Hell Demonio @ Init [Roma, 1/Giugno/2008]

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Tra Sabato e Domenica il Circolo degli Artisti e l’Init hanno ospitato l’Alter Festival, un piccolo grande evento in cui si sono visti esibirsi circa 30 artisti, con 4 palchi, dibattiti sulla musica indipendente, proiezioni di film e birra. La mia presenza però non è stata assidua. Anzi ho latitato ampiamente causa lavoro. Sono stato presente solo per vedermi gli Hell Demonio, band di cui ho assolutamente consumato l’ultimo album ‘Discography’. Devo dire che la cornice è splendida, non fa nè caldo nè freddo, si passeggia mano nella mano tra le palme e i chioschetti, senza il caos del Sabato sera. Il transito tra Circolo e Init è assicurato dall’interno, senza dover quindi passare per la strada e ci si può distrarre nel viavai tra bancarelle di vestiti osceni, CD, magliette e, cosa decisamente più interessante, gli stand delle piccole etichette discografiche, dei santi devoti alla musica. Grazie alla solita ritardataria Hag riesco per pura fortuna ad arrivare cinque minuti prima dell’inizio dei demoniaci veronesi. C’è anche Gherardi, un po’ cinereo in viso però. Sarà stato per l’esibizione di Meg della sera prima. Ero davvero curioso di sapere come avrebbero reso live i furibondi brani del disco. Sono in cinque, tutti abbastanza giovani (o sono io che oramai invecchio) e mi fa piacere che siano vestiti normali senza pagliacciate, così come niente acconciature strambe. La musica è sufficiente, l’immagine serve per camuffare quando la musica non c’è. Il loro è un set breve (mezz’ora circa per dar modo di esibirsi a tutte le altre formazioni in programma) ma intenso. Alla prima nota è caos, la band sembra tarantolata, specialmente il cantante che, cercando un po’ di imitare i deflagranti show degli At The Drive In, non sta fermo un secondo. Il loro è un suono che ricorda infatti molto gli ex Mars Volta, schegge impazzite di hardcore punk con lievi impasti garage. I brani sono costruiti in modo molto architettonico, con tanti cambi di tempo, di riff e di ritmi all’interno. ‘Arms Stolen To Farms’ genera subito entusiasmo e la sala da pochi astanti si ritrova di colpo piena, tutti attratti dal loro modo di stare sul palco. Il cantante quando non canta e quando non salta da un ampli all’altro dà una mano al batterista e si mette a pestare anche lui su una piccolo drum kit per allargare il suono. Ottima la prova del bassista e dei due chitarristi che riescono fedelmente a riprodurre i duetti chitarristici presenti sul disco mentre l’esecuzione di ‘Play These Backwards’ scava con le sue ritmiche un pozzo nel cuore. Applausi e urla quando si lanciano nella superba strumentale ‘Mr Jesus, You Are Such A Wonderful Dancer’ e qui davvero gli ATDI sono più vicini. Anche a livello di songwriting, non solo di influenze (non so se vi rendete conto del paragone che ho appena fatto). Apice della serata secondo me, il piccolo capolavoro ‘How To Enter A Church Within A Transparent Sphere’ che è doppio perchè a un certo punto cambia totalmente. Qualcuno al mio fianco fa il paragone con i The Hives, il mio è uno sguardo di tenerezza per tanto candore. Gran finale con il bassista che lascia il suo strumento al chitarrista e assieme al cantante dà vita a un brano a due voci che brucia ancora sui denti. Si chiude con il drum kit distrutto. Compro il primo CD, compro la maglietta. Rimane poi il tempo di ascoltare qualche altro gruppo ma senza la dovuta attenzione che invece meritavano, la giornata di lavoro mi aveva stremato. Ma la manifestazione è bella e spero che l’anno prossimo si allarghi ancora di più.

Dante Natale

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