Holy Strays e il suo “devotional” sound

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Lui si fa chiamare Holy Strays ovvero “Santi Randagi”, ha solo 23 anni, viene da Paris ma difficilmente sentirete parlarne in Francia, visto che per il momento è più apprezzato nella patria britannica che nella terra del buon vino. La sezione musicale del The Guardian online infatti scrive di lui come se si stesse parlando di uno stregone della musica contemporanea, un alchimista in grado di fondere insieme 5 diversi modelli musicali per dar vita ad un solo ed unico pregiato prodotto acustico. In realtà Sebastien Forrester, vero nome di Holy Strays, ha ben compreso l’essenza dello spirito dei tempi e sembra averne catturato tutti i fantasmi, le tenebre ed i mostri che aleggiano ormai da più di qualche tempo dal metal, al punk alla neo-coldwave per dare vita al proprio personalissimo “devotional” sound. Così per il suo primo EP, in uscita lo scorso 15 ottobre, non poteva che scegliere un nome dal retrogusto vagamente d’oltretomba come ‘Chasm’ (baratro) e riproporre in un’elettronica mista ad un syntpop simile alla Alt J e un trip hop alla Massive Attack, canti gregoriani in lontananza e organi celestiali in penombra che s’intrecciano tra loro, descrivendo tutta una propria trama. Ma ciò nonostante, la musica di Holy Strays non risulta mai troppo scura, né tetra o chiusa in stessa. Tutto al contrario, ascoltando alcuni delle tracce di ‘Chasm’ disponibili su soundcloud si ha come l’impressione di essere portati si di fronte ad un baratro, un precipizio, ma posto sulla sommità di un’altura, di una vetta, dalla quale si possono intravedere solo aperture, luce, ossigeno, aria pulita. Un sound gradevole, che culla e rasserena e che non richiede necessariamente un ascolto attivo. Si può infatti assaporare il devotional sound di Holy Strays mentre ci si dedica ad altre altre attività cognitive o si è immersi in tutt’altri pensieri,  sfruttandone al massimo la sorprendente capacità di conciliare concentrazione e creatività. Ultima nota infine va fatta alla formazione e all’ambiente musicale in cui naviga il giovane Sebastien, un contesto tutt’altro che “randagio”, visto che dopo essere vissuto e cresciuto tra Texas e i Caraibi, oggi Sebastien sebbene residente su Paris gode della “protezione” e della guida di tutti quegli artisti che gravitano intorno all’etichetta americana Not Not Fun. Un giovane talentuoso dunque forte anche di un buon ambiente d’“incubazione”.

Daniela Masella

danielamasella@gmail.com

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