Heike Has The Giggles @ Circolo degli Artisti [Roma, 5/Giugno/2010]

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Aprono la serata i Revolution #9. Sono quattro, suonano indie garage, ma non sono proprio tutti uguali, la formazione non è compatta. I chitarristi sono due e hanno in comune i pantaloni aderenti e la Telecaster, ma uno ha una polo Lacoste bordeaux e scarpetta da uomo marrone, di quelle aderenti e con suola sottile e l’altro ha invece una magliettina grigia con gilet e All-star alte nere. Anche il batterista ha una polo Lacoste, ma blu. E il bassista sembra che faccia parte di un altro gruppo, vestito in modo molto comune, e con il suo basso che si sente a malapena. Comunque sono molto graditi. Fanno cinque pezzi (in inglese) e suonano bene, dall’inizio, con il solista che spinge molto su dei riff cazzuti e orecchiabili e lo stesso fa il batterista dietro di loro, aggressivo, “carico”, e che non usa tom. Ma non mancano difetti. La voce del chitarrista (accompagnamento) si sente poco, e dopo due o tre brani vengono fuori momenti un po’ forzati e confusi.

Finito il loro ultimo brano si cambia set per gli Heike Has The Giggles, che devono fare tutto da soli. Dopo neanche dieci minuti hanno preparato il palco ed escono nel back. Le luci si spengono ed entrano. Ovazione di rito. Si infilano negli strumenti e partono. Sono Emanuela Drei alla chitarra e alla voce, Matteo Grandi al basso (e backing vocals) e Guido Casadio alla batteria. Classe 1987-88. Il trio si è formato nel 2006 nella provincia di Ravenna, a Solarolo (vedi Laura Pausini). Un gruppo che, oltre i demo (‘Next, please’ e ‘How To Giggle’) e l’album, ha all’attivo numerosi live, anche di livello internazionale. Unica band italiana al “Canadian Toronoto Music week”, quindi all’All 2Gether Now Festival di Berlino e allo Sziget di Budapest. Hanno vinto la scorsa edizione di Italia Wave, aperto concerti di Chemical Brothers, Tricky, Wombats e Glasvegas. Tutto ciò per capire con chi abbiamo a che fare. Hanno eseguito tutto il nuovo album (uscito il 5 febbraio), più quattro inediti. Questo non è un gruppo che “la butta in caciara”. Energia da vendere, suoni semplici, puliti e incisivi, credibilità, carisma, riff che strizzano l’occhio agli Arctic Monkeys e voce della frontman che risuona come quella di una certa Patti Smith e un’altra di nome Polly Jean Harvey. Esteticamente, questi giovani e rampanti poco più che ventenni, non hanno pretese: lei si presenta con minigonna jeans, canotta da basket verde e All-star nere. Il batterista è in pantaloncini e maglietta e il bassista, detto (da me), il “secco”, sembra l’unico che abbia dato un’occhiata al guardaroba, indossa jeans aderenti e udite udite, una camicia (che per degli scapestrati come loro è davvero troppo). La nostra Emanuela canta in modo essenziale, senza agitarsi troppo, e nè farsi vedere (la frangia le copre mezzo viso, occhi compresi), muovendo in modo sensuale e ondulatorio le gambe. Il batterista è molto preciso, puntuale, misurato, che si destreggia anche nel far fare capriole alle sue bacchette. Il più irrequieto e un po’ alterato è il bassista che si dimena continuamente sul palco, incoraggiando un manipolo di tardo adolescenti pogatori (fuori, dopo il concerto, l’ho sentito dire ai suoi amici di aver sbagliato “delle robe”, con accento ravennate). Dicono inoltre, di non avere “influenze”, che i testi e gli arrangiamenti sono nati senza nessun riferimento particolare. Comunque, visto che non è stato ancora chiarito, siamo dentro un punk-power-pop molto godibile. I brani sono degli “espressi”, secchi, sintetici, essenziali. In totale ne fanno 15. Durano quasi tutti 2 minuti o poco più, ma senza cadere in nessun tipo di faciloneria. I testi sono tutti in inglese. Consiglio vivamente il CD, non accontentatevi dei pochi brani su myspace (io, lì sul posto l’ho pagato 10 euro, e non mi sono affatto pentito, cosa che è accaduta altre volte).

Cristiano De Vincenzi

2 COMMENTS

  1. concordo col tono della recensione: più interessante il vestiario della musica in questa serata.

  2. cristiano una curiosita’: ma quanti anni hai? hai finito le superiori almeno? quanti concerti hai visto nella vita? 5? 6? perche’ ti fanno scrivere su nerdsattack? una delle recensioni piu’ generiche e senza senso nella stpria di questo bel sito..mancava solo una frase: “hey questi ragazzi ci sanno proprio fare!” ..
    vabbe’…speriamo che non sia questo l andazzo di NA d’ ora in poi…
    ps no, non sono una/un membro dei gruppi recensiti 🙂

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