Henry Fiat's Open Sore + Dean Dirg + Cokerocket @ Traffic [Roma, 19/Marzo/2008]

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Un mercoledì perfetto per recarsi al Traffic. Prima di tutto c’è il derby e questo significa che non ci sarà nessuno per strada e anche se il locale registra un discreto numero di presenze non è pieno da scoppiare. C’è poi la presenza in massa della vecchia guardia nerd, Gherardi profugo milanese, Mary the red one, e Aguirre che si lamenterà come un abuelo andaluso tutta la sera perchè il giorno dopo deve alzarsi presto. Io invece mi godo il Mercoledì libero da impegni lavorativi del giorno dopo. Ovviamente il motivo ultimo e definitivo per cui siamo qui è la curiosità di vedere un gruppo mascherato svedese che si chiama Henry Fiat’s Open Sore. Ma non ci sono solo loro. Aprono la serata i 20 minuti dei (o delle?) Cokerocket band romana di female punk di stampo newyorkese. Noto subito un nuovo taglio di capelli della cantante Simona. Stava meglio prima secondo me. Venendo alle cose serie oggi il gruppo presenta il suo primo 45 giri, ben curato con quattro copertine diverse. Il concerto è breve, la musica molto derivativa ma comunque piacevole da ascoltare anche se penso che gli manchi ancora qualcosa per sfondare. Una melodia più catchy magari che, visto il genere che fanno, ci starebbe bene. Carina la cover dei Joy Division ‘A Means To An End’.

Cambio di palco. Saliamo a prendere una birra come al solito. Approfittiamo del biliardino e inganniamo il tempo con una partitella. Mary e Gherardi perdono sonoramente contro la coppia delle meraviglie cioè io e Aguirre. Il gruppo a sorpresa, e assoluti vincitori della serata, sono stati i tedeschi Dean Dirg che hanno proposto un concerto davvero divertente. La band monta gli strumenti sul palco, il cantante si mette defilato, si concentra e si concede un momento metafisico personale (si scaccola clamorosamente). I teutonici danno la stura al primo brano con 50 secondi schizzati di punk hardcore veloce e solo a quel punto il cantante entra sul palco per contribuire con un urlo da orango alla chiusa della canzone. Il suo è un viso aggraziato e composto, un misto tra Ruud Gullit anni ’80, Carlos Valderrama, Maurizio Michetti e il cantante degli I’m From Barcelona. Praticamente un bestio. Il blitz dei Dean Dirg durerà 30/35 minuti scarsi ma saranno difficili da dimenticare. Il loro concerto è un concentrato di energia pura: brani della durata di 40/50 secondi ciascuno, mescolati tra Oi, hardcore e crust e conditi da una prova maiuscola del cantante che tra smorfie, boccacce, facce di gomma di ogni tipo, gestualità animalesca e occhi roboanti in preda al delirio sarà l’attrazione principale della serata. Orgogliosamente cretini, felicissimi di dimostrarlo. Musicalmente travolgenti. Fanno ridere tutto il Traffic e si conquistano gli applausi sinceri di tutti.

Ora tocca agli svedesi. Avevo visto dei video molto divertenti sul loro myspace e mi erano bastati quelli. Non ho approfondito il resto. Mi piaceva l’idea che fossero cretini anche loro. Salgono sul palco vestiti da banchieri ma mascherati da ladri (d’altronde, disse Bertold Brecht, cos’è rapinare una banca in confronto a fondarla?). Come i tedeschi anche le loro canzoni sono brevi e veloci. Come i tedeschi fanno punk. Ma non fanno nè ridere, nè risultano coinvolgenti a livello musicale. Inoltre suonano poco anche loro. Neanche 40 minuti. Sinceramente mi aspettavo di più visto i video. Sia a livello musicale, troppo piatti, ma sopratutto a livello di coinvolgimento. Il cantante prova all’inizio a fare qualcosa ma poi si annoia subito e conclude quasi scocciato il concerto che scivola via floscio. Giusto un paio di brani sopra la media. Poco da ricordare. Grandissimi i Dean Dirg invece. Loro sì.

Dante Natale

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