Il canto spinoso di Chicaloyoh

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Lei è francese, per la precisione normanna, nome all’anagrafe Alice Dourlen, età indefinibile, universo sonoro psychodronico misto ad un immaginario macabro esoterico a tinte rosso bordeaux più che banalmente noir, così come lo si percepisce dando una veloce occhiata d’insieme alle grafiche delle copertine scelte per le sue sperimentazioni musicali, tutte quasi sempre ed esclusivamente pubblicate – per una strana quanto diabolica “inspiegabile” coincidenza – in edizione limitata a 99 copie. Definita dai suoi stessi connazionali discreta e magnetica, dal raro carisma scenico, si vocifera che Alice, meglio nota come Chicaloyoh, nome azteco che vuol dire “spinoso”, sia in grado di evocare – durante le sue perfomance live – paesaggi ossianici, spettrali, lontani, dall’incidere lento ed inesorabile, che stimolano le fantasie più tetre ed oscure anche del più innocuo ascoltatore. Del resto a parte la grafica anche i titoli dei suoi album non fanno altro che confermare questa tendenza: da ‘Les fantomes sortent des racines’ (“I fantasmi escono dalle radici”) in ascolto integrale qui a ‘Quand les tables se mettent à tournoyer’ (“Quando i tavoli cominciano a girare”), tutto risulta saldamente ancorato ad un coerente quadro lugubre ed iniziatico. In fondo come afferma Alice stessa in un’intervista rilasciata qualche tempo fa: “Io non so perché queste storie arrivano a me… si tratta di improvvisazione all’inizio e non ci sono parole da cercare, canto spontaneamente… a volte per raccontare una storia coerente, a volte sono solo parole… ma è spesso roba triste! Lo scopo mi sembra molto vicino alle storie che Aleksandra (Alekasandra Waliszewka, pittrice polacca autrice della maggior parte delle copertine degli album di Chicaloyoh, nda) racconta nei suoi dipinti: esplorare i peggiori incubi…” e ancora “…quando ero bambina ero affascinata dai volti di Modigliani, con quegli occhi profondi e scuri. Mi piace molto roba del surrealismo e il misticismo legato a questo movimento. Adoro il libro ‘Nadja’ di André Breton e trovo fortemente interessante la nozione di pericoloso destino racchiusa nel racconto!”. Una giovane ragazza quindi capace e talentuosa, dall’entusiasmo vivo e aperto alla sperimentazioni e stregonerie più astruse ma che manca forse ancora di una vera profondità fronte alle vere fattucchiere del genere come la svedese Karin Dreijer Andersson, la connazionale Shazzula, la giapponese Tomoko Miyata, la russa-americana Nika Roza Danilova meglio nota come Zola Jesus, oppure ancora la californiana Chelsea Wolfe. Menzione a parte merita infine l’ultimo LP di Chicaloyoh, ‘Folie Sacrée’, in uscita il prossimo 30 settembre, sotto la tanto amata – almeno dai parigini più underground – etichetta belga Shelter Press. Sonorità mature e canto più modulato accompagnano all’interno di una nebulosa ballata mistica meno oscura e tenebrosa, quasi rilassante, come più riposante appare questa volta anche la copertina dell’album: una nitida foto in bianco in nero di una donna seminuda (che sia la stessa Alice?), dalla lunga gonna nera, china in avanti  a raccogliere qualcosa in terra.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

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