Han Bennink @ Auditorium [Roma, 13/Marzo/2007]

444

E’ molto difficile decidere di andare ad un concerto pensando di seguire l’esibizione di una sola persona col proprio strumento… lo è ancora di più se è previsto un solo di batteria, strumento che da sempre “accompagna”. Ecco, questa barriera mentale cadrebbe subito se si conoscesse Han Bennink, se si sapesse cosa riesce a fare questo olandese con le bacchette, con le mani, con i piedi, con il pavimento e con il palco. Han Bennink, infatti, stupisce non tanto per le doti tecniche, a dir poco elevate, ma per le idee, per l’implacabile ricerca di suono e di “rumore” con la quale ipnotizza il pubblico in una performance caratterizzata dall’assoluta imprevedibilità. Presente già dagli anni sessanta nel panorama jazz europeo, Han Bennink oltre a sodalizi decennali con nomi quali Peter Brötzmann (storico il disco estremo “Machine Gun”), Misha Mengelberg e Derek Bailey, ha collaborato con maestri d’oltreoceano del calibro di Dexter Gordon, Sonny Rollins ed Eric Dolphy (sua la batteria nel disco “Last Date”). L’eclettismo è direttamente proporzionale alla sua bravura, risultando così un ottimo batterista di jazz classico con un forte senso dello swing, così come un ottimo batterista di free jazz, pronto ad interpretare estemporaneamete e con estrema sensibilità i segnali degli altri musicisti. Eccoci dunque nella Sala Studio dell’Auditorium (l’edificio che a Roma è secondo solo al Colosseo), pronti a farci sbalordire da questo musicista, peraltro molto simpatico. L’esibizione dura poco meno di un’ora, sono circa quattro le fasi che propone l’artista (più due bis!): si comincia con un ritmo (africano, afro-americano, marcia) e si va avanti con soli stupefacenti e con delle trovate assolutamente originali (se non uniche). Il beat è sempre lo stesso per ogni fase, infatti la caratteristica è quella di dare un ritmo dominante ed esplorarne tutte le possibilità sonore. Si parte dalla batteria per arrivare con un flusso costante di suoni al pavimento del palco o addirittura al parquet accanto alle sedie degli spettatori. Bennink suona con le bacchette, con le spazzole, con le mani, con i piedi e con la bocca, seduto sul suo sgabello, per terra ma anche sdraiato! E’ difficile spiegare un’esibizione del genere e spiegare come possa un batterista cimentarsi con un piede sul rullante, rullante-suola-rullante-charleston! Consiglio dunque di dare un’occhiata ai suoi filmati in rete (sui siti di streaming video più noti ce ne sono diversi). Grandissima serata!!

Gabriele Mengoli

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here