Hard-Ons @ Traffic [Roma, 10/Dicembre/2005]

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Dopo aver rivestito i padiglioni auricolari con delle apposite protesi d’amianto siamo pronti per uno di quegli appuntamenti spara decibel ai quali ti prepari qualche giorno prima. L’occasione è data dal tour che celebra i 21 anni di vita degli australiani Hard-Ons! – proprio per questo hanno rilasciato il singolo ‘There Goes One Of The Creeps That Hassled My Girlfriend/Happy Birthday To Us’ – che si riuniscono al cantante/chitarrista storico Blackie (alla sua ragazza tra l’altro ho indicato dove fosse il cesso). Prima dei cangurotti di Sydney l’happening capitolino registra due interessanti formazioni. Aprono i salernitani The Wild Weekend in scuderia Nicotine Records, presente con un succoso stand (a breve uno speciale sull’etichetta di Tortona), a supporto del debutto omonimo uscito nel 2004 e di un imminente nuovo lavoro. Sorprendono eccome. Power trio punk’n’roll d’assalto con in testa gli ispanici Zeros (mai troppo incensata band losangelina protagonista della stagione storica del punk californiano) e i devastanti Angry Samoans della premiata ditta Saunders/Turner. Il risultato di tale background è rovesciato sul palco in maniera travolgente, un diretto in pieno volto che ha la potenza di far sanguinare e muovere il culo anche ai meno disposti (cantante degli Hard-Ons! compreso che insieme alla sua donna muove convinto il capoccione lungo crinito). Poi è la volta di uno dei nomi di punta della scena hardcore romana ovverosia i Die! (nati con ex membri di Strenght Approach, Comrades, Opposite Force e Notorius) reduci da qualche data in giro per il vecchio continente e da uno split picture disc a 7″ con i Coloss (ma occhio anche al debutto ‘I Hope You Die’). Dopo aver risolto alcuni problemi tecnici il chitarrista avverte: “Mò ve pettinamo!”. Minaccia confermata. Lo screaming forsennato e la potenza sprigionata non possono che ricordare la “bandiera nera” ma anche l’hardcore cristallino e puro dei Dirty Rotten Imbecilles (DRI). I convenuti applaudono convinti la performance del quartetto che lascia il palco al trio headliner. Nati nel 1982 hanno avuto il loro apice nel 1988 con ‘Dickcheese’ e quindi una carriera costellata da una coerenza stilistica che li ha portati evidentemente a raggiungere questa invidiabile longevità. Blackie-Ray-Pete Kostic (quest’ultimo nel 2001 sostituisce l’originale drummer Keish) partono un pochino con il freno a mano seppur sia la famosa ‘Sunny’ ad avere l’apertura, vengono invitati ed incitati dagli astanti e pian piano riescono a sistemare il metronomo sulle frequenze che la loro storia impone. Il livello è superiore. Superiore alla media “normale” che si ascolta in tantissime produzioni simili. Superiore alla saturazione di fumo nel locale. Superiore a tutto. Lunga vita all’arde-core.

Emanuele Tamagnini

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