I Blame Coco @ Circolo degli Artisti [Roma, 14/Giugno/2011]

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Eliot Paulina Sumner compirà 21 anni il prossimo 30 luglio quando il suo famoso papà sarà probabilmente già a Roma per presentare “Symphonicity” accompagnato dalla Ensemble Symphony Orchestra. Quanti pensieri stasera nei confronti di questa piccola e magrissima ragazza di nascita pisana dai capelli crespi, vestita come una Patti Smith versione teenager, ma impressionante per la somiglianza (anche vocale) con babbo Sting. Penso che chi nasce in “case” come queste (e non mi riferisco certo alla tenuta nel Wiltshire, alla casetta al mare in quel di Malibu, all’appartamentino a New York, ai 900 acri di terreno in Toscana, al delizioso cottage nel “distretto dei laghi” e a quel paio di “residenze” nella Londra ottocentesca) non possa far altro che dedicare anima e cuore alla musica fregandosene di avere il fardello di un cognome famoso e andandosene peraltro in tour con un super-pullman con tanto di rimorchio che neanche le grandi star navigate. Penso che guardandola bene anche la bellissima mamma Trudie Styler abbia avuto il suo merito, a cui si aggiungono anche quelli per aver dato al mondo altri tre figli tenendo a bada i (presunti) record d’accoppiamento del marito e per aver prodotto un film sghicio una cifra come “Snatch”.

Penso che se a 17 anni hai un contratto con la Island qualcosa di buono devi comunque saperla fare. Penso sia da chiedersi però perchè Eliot risulti essere tra le artiste musicali più amate secondo alcuni attendibili focus group realizzati tra le ragazzine della Roma-bene-Parioli-altrimenti cosa. Penso che stia diventando suo malgrado un’icona da fashion victim under 16 o perlomeno che la strada sia quella giusta. Penso che chi ha frettolosamente inquadrato I Blame Coco come synth pop (forse anche per il recente tour a supporto dell’odiosa La Roux), una volta vista dal vivo, debba assolutamente ricredersi. Penso che ciò che colpisce di questa ventenne sia l’umiltà con la quale si presenta sul palco accompagnata da quattro coetanei impiegati nella loro privilegiata quanto onesta parte(cipazione). Penso che l’ossessione/compulsione nell’acquistare tastiere sia ben testimoniata da quelle che Eliot tiene fedelmente on stage alla sua sinistra ma che praticamente non userà quasi mai. Penso che la “Å” svedese usata nel logo sia un evidente omaggio alla terra che l’ha ospitata per la registrazione del debutto ‘The Constant’ e al suo produttore Klas Frans Åhlund che sarà bene ricordarlo ai meno avvezzi essere uno dei membri dei troppo ganzi Teddybears oltre che avere sotto la sua prodigiosa cappella anche la trascinante Robyn, saggiamente voluta nel disco per un’apparizione nel singolo ‘Caesar’. E per questo penso che il lavoro conquisti qualche punto postumo in più per la presenza bionda ma anche per quella di una ben riuscita cover di ‘Only Love Can Break Your Heart’ di Neil Young. Penso che nell’ora di concerto (con due bis, prima dei quali libero il mio grido invintandola ad uscire con “papà”) ad impressionare non sono certo i brani Killers-oriented (sinceramente e naturalmente i più brutti) ma quelli in cui Eliot si trasfigura nel padre – diciamo fine era Police/prima era solista – tirando fuori grugno giusto e tanta grinta con al collo la chitarra, e anche quei due-tre azzeccatissimi singoli che in questo caso possono accostarla al filone tutto britannico delle varie Florence And The Machine, Marina And The Diamonds, Little Boots. Penso che chiusa nel camerino alla fine del concerto Eliot abbia chiamato a casa (da capire quale) ansiosa di far sapere la riuscita del concerto (“ciao mamma qui a Roma tutto bene, il pubblico è stato caloroso, ho mangiato bene e mi raccomando di pure a papà che ho fatto quella modifica a quel pezzo che mi aveva consigliato… aveva ragione! Ok dai ci sentiamo domani che ora devo proprio andare. Baci”). Penso che sia stata una serata misto-fresco- afa primavera ben riuscita come le magliette (andate a ruba) che non esitiamo a comprare tanto è ottima la fattura, tanto è sul pezzo il disegno col rasoio. E allora penso che assistere ad un concerto di I Blame Coco sia in fondo come andare a vedere un film Disney. Scricciolo adorabile.

Emanuele Tamagnini

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