I'm From Barcelona @ Alpheus [Roma, 11/Maggio/2007]

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Dopo neanche due mesi ho di nuovo l’occasione per assistere a un concerto degli I’m From Barcelona. E questa volta non c’è bisogno di andare a Londra, visto che vengono loro a Roma. Peccato però che gli abitanti di quest’ultima città, inadeguati come non mai, abbiano ignorato l’evento: solo cento o poco più i presenti in sala (al Koko di Londra c’era un migliaio di persone, mentre abbiamo appreso, parlando con qualcuno del gruppo, che a Ravenna la sera prima ce n’erano circa quattrocento). Mi viene perciò un po’ di sconforto, perchè temo, memore del concerto londinese, che lo spettacolo non possa raggiungere quei piacevoli momenti di delirio collettivo (gente sul palco a ballare, il cantante che chiede di distruggere il locale, ma in maniera amabile perchè è proprio un bel locale, e canta mentre viene trasportato sopra la testa della gente). Ma per fortuna lo sconforto non viene al collettivo di Goteborg (sono in 29 ma dal vivo solo in 18 perchè il loro autobus non ne può contenere di più) che si rivelerà avere l’energia e la follia sufficiente per riuscire a coinvolgere anche una platea poco numerosa, tanto da far venire meno il confine tra band e pubblico. Già prima dell’inizio il leader e songwriter Emanuel Lundgren ci aveva consigliato al banchetto del merchandising di comprare un kazoo in modo da poter salire sul palco a suonarlo; lo compra una nostra amica e infatti sarà l’unica a salire e ad esibirsi al kazoo durante il finale di “Chicken Pox” (“You can’t have it once you had it, no hope”,”I don’ever wanna go through that again”: solo apparentemente i loro testi sono ingenui, infatti la varicella è un pretesto per parlare di una delusione d’amore). Ma intanto il concerto era iniziato (dopo l’intro affidato a “Barcelona” cantata da Freddie Mercury e da quell’altra cicciona spagnola) con il lancio di palloncini durante la bellissima “Treehouse” e piano piano la sala stava entrando in sintonia col gruppo calandosi gradualmente nei panni di perfetti imbecilli. I miei timori di un concerto sottotono si rivelano sempre più infondati mano a mano che le canzoni dell’album “Let Me Introduce You My Friends” si susseguono e la voglia di divertirsi cresce: “Oversleeping” che genialmente parla di quella sensazione di angoscia che ci prende ogni volta che ci accorgiamo di aver spento la sveglia senza che essa abbia adempiuto al suo compito, “Collection Of Stamps” che in maniera naif tratta di francobolli come fossero ipotetici viaggi, “Rec & Play”, forse il loro manifesto programmatico, nella quale viene inserito il ritornello di “Like A Prayer” di Madonna, fino ad arrivare alla melodia assassina di “We’re From Barcelona” (perfetto connubio tra “Aggiungi un Posto A Tavola” e “Wouldn’t It Be Nice” dei Beach Boys) sotto una pioggia di coriandoli lanciati dopo il countdown sia dal gruppo che dal pubblico. “Love is a feeling that we don’t understand, but we’re gonna give it to you” recita la canzone, sottendendo, oltre la scanzonata e allegra apparenza, anche una spicciola, ma intelligente, riflessione sull’arte e sul ruolo degli artisti. Questo infatti non è un gruppo di scemi, che pensa che la vita sia fantastica, ma è gente intelligente che sa benissimo che l’esistenza su questo pianeta è una merda e che l’unico antidoto è riderci su, trasformandola in una spensierata caciara tramite un pop coinvolgente come pochi. Parlando con loro abbiamo appreso degli sforzi (anche economici) per andare in tour, affrontati comunque molto volentieri, perchè “non si tratta di denaro, ma si tratta di divertirsi e noi ci divertiamo un casino”. E con loro si diverte anche il pubblico che gioca con Lundgren atteggiandosi in pose da clown, che si offre per docce di coriandoli ad personam, che canta in coro su “The Painter” l’ottimista ritornello “Don’ give up on your dreams, buddy” e l’altrettanto ottimista (ma rassegmato) “It’s alright” sulla conclusiva “Barcelona Loves You”. A fine concerto i membri del gruppo si uniscono a noi a ballare sul remix di “We’re From Barcelona” fatto dal loro amico Adventure Kid e mi trovo per la prima volta in vita mia a partecipare a un trenino (con tanto di ruzzoloni da parte di qualcuno): ora sono un completo imbecille anche io e me ne vanto.

Daniele Gherardi

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