Guns N’Roses + Faith No More + Soundgarden [Torino, 27/Giugno/1992]

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Sono più di tre anni che faccio su è giù da Roma a Milano. E sempre adagiato nella piacevole comodità e puntualità del “pendolino”. Mi tratto bene e scelgo la prima classe. Dove hostess vestite da ammalianti silfidi servono la colazione e omaggiano il passeggero di un quotidiano a scelta. Io il treno lo prendo sempre alle 7 di mattina, per essere nella città meneghina alle 11 in punto. E anche oggi non cambio abitudine, visto che oggi è il “Giorno”. Per assistere finalmente alla prima calata italiana dei Guns N’Roses, la band che più di ogni altra, negli ultimi cinque anni è riuscita a rivitalizzare l’anemico e colorato circo del rock americano, portandosi sulle spalle l’eredità degli Aerosmith, i vicoli sporchi di rossetto del Sunset Boulevard, la lezione dei Rolling Stones più dannati e l’attitudine del punk USA. Con oltre trenta milioni di album venduti e forti del successo scatenato dal doppio, barocco-ambizioso, ‘Use Your Illusion’, i gunners sono pronti a sbarcare allo Stadio delle Alpi. L’evento si preannuncia epico se si pensa che dalle 17 si alterneranno sul palco, come anticipazione, i Soundgarden e i Faith No More.

Scendo trafelato dal treno bianco-rosso e corro verso l’uscita della stazione centrale dove mi attende il fido amico milanese. Immancabile quel gilet aperto su una shirt bianca. Dalla centrale a Baggio, per raggrupparsi con gli altri e partire alla volta di Torino, dove i cancelli aprono alle 13. Il bar di periferia mantiene intatte tutte le caratteristiche. Scansafatiche appoggiati al videogioco, il barista con la faccia sfregiata da chissà quale storico nemico, le sedie mezze sfondate, il via-vai di motorini nei pressi del piccolo parcheggio circostante. Gli altri sono pronti e gasati. Dopo una mezz’oretta di attesa si va. Con due macchine ad aggredire la Milano-Torino. Percorso che richiede circa un’ora.

L’incredibile sorpresa è vedere quante siano le macchine dirette al concerto. Ad ogni sorpasso verifichiamo come le altre auto siano popolate da giovani già abbigliati per l’happening, è una migrazione senza precedenti, del resto il 40% dei biglietti venduti parla milanese. Sotto i cavalcavia incontriamo altri ragazzi che approfittano di una sosta per cambiarsi! C’è chi indossa il kilt scozzese, c’è chi una bandana, altri il giubbotto di pelle, che darà sicuramente problemi sotto il sole cocente di questo meraviglioso giugno. Agli autogrill sembra di essere a Woodstock. Ci imbattiamo in una mezza banda di motociclisti stile “angeli dell’inferno”. Due sorrisi ed un pollice alzato.

Fermi al casello. Ci siamo quasi. Anche gli ingressi a pagamento sono tapezzati di cartelli-guida che dirigono verso lo stadio. Nutro una certa curiosità nel vedere quest’opera realizzata per i mondiali di calcio di due anni fa. La fila per parcheggiare è composta e fluida, sono le 14.30, fuori c’è una discreta folla che sta pian piano entrando sottoposta alle perquisizioni di rito. Appena saliamo la rampa destinata alla tribuna ci guardiamo e cominciamo a correre. Riusciamo a prendere 5 posti, gli ultimi rimasti a colpo d’occhio. Quasi tre ore prima dell’inizio ci saranno già 50mila persone delle 70mila previste. Ci sono tende di pronto soccorso, ambulanze, file di bagni chimici e punti ristoro. Ma il bello di questo stadio è che si può girare tutto dall’interno. Superata l’eccitazione di esserci, comincio ramingo a girarmi i dintorni. Punto il banchetto del merchandise ufficiale e per alcune mila lire acquisto la maglia di ‘Coma’. Strani disegni colorati su sfondo nero. Penso che non troverò nessun altro a Roma che avrà il privilegio di andare a zonzo con quella super shirt. Torno al posto dopo aver visto sfrecciare un’ambulanza a sirene spiegate.

Sul prato inizia una furente battaglia di bottigliette, che dalla tribuna assumono una velocità spaventosa, irreale. Sembrano tante cavallette impazzite. Poi alle 17.30 il primo boato accoglie i Soundgarden. Il quartetto di Seattle è ancora fresco di tramortente ultimo album. ‘Badmotorfinger’ è l’apice raggiunto in un lustro circa di attività. Chris Cornell sembra Gesù Cristo in bermuda. L’attacco è fragoroso… e nella mezz’ora a loro destinata, il set diviene col passare dei minuti un autentico assalto psichedelico. Il bassista, nato in una base militare americana ad Okinawa, Ben Shepherd (entrato in formazione da circa due anni) è piegato per tutto il tempo su se stesso. Kim Thayil è statuario. Matt Cameron perfetto. Cornell è l’urlatore. Lancinante la sua performance quando irrompono ‘Rusty Cage’ e ‘Jesus Christ Pose’. Il finale è totale destructo phase. Enormi.

