Greg Dulli + Manuel Agnelli @ Chiesa Evangelica Metodista [Roma, 22/Febbraio/2016]

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Se dovessi stilare una ipotetica classifica di artisti che hanno caratterizzato almeno i miei ultimi 15 anni, il nome di Greg Dulli difficilmente mancherebbe almeno il podio e quello di Manuel Agnelli otterrebbe pure un degno piazzamento. A loro associo pomeriggi di ascolti davanti allo stereo o in giro con le cuffie, ricerche di dischi durate anni per negozi o online, persone che ho introdotto alla loro musica, serate sotto al palco, viaggi, amicizie come e più di tanti altri musicisti che mi hanno segnato. Due personalità che avevano incrociato i propri destini artistici oltre una dozzina di anni fa prima con tour congiunti tra Afterhours e Twilight Singers, poi con la produzione di Dulli per ‘Ballate Per Piccole Iene’ anche in versione anglofona, quest’ultima spesso contestata allora dal vivo dai fan italiani ma buona per ulteriori tour e date insieme anche in terra statunitense e tanto altro ancora. Sia dunque benedetto l’Agnelli per avermi praticamente spinto, per tutto ciò, a comprare a scatola chiusa quel disco con quella strana copertina, una foto di due bambini ripresi in un contesto intimo benché distanti e distaccati, una situazione decisamente più da adulti, e ad aprirmi totalmente alla musica dell’allora “cantore del crepuscolo” attraverso quello che forse ancora oggi è il capolavoro della sua discografia e del resto le cinque copie cinque presenti nella mia discoteca personale, compresa la sontuosa versione in triplo vinile per celebrare uno singolare “ventunennale”, sono lì a certificarlo. L’ultima sortita insieme a cui avevo potuto assistere era stata proprio una “chiusura del cerchio” un lustro fa, con un set degli appena neoriformati Afghan Whigs che solo pochi giorni prima avevan buttato giù l’Alexandra Palace di Londra e mi avevan già schiantato il cuore prima di prenderselo completamente in quella notte romana benché costretti assurdamente a far solo da spalla agli Afterhours, allora invece da me già chiusi nel cassetto dei ricordi.

Un anno fa avevo gioito nel potere ancora rivedere gli stessi Afghan Whigs, tornati nel frattempo attivi anche discograficamente con il bel ‘Do To The Beast’, in concerto al Koko e, dopo l’abbandono di Rick Mc Collum, ormai sorta di big band con membri già dei Twilight Singers fra cui il fido Dave Rosser. Il tassello che mi mancava era l’intimità, il calore di un concerto acustico con al centro la voce di Dulli, assaggiato solo tramite qualche live registrato e col rimpianto di avere saltato volontariamente una serata unplugged più unica che rara all’Auditorium qualche anno fa: l’idea di rivedere ancora i Gutter Twins seppur solo con l’aggiunta dello stesso Rosser non mi esaltò per nulla e, in fondo, fu colpa mia che in quel disco avevo riposto chissà quali speranze dopo aver goduto della loro primissima esibizione di sempre in quello che sarebbe stato l’ultimo concerto allo storico Villaggio Globale, tra l’altro aprivano  anche lì per gli Afterhours e fu una gran bella serata. Poi vennero ‘Saturnalia’ e il concerto vero e proprio all’Alpheus, li vissi come due delusioni e dunque niente, decisi che non c’era bisogno di altri loro concerti. Fu un male al punto che, dopo il clamoroso show dei Twilight Singers al Circolo, chiesi tra lo sbronzo e il disperato a Greg se avesse mai voluto fare un altro tour solo: credeteci o no, non ottenni solo una risposta ma gli strappai proprio una promessa con tanto di stretta di mano fra Gentlemen, scritto rigorosamente con la maiuscola.

Ci sono voluti cinque anni da quella promessa e i mitici ragazzi di Unplugged in Monti a renderla realtà, i biglietti presi addirittura in “prevendita fans” e dopo quattro mesi di attesa una magica serata nell’atmosfera sobria e divina della Chiesa Evangelica Metodista. Chissà se Gesù si sarà palesato in qualche modo, e dire che il buon Greg gli aveva pure lasciato un posto nella lista degli ospiti. Lo scenario è da accoglienza e raccoglimento, con poche luci dal rosso al blu e candele sistemate su casse e ampli. In primis posso dire di aver fatto pure pace con gli Afterhours, forse anche perché Manuel Agnelli, accompagnato solo dal fido Rodrigo D’Erasmo al violino, ha deciso per la serata di giocare sul sicuro: attacco poderoso con la springsteeniana ‘State Trooper’ e salto indietro al 2001 quando la ascoltai su disco nel live di ‘Siam Tre Piccoli Porcellin’. Lo sfondo della croce e la chioma lunga ammetto che rendono praticamente impossibile evitare la battuta sull’”Agnelli di Dio” e il richiamo a quella copertina del Mucchio che lo vedeva addirittura crocifisso. Seguono ‘Ballata Per La Mia Piccola Iena’ e una granitica ‘Male di Miele’, con la chitarra acustica distorta ai limiti del sostenibile e il cantato energico come lo ricordavo:  le belle canzoni restano tali e Manuel sa sorprendere anche accomodandosi al piano, il tempo di una bonaria lamentala riguardo alle fievoli luci e alla sua poca vista “anche se suono questo pezzo da trentacinque anni” prima di cimentarsi nel ‘Notturno’ di Chopin e sfumandolo in ‘Lilac Wine’ di Jeff Buckley, vertice di una scaletta a cui poi avrebbero aggiunto ancora alcuni di quei brani che forse non avrò mai più bisogno di ascoltare su disco e che ringrazio di aver sentito di nuovo stasera: ‘Non è per sempre’, ‘Bye bye Bombay’, ‘Pelle’, ‘Quello che non c’è’. “Ci vediamo dopo!” è il breve saluto di entrambi.

