Hormonas + King Diablo + Beats Me @ Traffic [Roma, 27/Marzo/2010]

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Ho scoperto gli Hormonas un bel po’ di anni fa, esistono dal 2000 ma non ho mai avuto il piacere di gustarmeli dal vivo neanche quelle rare volte che sono scesi a Roma (ricordo qualche tempo fa al Pirateria). Stasera invece, dopo un periodo di pausa, eccoli al Traffic di via Vacuna. Il programma prevede l’esibizione di altre due band, ossia i Beats Me e i King Diablo: i primi “sfiorati” almeno un paio di volte causa ritardi mentre i secondi già visti una volta al Palarockness di Genzano. Il Traffic è sempre una sicurezza, quando arrivo è ancora presto, ma l’ambiente da club underground mi mette subito a mio agio: birre, biliardino, poltrone e tavolini vintage, pareti ricoperte di foto di concerti passati. Pian piano il locale si riempie e vedo arrivare le band: ci sono i tre Bone Machine e allora mi ricordo che i King Diablo sono una formazione parallela del gruppo di Aprilia, in pratica con Danny King al posto di Jack Cortese e naturalmente senza le maschere. Arrivano i Beats Me con il loro look anni ‘60 mentre gli Hormonas sono al piano di sotto già appostati al banchetto dei CD.

Verso le 23 attaccano i Beats Me in una sala semivuota, ma superano egregiamente l’ostacolo “sala vuota” (ho sempre pensato che la poca attenzione del pubblico influisse sul modo di suonare o sul giudizio che si può dare a una band, rendendo tutto un po’ ridicolo o poco serio, ma questi sono i rischi del mestiere, soprattutto quando si suona per primi): il loro punk rock riuscirà a conquistare l’attenzione di molti iniziando a sciogliere la serata. Sono un power trio interessante, semplice e diretto. Lo stile è palesemente quello dei Ramones con il batterista che da il tempo con lo “One, Two, Three, Four” prima di ogni brano. Pezzi urlati e dal ritmo serrato, con il charleston della batteria frenetico come quello del grande Marky (Ramone). Quasi mai una pausa, insomma: punk puro. Suonano per circa mezz’ora facendo qualche battuta di tanto in tanto e introducendo il chitarrista alla prima esibizione live con loro.

Subito dopo salgono sul palco i King Diablo. Se i Bone Machine possono essere considerati rock’n’roll, garage, punk, questa formazione ha come tendenza quella di unire il rock’n’roll a sonorità più dure e cupe, quello che solitamente viene chiamato psychobilly, anche se personalmente credo che il termine racchiuda troppe sfumature per descriverli solo con questo genere musicale. Ad ogni modo il tatuatissimo frontman canta (in inglese) con la sua voce rauca mentre sforna riff rock blues con la sua distorsione metal e giocando con il ponte mobile della chitarra. La sezione ritmica di Black Macigno (alla batteria) e Big Daddy Roth (al contrabbasso) è più potente e incalzante, passando da momenti lenti a momenti spinti con grande precisione. Suonano più del primo gruppo, vengono apprezzati molto, qualche ragazza comincia a ballare e loro chiudono elogiando gli Hormonas: “che so venuti da lontano e so una delle mijori formazioni rockabbilly presenti su a scena, quindi ve consijio de vedelli!”. Mentre Jack Cortese è al banchetto dei CD (sia gli Hormonas che i King Diablo sono sotto la sua Billy’s Bones Records) avviene il cambio palco.

Quando i cinque sono pronti cominciano proponendo brani del loro ultimo lavoro. Hanno una nuova line up e un nuovo stile: non più il selvaggio rock’n’roll alla Cramps, ma un blues acido mischiato a un country che ipnotizza. Si capisce sin da subito il livello della band veneta nonostante la sfiga del chitarrista (che stile! Immaginate Buddy Holly che mentre suona si incazza con la sua stessa chitarra e gioca con i feedback dell’amplificatore come possono fare i Sonic Youth): fin dal primo pezzo ha avuto problemi con lo strumento. Sam il cantante è un misto di Jim Morrison e Joey Ramone con una voce, alla Nick Cave, a dir poco splendida. Contrabbasso e batteria precisi come metronomi e una chitarra ritmica a dare quel tocco di country. Suonano veramente bene e nonostante mi aspettassi un’esibizione scatenata, la sorpresa di questo sound più introspettivo non mi è affatto dispiaciuta. Anche perché si sono lasciati andare nel bis (richiesto dal pubblico) facendo due pezzi punk a dir poco sconvolgenti. La serata è finita in grande, ormai è l’una e mezza e decido di spostarmi per rimanere in giro almeno altre due ore. Ma poi con l’ora legale e tutte quelle birre… beh, ero a casa alle 7 canticchiando l’ultimo pezzo degli Hormonas.

Marco Casciani

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