Guitar Wolf + Blasted Brains @ Sinister Noise Club [Roma, 26/Giugno/2013]

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La storia dei Guitar Wolf parla chiaro. 1987 anno di fondazione. 1993 il primo album. Un nutrito seguito di fan in giro per il globo. Una linea personale di giubbotti e accessori in pelle. Una personalissima realizzata addirittura dalla Schott. Una quarantina circa di release tutto compreso. Un culto perpetrato negli anni anche e soprattutto sul passaparola. Il fascino esotico del Giappone cool. Bene. Il risultato? Una band imbarazzante. Tra le peggiori mai viste. E’ con nostalgico ed estremo piacere che ritrovo l’accogliente Sinister Noise Club. Ormai una piccola-grande istituzione capitolina, gestita con passione unica, amore e tanta cura. Per questo “evento” io e il fido Aguirre facciamo reunion eccezionale, come ai vecchi tempi, quelli nei quali “alla mano” si passava in rassegna il meglio e il peggio della scena punk-garage-hardcore-psycho-qualcosa, che la città fino a qualche anno fa sapeva offrire con copiosa periodicità. Serata rinfrescata e rinfrescante. Sorseggiando birra chiara i discorsi si soffermano su Bruce Springsteen a Wembley, sulla caparbietà maniacale dei suoi fan amanti della “fossa”, su gruppi stoner, sul film splatterissimo (e inguardabile) “Wild Zero” che nel 2000 ha visto protagonisti proprio i Guitar Wolf e che viene proitettato fronte-bancone del bar al piano superiore del locale, sul nuovo disco dei Daft Punk, sull’incognita live The National e su tanto altro ancora.

Ad aprile la pariglia rock’n’roll ci pensano i Blasted Brains, nati dalla ceneri dei Silver Cocks, questa sera al debutto live. Una fortuna la loro presenza vista la deriva che di lì a poco farà naufragare i ben più blasonati headliner. Rabbia ed energia da vendere. Punk rock quadrato vestito di jeans e non di pelle, l’ombra dei Motorhead presente ma non ingombrante, applausi sinceri del pubblico vario e presente, sferzate hardcore, un destro in pieno volto e arrivederci. I seguaci del trio nipponico (dal 2005 ricordiamo orfani del bassista Bass Wolf prematuramente scomparso per un attacco di cuore a soli 38 anni) si riconoscono e si fanno sentire. Dopo qualche minuto di pausa, partono proietatti sul muro laterale del piano inferiore alcuni video della band, costruendo un’inutile attesa, cercando di creare una sorta di lunga intro per accogliere al meglio Toru, Seiji e U.G. Al mixer hanno piazzato una loro “compare” che riesce nell’incredibile impresa di fare danni per oltre metà dell’esibizione, che viene completamente dilaniata da assordanti fischi sprigionati un po’ ovunque. Ma il dettaglio tecnico sarebbe il minimo. L’iconografia è quella del punk made in NYC fine ’70 (Ramones certamente) con tutta la retro-cultura anni ’50/’60 a rimorchio, il disco da supportare il nuovo ‘Beast Vibrator’. Seiji sale sul palco “accompagnato” perchè visibilmente traballante, tutti con gli occhiali scuri d’ordinanza, si cimentano in un’apertura raffazzonata e senza senso, preludio al vero start. Ma da subito i nostri sguardi non lasciano troppo spazio alla clemenza. Parlare di livello amatoriale sarebbe fare uno sgarbo a chi, quotidianamente, in questa dimensione trasfonde impegno e smisurata voglia. Per i Guitar Wolf dovremmo invece parlare di sciatteria. In tanti anni di concerti (non solo di “genere”) forse mai abbiamo assistito ad un livello così basso. Non esce nulla. Perchè questo non è punk. Non è garage. Non è un bel niente. E non bastano tre giubbotti in croce, due sputi, due pose da cattivi del quartierino e quattro urla da battaglia. Quasi finzione. Affanculo il Giappone e quella storia partita dal 1987. Diffidate gente, diffidate sempre.