A 50 anni compiuti a maggio scorso, Greg Dulli è ancora di gran lunga ‘larger than life’, il carisma e la voce soul graffiante gli permettono di mettersi in un palmo della mano gli spettatori che occupano ogni posto della Chiesa con i tre minuti scarsi di ‘If I were going’, il brano che apre proprio quel capolavoro di ‘Gentlemen’ e che stasera introduce un viaggio nudo e crudo nella discografia del ragazzone di Hamilton e se non è tutto nel passaggio “I’m a joker, I’m a smoker, I’m a midnight toker, yes I am” poco ci manca, così chiude la superba ‘Papillon’ citando la Steve Miller Band: seppur con anni ormai di sobrietà alle spalle e senza più, almeno nei concerti, “una sigaretta come sesto dito della mano”. Greg Dulli è on fire e che recuperi dal repertorio Gutter Twins ‘The Body’ o la tenue ed enorme ‘Step Into The Light’ degli Afghan Whigs, stasera sono solo applausi e lacrime per una messa laica di amori persi per sempre e anime tormentate a cui prendono parte a diverse riprese anche Agnelli e D’Erasmo e che non prevede in alcun modo batteria o percussioni. Tra le chicche della serata ‘The Lure Would Prove Too Much’, l’inedita ‘Demon In Profile’ che presenta sedendosi al piano e assicurando che farà parte del nuovo lp degli Afghan Whigs nonché il recupero di ‘Hyperballad’ di Bjork. Non si possono poi lesinare sorrisi e singalong per ‘Forty Dollars’ con la chiusura che mette in fila le citazioni della beatlesiana ‘She Loves You’ e ‘Hey Ya’ degli Outkast, impossibile dimenticare come tale cover fosse un assoluto must delle scalette Twilight Singers di qualche anno fa. A rimarcare la bontà del recente capitolo degli Afghan Whigs ci sono le esecuzioni delle introspettive ‘It Kills’ e ‘Can Rova’. Sorridente, spigliato come sempre, Greg ne approfitta per  sottolineare la bellezza del posto e per ricordare i tempi di ‘Ballate per piccole iene’ rendendo omaggio a Manuel Agnelli e agli Afterhours e definendoli “una macchina da rock’n’roll”, prima di lanciarsi a tutta voce nell’ennesima, liberatoria ‘Summer’s Kiss’. Il bis, dopo aver presentato ‘The Spell’ (ennesima novità?), lo vede vincere facile con le immancabili ‘Candy Cane Crawl’ e ‘Teenage Wristband’, altri grandi pezzi dei Twilight Singers. Una “telefonata” ‘Vedova Bianca / White Widow / My Time Has Come’ assieme a Manuel Agnelli e con gli immancabili battiti a tempo è la conclusione più ovvia almeno per questa unica data italiana del tour di ‘An Evening With Greg Dulli’ ma non faccio fatica ad ammettere che terminare il concerto con una esecuzione a due voci certamente improvvisata e non riuscita propriamente bene, sia per l’indecisione sulle parti da cantare in inglese e in italiano, sia per Agnelli che quasi non ricorda le parole rischiavano di chiudere la serata in tono minore. Ed ecco l’ultima sorpresa dopo l’uscita di scena di tutti i musicisti, con il roadie che annuncia al microfono che Greg sarebbe uscito in 10 minuti per firmare autografi al banco merch e D’Erasmo che lo interrompe comunicandogli che ci sarebbe stato un ultimo pezzo ed infine Greg che torna sul palco in totale solitudine e chitarra al collo per attaccare una nevrotica ‘Modern Love’ in omaggio a David Bowie e non lo fermano neanche i problemi al cavo: “Porterò a termine questa canzone!” urla prima di staccare l’amplificazione, avvicinare un altro microfono e continuare fino alla fine, meritandosi un’ultima ovazione totale per una serata di emozioni grandiosi. La promessa è mantenuta, grazie di cuore Greg.

Piero Apruzzese

Foto Daniela Iossa

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