Hot Gossip @ Circolo degli Artisti [Roma, 30/Maggio/2009]

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“Sicuramente vengono da Londra!”. È ciò che afferma un ragazzo poco dopo l’inizio del concerto degli Hot Gossip in un Circolo degli Artisti che di lì a poco si sarebbe riempito di gente. Il gruppo di cui stiamo parlando invece è di Milano: sono tre ragazzi in tour per presentare il loro secondo album dal titolo ‘You Look Faster When You Are Young’. Arrivo molto prima dell’esibizione così decido di farmi un giro e noto che il locale si è rinnovato aprendo uno spazio con tanto di piscina (è da un anno che si è rinnovato, ndr). Fa molto party adolescenziale americano, ma non è male. Verso le 11 e 15 attacca il trio milanese con il suo garage-indie-rock con influenze di vario tipo derivanti quasi tutte dal rock britannico. Qualche canzone ricorda i Blur, altre ricordano i Clash, o i più recenti gruppi indie da Arctic Monkeys, Strokes fino a Kasabian e Bloc Party. Loro tendono più al “frenetico”: batteria costante e incalzante, basso e chitarra strimpellati alla Joe Strummer per intenderci (il frontman Giulio è stato influenzato non poco dal leader dei Clash: la sua gamba destra batteva freneticamente il tempo a terra mentre il braccio sinistro andava su e giù violentemente sulla sua vecchia Gibson).

Il primo brano che propongono è ‘And Again’ quando la sala è ancora semivuota: fa un effetto strano sentire della musica che merita il pienone in una sala deserta. Fortunatamente tutto ciò cambierà nel giro di un paio di pezzi. Continuano con ‘Little Secrets’ e un brano tratto dal loro primo lavoro (‘Angels’) dal titolo ‘John Rowland’. A questo punto Il gruppo invita il pubblico ad avvicinarsi di più al palco. Una mossa azzeccata perché ora aumentano gli occhi puntati su di loro. ‘Everybody Else’ è la traccia d’apertura del loro ultimo disco e ha le fattezze del singolo di successo. Ricorda un po’ i Blur di ‘Parklife’ ma è elettrica e vibrante. Sergio, il bassista è il più “matto” dei tre e in un’occasione ha imbracciato lui la chitarra lasciando il proprio strumento a Giulio. Luca, alla batteria, invece sembra divertito. I pezzi proposti sono molti. Da segnalare sono ‘What We Are’ che ha un lungo pezzo iniziale solo di chitarra e voce, ‘Fast In The Rain’ e ‘Days Of The Week’, ovvero garage puro e scatenato. Chiudono poi con dei pezzi vecchi, ‘La Mort’ e ‘Stab City’, proponendo di quest’ultima, nel bis, una versione più lenta e introspettiva chiudendo decisamente in bellezza. Il pubblico reclama, vorrebbe qualche altra canzone: segno questo che la loro esibizione ha catturato molti, compreso il sottoscritto, il quale è andato dritto dritto a comprarsi questa loro ultima fatica.

Marco Casciani

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