Ian Brown @ Musicdrome [Milano, 14/Aprile/2008]

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Me l’ero ripromessa dopo il concerto di Brett Anderson dello scorso Dicembre: basta col nostalgico brit pop, croce e delizia degli anni ’90. Basta rivivere il passato attraverso chi si ricicla in una carriera solista. Basta. Poi annunciano l’unica data di Ian Brown in Italia, ed eccomi qui sotto l’acqua a contemplare il Sovrano di Manchester. Nonostante la pioggia di questi giorni abbia riportato Milano a temperature tipicamente autunnali era impossibile non venire ad applaudire il leader di una delle più grandi band britanniche degli ultmi anni, gli Stone Roses, e malgrado le aspettative, questa sera Mr Brown ha dovuto lottare anche contro gli emergenti Foals, non sarò l’unica a pensarla così. Il Musicdrome inizia veramente a riempirsi dopo l’esibizione dei napoletani Pipers, già spalla dei Charlatans alcuni mesi fa, che tra tutti i presenti vincono il premio “nostalgici del brit pop”. Nella pur breve performance, segnata purtroppo anche da problemi tecnici, i Pipers non si discostano mai dalle sonorità pop trite e ritrite, piacevoli e orecchiabili ma senza riscuotere particolare interesse generale. Sarà con l’ingresso sul palco di Ian Brown e band che il pubblico si scalda davvero. Al centro del palco Brown vibra il suo tamburello in direzione dei presenti e niente sarà più lo stesso. Cori da stadio, mani verso il cielo, gli anni d’oro sembrano davvero tornati come dimostra l’inizio con ‘I Wanna Be Adored”, che non ha perso lo smalto originale, come lo stesso Brown del resto. Il volto è sempre più scavato, l’energia pare essersi fermata a dieci anni fa, scherza con il pubblico che incita a ballare. Per non parlare della sua voce, bella come nei primi album degli Stone Roses. Il concerto prosegue cercando tra il migliore passato solita, ‘My Star’ e ‘Golden Gaze’, che viene cantata fino alla fine. Poche invece le tracce tratte dall’ultimo ‘The World Is Yours’, ma da un album prettamente strumentale non ci aspettavamo di certo la sua totale esecuzione. Dopo quasi un’oretta si conclude lo show con le canzoni più belle del ventesimo secolo, ‘Waterfall’ e ‘F.E.A.R.’, che da sole valgono l’attesa sotto la pioggia. Applausi, tanti, e le luci si riaccendono, tutti concordi nel dire che è forse uno dei migliori concerti dell’anno, coinvolgente sotto i tutti punti di vista ed adrenalinico. Non potevamo chiedere di più.

Eleonora Merlini

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