Il Pan Del Diavolo @ Locanda Atlantide [Roma, 11/Aprile/2012]

608

Un duo solo voci e chitarre e un genere che da più parti leggo etichettato come “folk’n’roll”, l’essenza de Il Pan Del Diavolo sarebbe tutta qui. Ma devo ammettere che buona parte della curiosità verso questo progetto e questo live per me deriva dalla presenza di altri due nomi ovvero Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli, chitarra elettrica e batteria rispettivamente: sono loro, i due Sacri Cuori aggiunti del Diavolo e del suo Pane. Ovvero Pietro Alessandro Alosi, voce principale e chitarra e Gianluca Bartolo, chitarra 12 corde, seconda voce e acconciatura e ciuffo vagamente alla Little Tony (menzionato, assieme a Celentano, in un frammento radiofonico d’epoca, rimandato dalle casse a metà del set). Presentano il loro secondo album ‘Piombo, Polvere e Carbone’ appena pubblicato su La Tempesta, l’artwork spicca al centro del palco, i colori dominanti sono il rosso e il nero, i quattro musicisti indosseranno camicie monocromatiche con quelli stessi colori. La Locanda si riempie lentamente, è serata di campionato e il concerto inizia un’ora dopo l’orario previsto.

Seppur non avessi disprezzato al tempo l’esordio ‘Sono All’Osso del 2010’, considerando anche che chi mi ha introdotto alla band aveva fatto il nome dei loro conterranei Marta Sui Tubi, non esattamente tra i miei preferiti, ho inteso la presenza di Sapignoli e Gramentieri come marchio di garanzia, conosco e ho seguito i loro molteplici progetti, in studio e dal vivo (oltre ai Sacri Cuori, Hugo Race, Aidoru, Damo Suzuki Network): già in duo Il Pan Del Diavolo si rivelano davvero indiavolati e scatenati, con la formazione a quattro il suono diventa ancora più muscolare. Del nuovo album ho ascoltato solo qualche brano ma riconosco ‘La Viliore’ in apertura, gran parte del pubblico, invece, canta già a squarciagola anche i nuovi pezzi. Apprezzo particolarmente il delirio di ‘Scimmia urlatore’ e la title track, nonché la scanzonata ‘Dolce Far Niente’, testi ora nonsense, ora visionari ma anche amari e ironici, cantati a gran voce da Alosi che tira fuori proprio tutto ciò che ha in petto e in gola, senza risparmio. La prima parte del set prosegue con, fra le altre, ‘Bomba nel cuore’, esplosiva pur senza gli Zen Circus, e la nuova, appassionata, ‘Libero’. Per il primo bis, con il pubblico che cantava ancora l’irresistibile ritornello di vocalizzi di ‘Blu Laguna’, sul palco torna solo il duo “titolare”, ‘Centauro’ e ‘Pertanto’ fra i brani eseguiti in tale versione “scarna” (che poi è quella in cui tali brani sono stati concepiti e pubblicati nel primo album). Ancora applausi, pubblico ormai inarrestabile, impegnato in singalong e balli scatenati, ancora un bis: ‘La Differenza Tra Esser Svegli e Dormire’ e ‘Farà Cadere Lei’  suggellano un’esibizione davvero apprezzabile e che mostra una band già sicura dei propri mezzi, una band che affonda le sue radici tanto nel cantautorato nostrano fino a personaggi fuori dalli schemi (Rino Gaetano, il Bugo più scombinato) quanto in certo folk condito da un pizzico di ribalderia punk. Godibili e trascinanti, cosa chiedere di più?

Piero Apruzzese

Produzione Ausgang