, ho provato lo schifo tipico che percepisco all’interno di qualsiasi discoteca, soprattutto quelle frequentate da viscidi ricconi che stanno sui loro balconcini mussoliniani a gettare rapide occhiate alla marmaglia di gente sulla pista da ballo, tronfi mentre sorseggiano il loro cocktail. D’altra parte è anche vero che il fascino suscitato in me da un locale storico come il Piper riesce a rendermi per un attimo curioso come un gatto: curioso perché è tutto così sconosciuto e lontano dalla mia realtà, pieno di gente della così detta Roma bene, gente che riconosci anche dallo sguardo e non per forza dai gioielli o dalle griffe dei vestiti. Holden Caulfield diceva che proprio questi sono i più farabutti, i più farabutti tra tutti. Io l’ho sempre pensata come lui. Per dovere di cronaca però sono costretto a rammentare che il locale non era frequentato esclusivamente da viscidi ricconi con la puzza sotto al naso; il pubblico era piuttosto eterogeneo, e probabilmente io e la mia ragazza (45 anni in due) eravamo i più giovani di tutta la sala.

Aprono il concerto i Tribu Akuna Matata, che più che un gruppo sarebbe corretto definire un’associazione culturale, un movimento che studia il linguaggio delle percussioni e, conseguentemente, stimola il linguaggio del corpo che non può proprio star fermo quando partono certe ritmiche. Purtroppo la sala sembra stia dormendo, e le parole della mia ragazza “Mi sembra evidente che non siamo a Rio” la dicono lunga sulla partecipazione dei presenti. Il tempo di una cannetta volante e poi attaccano a suonare gli Incognito, storica band datata 1979 che, per un motivo o per l’altro, è sempre stata segnalata come capostipite di quel genere mostruosamente affascinante e decisamente seminale conosciuto come acid-jazz. Seminale perché moltissima musica da dancefloor degli ultimi vent’anni (dai Jamiroquai ai Daft Punk fino anche a Deadmau5 e Boys Noize) deve quasi tutto a questa splendida contaminazione funk-jazz-soul. Gli Incognito, una volta sul palco, fanno capire chiaramente come intendono giostrare la serata: con la scusa di ritrovarsi in una città storica come Roma decidono di aprire il concerto con ‘Parisienne Girl’, un brano scritto proprio nel ’79 e pubblicato poi in ‘JazzFunk’ (1982), per poi saltare di anno in anno, proponendo moltissimi classici (‘Still A Friend Of Mine’, ‘Givin’ It Up’,’ Everyday’) e qualche brano inedito pronto per il nuovo disco alle stampe per la primavera del 2012. Non so se ero particolarmente stordito dagli effetti dell’hashish, ma per tutta l’ora e mezza (abbondante) in cui hanno suonato gli Incognito non ho potuto fare a meno di muovermi, e soprattutto non sono riuscito a togliermi quel sorriso idiota dalla faccia. La sala era tutta in movimento, un ondeggiare sinuoso che tutti univa nella morsa della musica: impossibile stare fermi. Dico io che senso ha ascoltare un qualsiasi gruppo rock, punk o pop dopo aver assistito ad un concerto del genere?

Là sul palco sta avvenendo quella magica fusione tra tecnica esecutivo-compositiva ed emozione soul che per noi bianchi è sempre stata zona off limits, ma che per i neri ha segnato sempre un territorio franco dove esprimersi al massimo delle loro potenzialità. Noi apprezziamo, loro apprezzano il nostro apprezzamento, e così concedono anche un ottimo bis. Alla fine, quando ormai la mezzanotte s’è fatta, i componenti della band si mettono in riga per salutare il pubblico (e per farsi salutare); undici elementi di diverse nazionalità (Trinidad & Tobago, Scozia, Mauritius, Inghilterra, Jamaica, Germania, Italia) per trasmettere un messaggio di fratellanza e di unione: “Because we believe in one nation under a groove!”. Caro Bluey Maunick, se poi alla fine di un concerto simile mi citi anche i Funkadelic non posso che rimanere così, fermo, in mezzo alla sala, a contemplare la bellezza della tua musica e della tua “abbronzatura”.

Stefano Ribeca

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here