I Martin Dupont e le origini della cold wave francese

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Di questi ultimi tempi si fa un gran parlare, almeno su Paris e zone limitrofe, di musica synth, new wave, cold wave, elettro-punk con piccole variazioni sul tema così impercettibili tanto da rendere questo genere solo una rivisitazione più o meno gradevole – in chiave tecnologicamente avanzata – di quanto non fosse già stato detto e suonato all’epoca delle origini. E così, piuttosto che continuare a cercare in avanti nei meandri oscuri dell’underground francese, sarebbe più opportuno scavare a ritroso nel tempo, lasciandosi piacevolmente impressionare da gruppi apparantemente sconosciuti ma senz’ombra di dubbio più autentici e al passo con i tempi loro, rispetto agli odierni ed inconsistenti scimiottamenti sintentici. Un gruppo tra tutti i Martin Dupont, di cui si rimanda in particolare all’ascolto dell’album ‘Just Because’, anno 1984, reperibile facilmente e per intero su youtube. Cinquanta minuti di vero e proprio minimal synth sound che ricorda bene e da vicino per quale motivo si scelse all’epoca l’appellazione “minimal” e “cold”: ogni inutile orpello è infatti definitivamente tagliato fuori, restituendo in questo modo un paesaggio lunare, asettico, freddo, vuoto, al punto che se volessimo paragonarlo ad un’opera architettonica verrebbero in mente le costruzioni di primo novecento di Le Corbusier (si veda ad esempio Villa Savoye). Un synth autentico e di “grand classe” dunque, che spiega perchè i Martin Dupont venissero spesso scelti come gruppo spalla ai concerti di The Lotus Eaters, The Lounge Lizards e non in ultimo Siouxsie and the Banshees. Un gruppo al tempo stesso che, al di là delle grandi intuizioni, non durò molto a lungo e di cui si conosce ben poco circa la sua storia e le origini del nome. Quello che si sa però – grazie a fonti amatoriali di qualche sito messo su da vecchi appasionati – è che i Martin Dupont si formarono a Marsiglia nel contesto punk dell’epoca per volere di Alain Seghir, Brigitte Balian e Catherine Loy. Nell ’85 si unì poi ai Martin anche Beverley Jane Crew, e dopo qualche mese Catherine Loy lasciò il gruppo, molto probabilmente perché Alain s’innamorò di Beverley. In ogni caso, al di là di ogni leggenda presunta o reale che sia, i Martin Dupont meritano ad oggi una rispolverata e un ascolto prioritario rispetto a tutto il resto imposto dal mainstream e tra le best tracks da includere in playlist si consigliano nell’ordine: ‘Bent at the Window’, ‘Sticks in my Brain’ (dove è facile ed immediato l’accostamento ai Joy Division), ‘Soft Images’ e infine – neanche a farlo apposta – ‘Pure Delight’.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

facebook: Daniela Weiße Rose

twitter: mascia84

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