Hiperson @ Fanfulla [Roma, 12/Settembre/2016]

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Si aprono le frontiere (musicali) verso l’Estremo Oriente in quel del Fanfulla. Ma non stiamo parlando del già sdoganatissimo indie nipponico. Bensì al di là della Grande Muraglia. Ovvero l’indie della Grande Cina. Peraltro Cina profondissima, di preciso Chengdu, una città dell’interno a noialtri sconosciuta. Questa band cinese, chiamata Hiperson, alle prese con un tour europeo fa tappa a Roma. Già prima del concerto il Fanfulla comincia a riempirsi in maniera importante. Oltre a scorgersi gli abituali avventori fanfulliani, tra cui molti simpatici weird e gli immancabili (e indispensabili) amici africani al biliardino, notiamo almeno una decina di hipster cinesi appoggiati al bancone del bar a fumare e sbevacchiare. Simpatica davvero la scena, dando conferma di come il Fanfulla sia attualmente un luogo indispensabile a Roma quanto a fermento culturale e apertura musicale verso lidi e sonorità di ogni tipo. Quando gli Hiperson salgono sul palco, alle undici inoltrate,  la sala è strapiena, pur essendo un lunedì sera. La band si mostra sin dalle prime note rodata e per nulla a disagio nel pestare forte sugli strumenti. La line up d’altronde è di quelle ricche: batteria, basso, doppia chitarra elettrica e voce femminile solista. Le canzoni, rigorosamente in lingua cinese, non hanno però nulla a che vedere con la tradizione orientale, ma sono di pieno registro punk-indie occidentale. Un suono pieno e violento molto anni ’90, a cavallo tra l’hardcore e il noise americano (vedi primi Blonde Redhead e grunge violento nirvaniano) e sonorità più proto shoegaze (Dinosaur Jr. ma anche My Bloody Valentine). Il concerto è godibilissimo ma, a dire il vero, la qualità delle canzoni solo a tratti è degna di nota. D’altronde oltre a essere giovani anagraficamente gli Hiperson vengono da un contesto dove è l’indie rock probabilmente è abbastanza agli albori. Quindi l’urgenza nel suonare è enorme ma non può non essere presente inevitabilmente una certa dose di ingenuità e immaturità di contesto (un po’ come le scene musicali in diversi paesi dell’Est Europa o Medio Oriente). Serata divertente e atipica, che finisce tra gli applausi e si conclude con un po’ di foto a tutta la cricca cinese (alle prese con la merita sigaretta post concerto) che fanno sembrare per una volta il Pigneto una piccola succursale di un quartiere alternativo di Pechino.

Michele Toffoli

Foto dell’autore

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