Iggy & The Stooges @ Piazza della Repubblica [Firenze, 27/Settembre/2012]

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Il destino ci si è sempre messo di mezzo ogni volta che avrei voluto vedere Iggy, stavolta nulla avrebbe potuto impedirmi di salire su un treno alla volta di Firenze e godermi finalmente lui con gli Stooges. E pure gratis. Ah, potenza di tal parola se… Facciamo così, proviamo a fare una lista di pro e contro. Lo scenario: Piazza della Repubblica. Bella, sì. Storica, certo. “Soprattutto”, pare, vicina al ristorante parte della catena che deve aver staccato fior di svanziche per convincere l’Iguana e soci a tornare da questo lato dell’Atlantico per un unico show (l’ultima sortita italiana, al Castello Scaligero di Villafranca, risaliva solo a due mesi fa) e che chiameremo col nome fittizio di Ard Coc Caffé. Ma piccola. Fin troppo per un evento del genere, potenzialmente un primomaggio nel capoluogo toscano. Contro.

Il pubblico: beh, suppongo avrete un’idea del pubblico del primo maggio, vero? Un coacervo di umanità varia ed eventuale, vincono i gggiovani con fric, pseudopanc, segno distintivo il vinaccio in bottiglia di plastica, ma anche tante persone che non vedresti a un concerto se non fosse gratis. Stravince il ciccione con grugno poco raccomandabile che si scola due latte di birra in contemporanea, cerca di muoversi sensuale (bleah) e mostra fiero uno splendido gesùcristo tatuato sul braccio. A mò di puzzle. E con una scolopendra come corpo. Tendenzialmente contro. Decisamente contro quando il monumentale attacco di ‘Raw Power’ mi permette di arrivare sotto al palco dietro spinta di scalmanati, troppi, valga per tutti l’idiota dallo sguardo spiritato che caricava letteralmente al grido di “Sfonda! Sfondaaa!” le povere ragazze attaccate alla transenna. E, purtroppo, non era il solo. Supercontro, cui va aggiunta quella parte di umanità di cui si parla nel prossimo punto.

L’organizzazione: security in giacca e cravatta inadeguata e, forse, più attenta all’ingresso/ uscita di pseudovip muniti di pass per accedere ad un’area riservata tra palco e transenna, idea atroce e ancor più atroce la gente che vi entrava e usciva, tra vecchie carampane con cappelli a fiori e facce da stronza più attente a sorseggiare cocktail che al concerto mentre tanta stima va al ragazzo che sbraita a uno degli incravattati per permettere che la sua ragazza, evidentemente malconcia, ricevesse cure nella tenda della protezione civile posta in tale “area lounge”. Contro.

L’avanspettacolo e gli annessi e connessi: Ringo a condurre, a sparare magliette con un cannone e a menzionare quella radio per gente che non ha ancora provato i piaceri del sesso, il vicesindaco o chi per lui, la vecchiaccia fondatrice dell’Ard Coc che prova a dire “Siono iuna biella gniocchia!”, la tizia che vince un auto messa in palio da altro sponsor che chiameremo Tiaf, due band in apertura pessime. Contro.

Iggy & The Stooges. E, ovviamente, ‘Search And Destroy’, ‘I Wanna Be Your Dog’, ‘1970’, ‘Gimme Danger’, ‘No Fun’, ‘Louie Louie’. Pro. Pro. Pro. Pro. Pro. Pro. Pro. Oh e la bella figliola che sale sul palco indossando solo mutande e stivali e balla vicino all’Iguana. Scena che pare organizzata a tavolino ma resa fantastica dal tizio della security che prova a portar via la tipa e viene fermato dal manager del cantante. Ovviamente pro.

Una piazza che salta tutta, ma proprio tutta giovanivecchiebambini su ‘The Passenger’. E sì, ok, forse il “La la la la lalalala” sono le uniche parole che in tanti conoscevano e ok, era una bolgia e forse sarò riuscito a vedere qualcosa per meno di un quarto del concerto. Ma ho sentito, oh se ho sentito e quando me ne sono dovuto andare per dirigermi verso al stazione, su ‘Cock In My Pocket’ (credo fosse comunque l’ultimo pezzo), ho lanciato un’occhiata alla piazza che mi lasciavo le spalle ed ero ancora raggiunto da tonnellate da decibel che sembrava mi arrivassero addosso da tutte le direzioni e che tutta Firenze fosse un unico palco e tremasse sotto tali bordate. Decisamente pro, immagine già scolpita in memoria, tra i migliori ricordi di anni di concerti. Si vocifera che questo fosse l’ultimo loro concerto in Italia e in Europa. Obbè, mio buon James Newell Osterberg – e senza nulla togliere a Scott, Steve, Mike, lo spirito di Ron e poi John-, più forte dell’età, sempre sinuoso, sempre a petto nudo, sempre con quella voce sgraziata, i capelli al vento, avrai fatto pubblicità a qualsiasi cosa e ti sarai pure fatto srotolare un tappeto rosso, come ti “accusava” un fan comunque desideroso di vederti: poco importa, sei Iggy Pop, è stato un piacere, grazie di tutto.

Piero Apruzzese