Incident On South Street @ Blah Blah [Torino, 20/Febbraio/2015]

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Finisce l’ultimo bis, applausi. Il direttore d’orchestra Marco Angius ringrazia i suoi maestri che, alzandosi in piedi, si godono l’ovazione dopo quasi due ore di concerto. Finisce così la serata all’Auditorium Rai dedicata alla dodecafonia. Tutto era iniziato con un’inusuale incipit, a firma Club To Club, affidato a Dave Saved e alle sue composizioni industrial. Chiusa questa parentesi, iniziava il vero concerto per l’orchestra. Composizioni di Boulez, Messianen e Webern. Tutto molto bello, peccato siano le undici passate e stanno per iniziare gli Incident on South Street al Blah Blah. Devo scappare, quindi, dribblando maschere e salutando i compagni di spettacolo, esco di corsa a tutta velocità. Fortuna vuole che i due locali siano molto vicini quindi bastano meno di cinque minuti per passare da un teatro di musica classica a un piccolo clubbino alternativo. Come tutte le volte che arrivo trafelato, ovviamente, il concerto deve ancora iniziare. Passano però solo pochi minuti di attesa, le luci si abbassano e viene diffusa un’insultante (letteralmente), ma esilarante presentazione registrata, di un Benigni d’epoca. Il gruppo che introduce, in chissà quale data italiana, sono i Lounge Lizards, l’ensemble americano di jazz/avanguardia cui s’ispirano gli IOSS. Come le lucertole, hanno un solista al sax che li conduce, una forte attitudine all’improvvisazione e due fratelli fulcro dell’organico. I fratelli Lurie sono qui sostituiti da Luca e Simone Cavina che negli IOSS si occupano della parte ritmica. Il resto del gruppo è composto da Enrico Gabrielli al sax, Federico Fantuz alla chitarra e Michele Orvieti alle tastiere. Tolte queste caratteristiche comuni ci troviamo quindi di fronte a tutt’altro animale rispetto a quello originale. Non sono mica una tribute band, o peggio, una cover band. Loro s’ispirano, solo concettualmente, ai Lounge del primo disco omonimo, quelli con la formazione con Arto Lindsay pre-Marc Ribot. Come dicevo, si tratta di un band del tutto nuova, che non fa solo cover (Monk, The Ventures, Piero Umiliani) ma anche pezzi propri. Le canzoni fatte in casa, invece, sono piccole gemme zorniane dai nomi improponibili. Si tratta di un progetto parallelo ai Calibro 35 e ai Mariposa che però ancora non si sa se avrà un futuro. Lo stesso nome del gruppo è provvisorio, lo annuncia lo stesso Gabrielli aggiungendo che non esiste niente di registrato e vendibile, e che si tratta di una performance unica, o quasi. Un’ora e mezza di risate e ottima musica. Le prime scatenate dall’atmosfera di cazzeggio che vige tra i componenti del gruppo e dall’umorismo che riversano sul pubblico i fratelli Cavina, seguiti da un sardonico Gabrielli presentatore. La seconda è frutto della bell’amalgama che li tiene assieme, un feeling molto lucido e preciso che è davvero un peccato che non sia sotto contratto, o almeno a lavoro su un disco di pezzi originali. Auguriamoci quindi che questa esperienza possa continuare e fruttificare, e se così non fosse, vi conviene andarli a vedere “subito” o aspettare la prossima incarnazione dei Lounge Lizards autentici, se mai ci sarà. Prima che questi strani animali da palcoscenico si estinguano.

Gerri J. Iuvara