Il Pan Del Diavolo @ Barrumba [Pinarella di Cervia, 18/Maggio/2012]

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Vidi per la prima volta Il Pan del Diavolo nel “lontano” 2009, a Santarcangelo di Romagna, in occasione dell’unica edizione dell’iFest, minifestival di Ribèss Records. Tempi non sospetti, dove “i” stava ancora per indie e non per applicazioni o calcolatori bianchi. E fra tutti i partecipanti a quel minifestival certamente Il Pan Del Diavolo più di altri raccolse la sfida baionetta in canna, esibendosi accanto alla piazza del main stage, nella veranda di un bar tra tavolinetti e biliardini. E di fronte una decina di spettatori. Io seguii tutto il concerto dal prato, in piedi,  appoggiato al palo vicino lo scivolo dei bambini perché era maggio e fuori si stava già bene. Stereofonia davvero psico surreale quella sera, un pò come le chitarre nei dischi di alcuni decenni fa. Alla mia destra le grida di marmocchi scatenati e genitori disperati al seguito. Alla mia sinistra loro, i demoni in carne e ostia, Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo. Ce li avete tutti presente, no? Estetica fifties, sangue siculo e sulfureo e dita inchiodate su riff e accordi degni di John Dillinger. E fu un concerto di livello e senza sconti quella sera, con la band nella sua versione più primitiva e arcaica – ma non meno preziosa dell’attuale quartetto – forte della sua identità di due chitarre più due voci più grancassa che già sapeva su quale binario correre e per quale destino. Con o senza biglietto e compagni di cuccetta.

Sono passati tre anni e due dischi e mezzo. E Yuma questa sera si chiama Barrumba, Pinarella di Cervia. A quei dieci spettatori occorre aggiungere almeno uno zero – e forse qualcuno si aspettava qualcosa di più – ma per i ragazzi la cosa non sembra cambiare di uno sputo l’attitudine sul palco, ora come allora centralissima e spietata. E con loro, questa sera, a portare nuove chitarre, bassi, batterie, percussioni e ammennicoli vari ci sono anche i preziosi talenti di Antonio Grammentieri e Diego Sapignoli, due fiori all’occhiello che ormai la sanno davvero, davvero lunga tra De La Vega, Sacri Cuori e le numerose, prestigiose collaborazioni in giro per lo stivale e il geoide intiero. I pezzi del nuovo album ‘Piombo Polvere e Carbone’ – che il tour relativo promuove – sono differenti rispetto al resto del materiale fin qui licenziato. Non poteva essere diversamente. Differenti, non peggiori intendiamoci. E dal vivo la cosa si fa molto chiara, almeno per me. Perchè se in quartetto la band spinge e stantuffa con le acustiche nervose davanti a rasoiare e l’elettricità e i tamburi dietro a tessere, e un poco in tutto – testi compresi – c’è una sotterranea, quasi impercettibile ombra, è nei bis che il duo recupera una manciata dei vecchi numeri e pianta la cara vecchia bandierina del Risiko su quella che è la loro terra madre. E portano a casa la battaglia, già ampiamente ipotecata. Ultima cavalcata elettrica al gran completo, poi sipario. Io li ammiro a stì ragazzi. Sia soli che in doppia coppia. Perché la loro devozione verso il verbo li fa vincere, sempre. Anche quando certe canzoni aiutano un pò meno. E il sudore nutre e pompa più del sangue, nei muscoli giusti. Grande, grandissima fede nella Musa. Perchè si è invincibili, quando si è innamorati.

Giuseppe Righini