I Love You But I've Chosen Darkness @ Circolo degli Artisti [Roma, 21/Ottobre/2006]

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Dopo aver passato la maggiorparte del pomeriggio al Circolo ad assistere al soundcheck dei gruppi e ad intervistare con un registratorino vintage Tim, il batterista degli ILYBICD, c’è stato giusto il tempo di tornare a casa, prepararsi una veloce frittata con le cipolle e tornare sul posto per assistere ad una serata densa come la crema al mascarpone di mia zia.

Iniziano i Madame Lingerie, ovvero gli Interpol de noantri. Il quartetto romano non nasconde affatto la notevole influenza esercitata su di loro dal gruppo newyorchese, neanche nel look (vi prego, basta con camicie e cravatte ai concerti, non se ne può più!). Nonostante sembri di assistere all’esibizione di una tribute band, il loro breve set riesce a convincere per lo meno dal punto di vista del suono che è bello corposo e aiuta a sostenere le facilonerie della loro proposta. I primi minuti di intro ci avevano fatto pensare a qualcosa di migliore. I pezzi in realtà sono ben scritti, orecchiabili, gradevoli all’ascolto e denotano buon gusto, la voce a volte sembra un po’ troppo debitrice di quella di Manuel Agnelli. Se non fosse per la mancanza di una propria identità sarebbe un gruppo più che apprezzabile.

Subito dopo tocca ai Tarantula A.D. che attendevo con una certa curiosità visto la stranezza del loro stile, una specie di musica da camera in chiave epic metal. Sono in tre a salire sul palco, un batterista metronomico, un violoncellista-tastierista e il frontman che a tracolla porta una chitarra-basso a doppio manico, di cui ignoravo l’esistenza. I pezzi vocali saranno pochi e brevi ma alla fine saranno anche i più convincenti, sopratutto quelli più tranquilli (in particolare un brano che non sarebbe affatto sfigurato nella discografia dei Mercury Rev). Nelle altre occasioni risultano un po’ troppo eccessivi nello shredding del chitarrista e nelle corde straziate del violoncello. Forse sto invecchiando ma ho preferito di gran lunga la parte “musica da camera” a quella “epic metal”.

Ma è l’ora della prima birra e dell’attesa per gli headliner I Love You But I’ve Chosen Darkness (cosa abbiano i Darkness in più rispetto a qualsiasi ipotetica lei resta un mistero). Il gruppo, nonostante sia al primo album, non è più giovanissimo, ma ha dalla sua parte una certa esperienza. Ovviamente propongono quasi tutti i pezzi che compongono il loro bel lavoro “Fear Is On Our Side”, album molto compatto e ricco di canzoni splendide che riporta alle sonorità inglesi dei primi anni 80 mantenendo comunque un’aura di novità. I primi due pezzi (“We Choose Faces” e “Lights” se ricordo bene) sono folgoranti, un muro di tre chitarre penetranti riempe l’aria, mentre il mio amico Tim alla batteria pesta su un deciso tempo quasi dance. Non è new wave of new wave, non è dark wave, ma è un’onda grigia che ci sommerge piacevolmente e ci frulla insieme alla nostra tavola da surf. Il cantato è a metà tra gli U2 e i Coldplay più epici. Il tutto è servito su giri di basso senza tempo. C’è solarità, ma è velata. C’è oscurità, ma è illuminata. Purtroppo il resto del concerto non raggiungerà più tali vette, se non in rari sprazzi, mantenendosi comunque su un livello più che rispettabile (la classe e la sostanza ci sono eccome) ma senza quella forza d’urto dell’inizio. Ci si accontenta di ascoltare bei brani ben eseguiti ma nulla più. Il tentativo di riportarci indietro agli anni d’oro in cui calcavano la scena inglese grupponi come Joy Division e New Order, Cure e Echo & The Bunnymen, Bauhaus e Psychedelic Furs forse fallisce ma è una fortuna. La loro miscela delle influenze di questi e altri gruppi e la loro invidiabile capacità di scrivere belle canzoni in fondo è un raro successo e vale la pena goderselo così com’è senza maggiori aspettative.

Daniele Gherardi

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