Intorno alle 18 si attendono i Faith No More. Prima però contribuiamo anche noi a lanciare qualcosa nelle file sottostanti. Ci vendichiamo della cenere e delle pallottole di carta imbevute di chissà cosa che ci piovono addosso. Preso dall’euforia mi produco nel lancio di un etto di pizza rossa. Incredibile. ‘Angel Dust’ credo sia l’album definitivo della band di San Francisco. Più completo, più mirato, più compatto rispetto al grezzo e potente ‘The Real Thing’. Altro boato. Alla band è stata consentita un’ora di set. Vi informo e vi rendo conto che i Faith No More sono stati mostruosi. Trainati al delirio da un parossistico Mike Patton, che ha cantato piegato in due per sessanta minuti: magistrale dimostrazione di forza. I brani che hanno rilanciato la formazione, dopo un paio di album con quel cantante coglione finito nei Cement, ci sono proprio tutti. Il pubblico è scosso. Anche quelli che sono stati cotti dal sole, sadraiati come erano in mezzo al catino, con il giubboto di pelle indosso. O quelli che hanno giocato a pallone per tutto il santo tempo. La sera s’avvicina. L’ora si avvicina. Alle 20 è tempo di GNR.

Adesso lo stadio toglie il respiro. Le luci accese ricamano la sera. Il pubblico chiama ad intermittenza i propri idoli. Noi facciamo il toto-scaletta. Tutti in piedi. Anche gli accendini rendono ancor più incredibile l’attesa. Diamo alcuni numeri. Il palco è lungo 48 metri e profondo 24, la scenografia è alta 22 metri e mezzo, 900 le luci e 60 i microfoni utilizzati. Siamo affetti da gigantismo. Il boato è impressionante. Mai sentito nulla di simile. I Guns N’Roses sono tra noi. Indovino le prime 7 canzoni in scaletta, se c’è infatti un difetto da imputare alla band, è proprio quello di variare pochissimo l’ordine dei brani live. Ma chissenefrega. “It’s So Easy” è micidiale, velenosa, ma ora gli occhi sono tutti per il gruppo, per le coriste, per Axl Rose, per Slash. La gente canta e osanna. ‘Civil War’ è un pezzo della madonna. Dal vivo rende dieci volte di più che su disco, pieno come è di patina inevitabile. Poi con tanto di giacca rossa stile ‘700, Axl si siede al piano per ‘November Rain’. Emozione sincera. Mentre ai lati si sono già gonfiati due super pupazzi altissimi. Si riprende fiato con gli squarci solisti di Matt Sorum e Slash, telefonati perchè già ultra noti ai fan e ai bootleggari convinti. Ancora classici. Ancora musica. Ancora singoli. Rimane conficcata nella testa la voce di Axl, incredibilmente metallica, incredibilmente acuta, incredibilmente perforante. Mi chiedo cosa possa essere stata questa band quattro-cinque anni fa. Fuori di testa, con un Izzy Stradlin in più, con l’urgenza e l’istinto degli esordi. Donington è lontana. Ma accontentiamoci di Torino.

Il finale è per fortuna clamoroso. ‘Paradise City’ – uno dei classici all time del rock contemporaneo – vive, rigetta, devasta, nel solito crescendo irrefrenabile. E’ la fine. I nostri escono per ringraziare. Axl lancia rose al pubblico e alla fine anche un microfono che fa sorridere per il rumore sordo che fa quando, evidentemente, ricade in testa a qualche malcapitato. La notte si è fatta improvvisamente fresca. Usciamo stremati ma felici di aver visto tre eccellenti performance.

Nella lunga strada-coda del ritorno, fermi al casello che ci riapre a Milano, qualcuno dai finestrini urla e giura d’aver visto, laggiù, la limousine dei Guns N’Roses. Il mio amico scende dalla macchina, percorre qualche metro, si è proprio più avanti il formicone nero con dentro “loro”. Leggenda vuole che i gunners verranno portati all’Hollywood di Milano, per terminare al meglio la lunga notte. Baggio è deserto. Saliamo le scale con premura di non far rumore. E io già penso a domani. Alle silfidi, al rumore del treno.

Emanuele Tamagnini

[25 anni dopo cosa è rimasto di questo giorno? Uno scritto privato. Che racconta in maniera sincera uno dei grandi eventi musicali della decade scorsa. Ma soprattutto è rimasto il ricordo di una giornata vissuta a perdi fiato, con l’emozione addosso, di quelle autentiche che forse solo quando sei giovane riesci a vivere appieno. Rimane la raccomandazione di mio padre – “se c’è ressa vieni via!” -, rimangono gli occhi felici dei miei amici che il tempo ha dissolto chissà dove, rimangono i fotogrammi di una transumanza con pochi precedenti vissuta in autostrada, rimane l’odore della pizza al pomodoro, il frastuono dei battiti di mano. Rimangono quei vent’anni pieni di speranze. E l’ultimo ricordo per Chris Cornell]

10 COMMENTS

  1. Bello Ema…!
    pensa che adesso quello stadio, a due passi da casa mia, è ridotto ad un cumulo di macerie.

  2. Bel ricordo, bel racconto, … io c’ero, posso dire con orgoglio…
    Stesse emozioni, stessa attesa che durava da settimane, … forse l’età, forse le band di oggi che non generano tanta aspettativa
    VOGLIA DI VEDERE LA REUNION

  3. Mi hai fatto rivivere il ricordo di uno dei più bei concerti che abbia mai visto!!!
    Il mio esodo è stato in treno…fino a torino….carico come un carro bestiame, con la gente che dormiva sdraiata sui corridoi (anche io); e con grida e fischi quando ci incrociavamo nelle stazioni con altri treni speciali diretti all’evento.
    E al rientro, invece che andare a letto, dopo una notte passata in treno, sono andato in giro, per sfoggiare la maglia dell’evento, con la gente che mi fermava e mi chiedeva…”ma tu c’eri?
    …..GIORNI DI GLORIA 😉

    PS concordo con te su “Civil war” è stata da brividi… un energia devastante!!!!!

  4. I WAS THERE !!

    bello rivivere questo ricordo in questa sera d’estate ( per la precisione giovedi 8 giugno 2017 ) 25 anni dopo !!!!
    \m/

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