Emanuele Tamagnini

3 COMMENTS

  1. Guarda Emanuele, anch’io dopo l’intro e i primi 5-10 minuti non sapevo se ridere o piangere (suonavano addirittura peggio della mia vecchia band, il che è tutto dire – mi sarà capitato max 2 o 3 volte nella mia lunga e intensa vita di spettatore), poi però sono entrato nel gioco: alla fine scrivi “quasi finzione”, io penso che dovremmo togliere il “quasi”. Perchè evidentemente di pura finzione si trattava e immagino si sia sempre trattato (anche se spero che ai ‘tempi d’oro’ suonassero un po’ meglio), però intenderei “finzione” in un’accezione nobile, nel senso di “rappresentazione” (più o meno teatrale) di qualcosa che è stato e (ci piaccia o no) da tempo non è più, cioè il rock’n’roll; e per attuarla i giapponesi – un po’ per la mania nazionale di copiare tutto e un po’ immagino per sana stupidità (esplicitata anche dalla scelta di “Cretin Hop” sparata dagli speaker dopo gli orridi video come intro) – si sono da sempre concentrati sull’aspetto esteriore del rock’n’roll (le pose, l’iconografia, le esagerazioni sonore lo-fi, etc.) più che sulla composizione della musica stessa (che un tempo non era neppure male, anche se io personalmente non credo di aver più rispolverato i miei due vinili dal ’98 o giù di lì…) o – figuriamoci! – sulla sua esecuzione. Operazione discutibile, certo, ma paradossalmente riuscita: non si sa come, ma i tre musi gialli in qualche modo con questa (pur credo convinta e sincera) finzione riescono a trasmettere la “purezza” del r’n’r molto più di tante band migliori di tutto (cioè praticamente tutte, se vogliamo vedere il lato tecnico…).
    Dico questo non perchè sia stato così entusiasta del concerto (anche se sì, dopo l’imbarazzo iniziale mi sono divertito molto, a livello di performance e di situazione intendo), ma perchè avevo invitato un’amica (già piuttosto fuori da qualsiasi circuito r’n’r-garage-punk) che a sua volta è arrivata – stanchissima dal lavoro – con un amico over-40 (presumibilmente estraneo al rock in generale)…io pensavo che all’uscita mi avrebbero mandato a fanculo, o se ne sarebbero andati dopo pochi pezzi, invece a loro è piaciuto un casino, e lui è stato tipo mezz’ora a ringraziarmi! Questo per dire che forse noi “vecchi rock’n’roller” o “parte della scena” a volte dimentichiamo la forza dell’IMPATTO che può avere la follia vera del r’n’r quando irrompe improvvisamente nella vita della gente “normale” (e chissà che ficata sarebbe piazzare un’esibizione di questo tipo nel contesto, che so, di una sagra di paese o di un qualunque evento gratuito in piazza…come pure d’altronde ieri sera se invece di 50-60 persone ce ne fossero state 150 – di cui magari 30-40 coinvolti e poganti – la già divertente serata avrebbe potuto anche assumere toni epici, nonostante l’evidente pochezza dell’esecuzione).
    Ok, scusa la prolissità… ovviamente non era mia intenzione convincerti del fatto che sia stato bello, è chiaro che per gran parte del concerto hanno fatto CACARE musicalmente (anche se si sono ripresi verso la fine e soprattutto nel bis, non so se c’eri, quindi può essere pure che tra alcool e problemi tecnici il livello fosse particolarmente basso, o che cmq volendo sappiano suonare un po’ meglio), però volevo ribadire la strana “innocenza” contenuta nella loro “finzione”, nonchè il fatto che a livello di performance è stata una serata decisamente degna di nota (e, ripeto, con un altro pubblico poteva anche migliorare).
    Ah, giusto per la cronaca (visto che non c’era quasi più nessuno): mentre metà degli astanti se n’era già andata e altri 15-20 erano al banchetto il pazzo è riuscito (non richiesto) senza motivo, ha fatto 2 minuti di feedback e rumore a buffo e si è poi cimentato in una commossa ballata voce e chitarra alla Elvis, per poi andarsene distrutto appoggiandosi pesantemente al tour manager/assistente psichiatrico, coronando tutto il teatro dell’assurdo di cui sopra.
    Keep on rockin’
    A.

  2. Ciao Andrea! Sei stato chiarissimo non prolisso… i tuoi commenti sono sempre preziosi e puntuali. Per “finzione” è quello che intendevo… capisco inoltre la tua analisi sull’essenza del rock’n’roll secondo i nipponici, ma francamente la “purezza” non l’ho assolutamente riscontrata, magari parlerei di “onestà” o meglio coerenza vista la loro longevità, ma la purezza del rock’n’roll (o del punk o di qualsiasi altro genere) è bene di tantissime altre band (più o meno blasonate) e non certo dei Guitar Wolf. Nulla di personale ma francamente rimangono molto molto deludenti. Alla prossima 😉

  3. Ma infatti ci mancherebbe altro che fossero i G.W. i depositari della ‘purezza’ del rock’n’roll, io stesso la vedo in innumerevoli altri gruppi e situazioni (anche molto lontane dal r’n’r propriamente detto), nel gruppetto che si sbatte per sei persone nel localino sotto casa, etc. E ovviamente la ‘purezza’ era riferita non certo alla musica (l’altra sera se n’è sentita ben poca) ma alla visione, al ‘sogno’ (anche e soprattutto ricostruito) dello spirito originario, che paradossalmente possono riuscire a trasmettere agli ‘estranei’ – vedi l’esempio fatto – più di altre band che hanno pezzi migliori e suonano meglio (o semplicemente bevono meno).
    Vabbè dai, alla fine si tratta solo di vedere il lato positivo: anch’io sono stato deluso musicalmente (mi aspettavo una cosa ignorante sì, ma non così scrausa), però dopo lo shock iniziale mi sono concentrato sulla performance, che per me 5/7 euro li valeva tutti, altri 3/5 euro prima per l’ottimo gruppo spalla x cui alla fine ci sono andato a pari e la serata non è stata affatto persa! 😀 Mi spiace che ti abbia preso così a male, ma alla fine it’s only rock’n’roll (almeno come concetto).
    Alla prossima, ciao!

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