Gossip @ Rashomon [Roma, 22/Giugno/2006]

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Prendete una serata a tema intitolata “Queers Jubilee” e metteteci dentro una folla capricciosa e due band imprevedibili. Lo stra-volgimento è dietro la porta. All’entrata noto una prorompente ragazza che parla con i suoi amici americani. Hanno tagli di capelli asimmetrici, curatissimi nel look, sono molto più cool di me mi chiedo da masokiana (o masochista…) convinta (a proposito c’è anche l’omonima band capitolina nel pubblico venuta appositamente per ascoltare i Gossip). La rubiconda ragazza è lei: Miss Ditto. Intanto è arrivata anche la versione lesbo-pin up di Betty Page che ha mangiato troppo. Non ho mai visto tanta folla in questo locale come nel”queers jubilee” di stasera, sembrano conoscersi tutti e divertirsi fra chiacchiere, drink (che fa molto fashion), bancarelline di bigiotteria fai-da-te e t-shirt. Aprono la serata i Dada Swing che ormai vantano un’attività live prolifica in giro per tutta l’Europa e addirittura in USA. Non avendoli mai ascoltati, pur essendo un trio romano, mi incuriosisco e cerco di carpire il loro segreto, dato che, da tempo, in molti me ne parlano entusiasti. Divertono, sono volutamente grotteschi, con tanto di spogliarellisti al seguito, ben due, incappucciati, che si dimenano davanti alla platea accalorata dalla temperatura estiva. I due suddetti sono in perizoma e luce a neon formato supposta sul deretano (avete capito bene…), tagliano frammenti di peluche, nello specifico orecchie di coniglio che inseriscono negli slip e poi lanciano verso il pubblico, non è che sia molto igienico… ma può inserirsi bene in un clima surreale come questo. La voce infantile, sgraziata e la tastiera giocattolo sono elementi precipui delle loro canzoncine che ci intrattengono grazie all’ossessività mista all’ironia. I Dada Swing creano filastrocche ben composte fra dissonanze strumentali e liriche strampalate. Una doverosa pausa per il cambio palco ed eccoci. Ammetto di essere sulle prime scettica, tutto un gran parlare di questi Gossip, ma più che per le loro qualità musicali hanno fatto clamore per le posizioni femministe assunte dalla cantante e per il fatto che in USA ormai sono diventati i rappresentanti del movimento gay-lesbo. Cambiare opinione è sinonimo di intelligenza e di messa in discussione ed io la muto immediatamente appena Miss Ditto sale sul palco. Grande presenza scenica, non mi riferisco alla mole, ma alla carica di energia e vitalità che esprime, coinvolge tutti i presenti. Possiede una vocalità che è un mix fra Aretha Franklin sporcata da Janis Joplin e le Bikini Kill, insomma un’anima soul imponente che urla con tutta la sua forza espressiva. Balla, contagia la platea con il suo carisma, è davvero effervescente. La batterista Hannah Blilie, androgina sia nell’aspetto che nel modo di suonare e il chitarrista Brace Paine sono bravi ed essenziali, generano un sound accattivante tanto quanto scarno ed incisivo. Una commistione di punk, funk con influenze che vanno dai Franz Ferdinand alle già citate Bikini Kill sino alla disco delle Supremes di Donna Summer. Ma è lei, Beth Ditto, il vero punto di forza della band prodotta da Guy Picciotto dei Fugazi. E poi il singolo, Standing in the way of control, è spettacolare, pericoloso non muoversi sui riff davvero elettrici e a prova di orecchiabilità eseguiti da Brace Paine. Miss Ditto ha una vocalità talentuosa e possiede una sicurezza di sé che riesce a renderla sensuale e a far impallidire certe smilze icone palestrate tipo Juliette Lewis. Ha talento e carisma da vendere la ragazza, davvero una piacevole sorpresa constatarlo. L’unica nota critica negativa è che, oltre alla calura estiva e alla moltitudine che non lascia spazio al respiro, a metà concerto la qualità compositiva dei pezzi, tutti molto simili fra loro, risulta essere un po’ monocorde producendo un effetto reiterato. Ma che importa, la festa continua e per disinibirsi e ballare non serve tanto alcool…

Mariagloria Fontana

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