Il Teatro Degli Orrori @ Circolo degli Artisti [Roma, 11/Novembre/2009]

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È un tranquillo mercoledì di Novembre: niente pioggia, poco freddo. L’evento attesissimo è il concerto del Teatro Degli Orrori al Circolo degli Artisti. L’apertura invece è stata affidata al duo hip hop degli Uochi Toki. Dire che la serata è stata un successo per alcuni forse è scontato, io in realtà sono rimasto sorpreso nel vedere già intorno alle 20 e 30 gente rimasta a bocca asciutta senza biglietti: sarà merito del nuovo album, uscito lo scorso 30 Ottobre, che ha segnato il ritorno di questa originale e potente band dopo due anni dall’esordio. Si, perché ad Aprile scorso, quando li vidi per la prima volta, non ci fu il tutto esaurito nonostante la grande esibizione. Ad ogni modo, passo a prendere Londra con un leggero ritardo e partiamo, lui con la paura di non trovare i biglietti, io con uno strano senso di agitazione dovuto forse al traffico su via Cilicia. Dopo aver discusso su quanto sia buono o no il Tubescreamer dell’Ibanez usato come booster arriviamo davanti all’entrata, dove trovo il resto dell’allegra combriccola compreso Dam e Simon. Tutti pronti: inizia il giro di birre. Sono tanti i visi conosciuti e in breve tempo il cortile del locale si riempie di gente.

Entro in sala nel preciso istante in cui gli Uochi Toki attaccano con il primo pezzo. Che dire? Non essendo molto ferrato su questo genere mi sono informato su di loro grazie a Teo, incontrato intorno alle 4 nel solito pub di Via Ostiense, tappa fissa post concerto. Mi spiega che prima si chiamavano Laze Biose e che uno dei loro dischi ha ben 81 tracce. Provocatori, rumorosi, cacofonici e sperimentali, pur non conoscendo i testi avverto la loro incessante voglia di provocare il pubblico spesso giocando con l’assurdità dei testi. Sono in molti a seguire la loro esibizione, anche se in realtà credo che qualcuno si sia già appostato in prima linea per il gruppo di Capovilla & Co. Alle 22 e 30 circa riesco ad arrivare sotto al palco mentre stanno preparando gli strumenti. Loro entrano, la gente urla e dentro di me penso: speriamo che non superino mai questo rapporto che hanno instaurato, che non si “sputtanino” come tanti altri.

‘Direzioni Diverse’ è il primo brano. Una bella versione, diversa da quella che hanno sempre fatto e da quella elettronica presente nell’album. Comincia infatti con una base continua di cassa dritta ma a metà pezzo entrano tutti gli strumenti portando il tutto su sonorità tipiche della band. Hanno poi una gran bella impostazione sul palco: come degli Stooges nostrani, si dividono perfettamente i compiti. Capovilla, il frontman “attore” (influenzato palesemente da Carmelo Bene) strega il pubblico con parole rabbiose, malinconiche, folli e a volte comiche. Il chitarrista Bubble Plastic Mirai, il bassista Ragno e il batterista Valente nel frattempo pensano al “carrarmato” sonoro da proporre. L’impronta noise del gruppo c’è ancora nonostante già dall’ultimo album si percepisce una leggera svolta verso un rock più accessibile, ma dal vivo mantengono la loro solita rozzezza, un’attitudine punk dell’esibizione. La batteria “secca” e scarna ha una sorta di fascino primitivo. La distorsione, o meglio, il passaggio dalla calma malinconica di un arpeggio come quello de ‘La Canzone di Tom’ a suoni graffianti come quelli di ‘Mai Dire Mai’ e ‘E Lei Venne’ sono molto efficaci, decisamente accattivanti. Quando arriva il momento di ‘Compagna Teresa’ è il delirio, e in quell’attimo, tra una gomitata sui reni e un braccio sul collo mi rendo conto di quanto la gente l’abbia da sempre apprezzata. Poi arriva il momento di ‘A Sangue Freddo’, il singolo di adesso che parla della tragedia di Ken Saro Wiwa: Capovilla spiega il loro impegno nei confronti dell’Africa, grazie alla onlus “A Sud” e invita tutti a dare un’occhiata al banchetto vicino l’uscita. Un altro punto a favore.

E poi suonano ‘La Vita è Breve’, ‘Vita Mia’, ‘È Colpa Mia’, ‘Due’, ‘Dio Mio’, ‘Il Turbamento della Gelosia’. Durante il bis mi aspettavo ‘Alt!’ o ‘Carrarmato Rock’, invece virano verso qualcosa di più pacato e concludono con ‘1000 Doses Of Love’ degli One Dimensional Man. Un concerto incredibile, infuocato e divertente. Un rock ben fatto, che punta dritto al risultato e non alla raffinatezza di questo. Lo stage diving di Capovilla è stato un altro protagonista della serata. Almeno 7 lanci sul pubblico di cui uno che lo ha fatto arrivare praticamente all’uscita: mentre i tre rimasti sul palco chiedevano indietro il cantante, il grande pubblico “de Roma” gli urlava di suonare come il trio romano degli Zu. E poi come al solito c’è stata anche la loro grande disponibilità a parlare dopo il concerto, altra caratteristica che li contraddistingue. Noi abbiamo continuato invece a chiacchierare, bere, fumare, ridere e scherzare in modo stupido proseguendo una serata che non avremmo mai (e poi mai) voluto concludere.

Marco Casciani