Il Teatro Degli Orrori + Bologna Violenta @ Onirica [Parma, 26/Marzo/2010]

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Un nuovo appuntamento con Il Teatro degli Orrori, questa volta all’Onirica di Parma, friendly circolo auto-gestito da Mirko e soci. Nulla da aggiungere su questa band noise rock italiana che sta rivoltando l’Italia intera con la loro fobica ansia coinvolgente dopo l’uscita del loro secondo album ‘A Sangue Freddo’. Ne cominciano a parlare in molti e, a quanto pare, qualche grande produttore, o meglio, casa discografica ha già messo le “orecchie” su di loro. Ma credo che il richiamo delle sirene per gente come Capovilla, 42 anni suonati, è un po’ come offrire nutella a Mr Michele Ferrero. Vedremo. Il loro successo finora è un prodotto spontaneo e naturale. Visto che siamo in tempi di elezioni, potremmo definirlo democraticamente di tipo “bottom-up”, che proviene dal consenso del pubblico, ormai sempre più numeroso. Nessun trucco o solito artifizio dello Star System soprattutto perché Il Teatro ha lottato tenacemente ed anche a colpi di dichiarazioni per mantenere la sua natura “indie”.

Alle 18, sono già a Parma con l’intenzione di fare qualche domanda alla band. E’ appena cominciato il sound-check. Pierpaolo, si aggira per la sala taciturno fumando una sigaretta dopo l’altra. Mi saluta e si siede su di una poltrona osservando da lontano il palco: pare stia prendendo le misure da esso cercando di proiettare i suoi gesti e le sue litanie per immaginare quello che il pubblico vedrà stasera. Provano tre pezzi, tra cui ‘Padre Nostro’ prima di iniziare il quale ci tiene a sottolineare a Nicola, Gionata e Tommaso “attenzione alle doppie voci, i cori in questa canzone devono essere fatti bene, ve l’ho detto tante volte. E’ importante!”. La line-up è di nuovo cambiata: Tommaso Mantelli è il nuovo bassista così come Nicola Manzan è il neo-chitarrista e polistrumentista che ha sostituito l’altro ex One Dimensional Man e co-fondatore de Il Teatro insieme a Capovilla. Cala il sole e con esso si accendono le luci dietro le quinte. Paolo, prima di scendere dal palco agita ancora una volta il microfono qua e la sul palco; lo allunga anche in direzione nostra per verificare che non fischi in alcun modo. E’ tutto pronto ed esco a mangiare un boccone. Al ritorno ad attendermi c’è una fila di quelle che mettono spavento. Driblo tutti e imbocco rapido verso la transenna posta sotto il palco per guadagnare cinquanta centimetri quadri di movimento.

Ad introdurre Il Teatro non poteva che essere Nicola Manzan con la sua eclettica ed interessante Bologna Violenta che trae spunto dalla filmografia anni ’70 e ‘80. Ci spara addosso con furia noir e hardcore ‘Il Sommo Fallo’, ‘Trapianti Giapponesi’, ‘Maledetta Del Demonio’, ‘Chirurgia Sociale’, ‘Danze Cecene’, ‘Un Paese Pietoso’, L’uomo Ultimo Atto?’ e la melanconica ‘Blue Song’. Infine ringrazia il pubblico e la compagna (“a cui stanotte consegnerò il sommo fallo”), ma si lamenta anche col primo per l’evidente e scarso entusiasmo mostrato. Il pubblico incassa il colpo, riprendendosi evidentemente dagli effetti della lacerante chitarra al vetriolo di Nicola e si scioglie in un applauso sincero. Love kills.

Ecco dunque Il Teatro Degli Orrori. Le chitarre e la rullata di ‘Due’ da il via al massacro che esplode su “I love you baby, com’era bello fare all’amore con te!”. Capovilla si dimena sul palco trasformando il cavo del microfono in una sorta di frusta che colpisce ripetutamente e nevroticamente il pavimento. Eseguono quindi ‘Per Nessuno’ e la fatale ‘La Vita E’ Breve’ per poi riprendere fiato con ‘E’ Colpa Mia’. Ma è la title-track dell’ultimo album a risvegliarci e farci ballare sotto il viso di Capovilla che dondola precariamente tra Il Teatro, il palco e noi. Si sbilancia oltre l’inverosimile fino quasi a carezzare le nostre teste mentre recita ‘Padre Nostro’. Sputa sul palco e si schiarisce la voce prima di inneggiare a Vladimir Majakovskij immaginandosi piccolo, povero come un miliardario, balbuziente, silenzioso e buio. E via quindi con ‘Il Turbamento’, ‘Maria Maddalena’, ‘Direzioni Diverse’, ‘Il Terzo Mondo’, ‘Alt’, ‘Mai Dire Mai’ e ‘La Canzone Di Tom’. Un’ennesima ottima performance specialmente da parte del solito Capovilla, frontman epico e martire de Il Teatro che riesce a trasformare in gesti e prosa l’impegno sociale, l’amore e le fobie di una ‘società ormai allo sbando’. In tutto ciò osservo spesso Manzan che sembra sentirsi a suo agio. Pare rappresentare la definitiva quadratura del cerchio che certamente rende Il Teatro più compatto ed omogeneo in termini di suono: un muro nero pece da cui non esce speranza se non quando il trittico ‘Capovilla, Lei e Dio’ non lo lacera facendo filtrare da esso una luce chiara e accecante che sovrasta il colore rosso della passione e del sangue versato da Il Teatro per smuovere le nostre coscienze. Cinque sono i pezzi per i consueti bis: ‘Vita Mia’, ‘Dio Mio’, ‘E Lei Venne’, ‘Teresa’ e infine ‘L’impero Delle Tenebre’. Francesco Valente è esausto e, accasciato sulla batteria, misura la quantità delle energie spese dal quintetto, specie da Capovilla che si lancia sul finale tra il suo pubblico e ci saluta così, in maniera diretta, col suo solito modo di fare: “smettetela di guardare la TV e quando tornate a casa dovete dare una sberla a chi la sta guardando e poi dire: beh, questa è la sberla de Il Teatro Degli Orrori.

Andrea Rocca

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