Hot Snakes @ Freakout [Bologna, 29/Maggio/2013]

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John Reis è uno dei guru del punk americano anni ’90. Uno che in un colpo solo fonda, dopo i suoi Pitchfork, due band dal calibro di Drive Like Jehu e, con lo pseudonimo Speedo, i Rocket From The Crypt, non è uno qualsiasi, eppure è sempre rimasto abbastanza ai margini. Nel 1999, conclusasi l’esperienza con le due band, forma gli Hot Snakes ma anch’essi durano poco e nel volgere di pochi anni spariscono. Spugna gettata? Manco per il cazzo. Reis ci riprova, nel 2011 rimette in piedi il progetto Hot Snakes e con tre dischi all’attivo rieccolo in pista per un reunion tour succulento. Al Freakout giungo troppo tardi per vedermi il gruppo spalla, il duo bolognese Laser Geyser che, a sentire gli Hot Snakes devono aver fatto faville visto quante volte ne hanno tessuto le lodi durante la loro esibizione. Peccato. Vittorio del Freakout mi racconta che a Milano gli Hot Snakes hanno suonato davanti a 20/30 persone ma qui a Bologna c’è il pienone e infatti il locale stasera è quasi tutto pieno per Reis e soci. Le mie gambe e la mia testa avevano avuto una giornata devastante e all’inizio, anzi, dubitavo di riuscire a resistere tutto il concerto. In verità non riuscivo neanche a capire dove avevo trovato le forze per recarmi al concerto. E invece è bastato il primo brano a lasciarmi impietrito. Gli Hot Snakes, bel nome del menga va detto, suonano come se i The EX decidessero di dedicarsi esclusivamente al punk e all’hardcore, cioè il mo sogno pornografico di sempre. Riff martellanti, militareschi, art hardcore che ti schiaccia la faccia e ritmi inferociti fanno dell’esibizione dei californiani uno dei live act per eccellenza della scena punk contemporanea. Schiumano sui loro strumenti, questi riff di chitarra fanno quasi paura e ad ogni fine brano il pubblico, per nulla giovanile, si prostra con un urlo liberatorio. Vittorio mi porge una birra e io, senza voltarmi verso il banco, la prendo allungando una mano alla cieca senza perdermi un attimo del concerto e proprio in quel momento cambiano il batterista. Mi dico “beh in effetti nessuno reggerebbe questo ritmo per tutto il concerto, per forza che devono avere due batteristi”. Ovviamente è una cazzata, è “solo” il batterista degli OFF, la nuova creatura di Keith Morris (Circle Jerks), che accompagna la band per il tour nei 15 giorni liberi della sua vita e che ci mette del suo per provare a fare meglio dell’altro drummer. Prende due spranghe e inizia la sua personale guerra di odio verso il rullante. Le due spranghe di ferro le avrei date però in gola al lupo mannaro foggiano che ha imperversato con il suo urlo per tutta la seconda parte del concerto. Il finale è tracimante. I brani si fanno sempre più veloci, non si capisce più da che parte vadano, schegge hardcore impazzite, diventano più artificiosi ma semplici al tempo stesso, le voci più incazzate, i volumi più alti, l’adrenalina si rigonfia. La band mi colpisce allo stomaco con ferocia e intelligenza, il connubio perfetto, quello che preferisco, sono lì che me li ascolto commosso, estasiato, invidioso e che sia una serata speciale lo dicono anche loro alla fine salutando commossi le mani levate in aria che non smettono di applaudirli dopo la bellissima ‘Plenty For All’: “Great gig, great people, great place… and great Laser Geyser!!!!!”. Per ora concerto dell’anno. Senza manco un dubbio.

Dante Natale

4 COMMENTS

  1. Confermo un concerto del Cristo anche al Traffic, davanti a 35-40 persone (metà dei quali amici o componenti del tremendo gruppo spalla) hanno dato anima, cuore e sudore a più non posso. Non li conoscevo, confesso, felicissimo di averli conosciuti.

  2. Mario Rubalcaba è stato prima batterista degli Hot Snakes (e anche dei 411, Rocket from the cripts etc etc) e POI degli OFF!

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