Henry Rollins: "Why I'm Not Playing Music Anymore…"

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Cinquantadue anni compiuti lo scorso 13 febbraio. Il tempo passa inesorabile ma non per Henry Lawrence Garfield che da oltre tre decenni è icona incontrastata di un (non) ideale mondo d’attivismo e impegno sociale. Discograficamente al palo con la Rollins Band dal lontano 2002 – usciva infatti l’album di cover ‘Rise Above: 24 Black Flag Songs to Benefit the West Memphis Three’ – l’artista di Washington D.C. in questo lungo lasso di tempo si è dedicato con successo alle performance spoken word (l’esordio è bene rammentarlo avviene nel 1985) che nel 2012 lo hanno visto protagonista con ‘The Long March’, raccolta successiva ai due toccanti capitoli ‘Spoken Word Guy’ risalenti a due anni prima. Ma non solo perchè proprio nel 2012 è iniziata una collaborazione giornalistica (tra gli altri) con l’Huffington Post e con il sito “WordswithMeaning!”, successiva a programmi radiofonici, audio-libri, libri, senza dimenticare la sua grande passione per il cinema (nel recente “Green Lantern” è Kilowog) e per i documentari storici, imperdibile è a questo proposito “Who Shot Rock and Roll” incentrato sulla scena punk di Los Angeles dei primi incendiari anni ’80. Instancabile davvero. Henry Rollins torna a parlare a ruota libera dopo la ricca intervista rilasciata a FullMetalJackieRadio ad inizio anno. Questa volta dalle pagine del blog di LA Weekly con un argomento molto chiaro: “Why I’m Not Playing Music Anymore”. Non manca il “pensiero” sulle reunion delle due incarnazioni dei Black Flag (Flag):

“In the summer months, you can count on bands that have been gone for years who will reassemble and go onto stages all over the world playing “vintage music.” Perhaps they are on a Proustian mission to recapture that which has been lost. I read the interviews where the musicians claim that now they can really play this music. I don’t doubt them, but therein lies the problem. Musicians should not play Music. Music should play musicians. This is why I stopped touring with a band. I put up my fists and there was no longer anything there. It was heartbreaking, but it was clear. Music had moved on. Such was my reverence for its limitless power, I faced this truth and moved on in search of new battles”

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