Idles @ Circolo Magnolia [Milano, 22/Novembre/2018]

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A un anno e mezzo dal loro debutto sulla lunga distanza e a meno di tre mesi dalla pubblicazione di “Joy As An Act Of Resistance”, gli Idles sono passati dall’Italia per due date del tour a supporto di uno dei dischi più apprezzati dalla critica (e non solo) del 2018. Nati nel 2011 nella casa del trip hop, e con all’attivo diversi EP prima di esordire ufficialmente nel marzo del 2017, il quintetto si è agilmente imposto ai vertici della scena (post) punk inglese e mondiale, per quanto Joe Talbot, frontman e leader spirituale della band, abbia rifiutato a più riprese questa etichetta. Tutte queste ragioni hanno contribuito ad alimentare l’hype per la data milanese al Circolo Magnolia, tutto esaurito in serata. Arriviamo con larghissimo anticipo e sul palco ci sono i John, duo inglese che propone un post punk più energico e distorto che atmosferico. La mezz’ora in loro compagnia scorre in maniera tutto sommato piacevole, mentre il pubblico inizia ad assieparsi nella zona centrale della sala. Con qualche minuto di ritardo rispetto all’orario annunciato, gli Idles si presentano sul palco: su spesse linee di basso si staglia la voce di Talbot, tiratissima, che scandisce l’intro di ‘Colossus’, il brano che inaugura l’ultimo album. Pugni sul petto e prime deflagrazioni che trasformano il Magnolia in un moshpit fino alle ultime file. L’attitudine, checché ne dica Talbot, è decisamente punk, sia in termini di scrittura, sia in sede live: tanta cattiveria e poche parole, quasi sempre spese per presentare brevemente brani carichi di messaggi politici e di sinistra, che non risparmiano quasi niente e nessuno: la Regina, la Brexit, la televisione, il machismo imperante sono solo alcuni dei bersagli contro i quali Talbot scaglia le sue invettive. La temperatura si riscalda ulteriormente con ‘Never Fight A Man With A Perm’, ‘Mother’ e ‘Faith In The City’, dopo le quali arriva una doppietta mortifera: ‘I’m Scum’ e ‘Danny Nedelko’, due dei brani estratti da ‘Joy As An Act Of Resistance’ più apprezzati dai presenti. Il live prosegue quasi senza soluzione di continuità e, dopo qualche parola al miele nei confronti del pubblico italiano e dell’ironia sul nostro modo di guidare, si riparte con ‘Divide & Conquer’, ‘1049 Gotho’, ‘Samaritans’ e ‘Television’, le ultime due impreziosite dal sentitissimo sing-along dei presenti. Non cambia pressoché nulla rispetto alle versioni studio dei brani e anche Talbot non sbaglia, nonostante, nei rari momenti di pausa, le sue parole tradiscano tutta la sofferenza delle sue corde vocali. Nel cantato, però, la fatica non emerge mai e la successiva mezz’oretta abbondante scivola senza intoppi: ‘Great’, ‘Love Song’, ‘White Privilege’ e ‘Gram Rock’ in rapida successione accompagnano verso il gran finale, fra spallate e sudore. ‘Benzocaine’ ed ‘Exeter’, poi la cover di ‘Cry To Me’, brano portato alla ribalta da Solomon Burke nel 1962, quindi gli ultimi vagiti di violenza con ‘Well Done’ e ‘Rottweiler’, che chiude “Joy As An Act Of Resistance”, oltre che il live. Non c’è spazio per ‘All I Want For Christmas’, con cui recentemente hanno chiuso qualche concerto. Gli Idles confermano il loro straordinario momento di forma con un live di spessore, capace di radunare appassionati del genere e musicofili intenti a scoprire i bei lavori pubblicati negli ultimi mesi, ma soprattutto dando sempre l’impressione di essere spontanei, sinceri (“we don’t do encores: thank you, grazie”) e di credere fermamente nel punk (hardcore, post, scegliete voi) come mezzo per veicolare messaggi forti perfettamente calati nel nostro presente e mai banali o retorici.

Piergiuseppe Lippolis