Goodbye Velvet! – Day 1 [Rimini, 20/Maggio/2016]

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Bene. Da dove cominciare? Dalla fine. E alla fine Manuel Agnelli ha gli occhi lucidi. “Ci siamo cresciuti qui. Siamo cresciuti”. Raffinato uno due sintattico. E se la commozione di un soggettone così non dice tutto di questa serata, beh, certamente ne racconta tanto. Fiancheggiati dal violino di Rodrigo D’Erasmo, Agnelli e signora (leggasi chitarra acustica) hanno appena consumato, sotto gli occhi del mondo, un rito di paganesimo sonico iconoclasta capace di stipare nello stesso vano ascensore i venti di Odino, i martelli di Thor, il nebbiùn esistenzialista meneghino e la caligine panoramica di un futuro dietro l’angolo di tutti. Per tutti. Altrove? Chissà dove. E forse è proprio lui, qui, non meglio di altri ma più di altri l’icona adeguata per la prima giornata di una festa che è al contempo omaggio, commiato e, forse, semina. Il Velvet chiude. Viva il Velvet. E in tanti si avvicendano sul palco per un sentito tributo. Mazzi di fiori. Gemme. Libagioni. Doni rari e vitali. Tramutati in forma di set per lo più acustici. Emotivi. Affettuosi. Caldi. Nudi. Sinceri. Che mescolano e frullano canzoni conosciute a memoria. Canzoni memoria di una storia. Che è di molti. Che si ferma simbolicamente adesso. Che era ferma da un pezzo. Che non si fermerà mai. Oh well, whatever, nevermind come disse il poeta. Questa sera finiscono gli anni novanta. Parola di Max Casacci. Era ora gli fa eco Agnelli. Certo è che un bel drappello di pezzi da novanta dell’Italia anni novanta, oggi, è qui. I riuniti La Crus. I redivivi Mau Mau. Alioscia e Giuseppe dalla crew Casino Royale. Cristiano Godano senza Marlene. Amici, in somma. Che potrebbero essere anche altri. Perché al Velvet han voluto bene in tanti. Ma stasera sono loro. A fare il loro sporco lavoro. Di gran cuore. E c’è un oceano di gente a questa festa tutt’altro che mesta. Apripista della serata i Landlord. Che mi perdo perché arrivo lungo. Esattamente a metà del set di Filippo Graziani insieme a Federico Mecozzi e Diodato. In tempo per sentirmi ‘Pigro’ e ‘Lugano addio’, due cover di Ivan. Ivan che certamente ghigna, da qualche parte. (Hey, that’s my boy). I Mau Mau ci accompagnano nel loro zig-zag di danza e pensiero per deserti, terre di nessuno e mari. Alioscia e Beppe improvvisano uno spoken word urbano che sbuffa dalla metro e abbraccia ogni astante. I La Crus ci concedono ‘Nera Signora’, ‘Natale a Milano’ con l’autore Dany Greggio e molte altre carezze d’amour fou. Godano scarnifica ‘La canzone che scrivo per te’, Lieve’ e ‘Nuotando nell’aria’, gettandole elegantemente sul pubblico come monete dell’I Ching. Arriva Agnelli e arriva un’infuocata ‘Bye Bye Bombay’. ‘Male di miele’ a ruota. Comincia così la fine. E il libro dei mutamenti, insieme al cerchio e ogni suo incantesimo, si chiude. Giù le chitarre dunque. Largo ai bpm di Casacci e dei resident dj.

Poi, s’è ballato tutta notte. Poi, sabato e domenica, mi dicono siano arrivati anche Moho Club Discontinuo. Cosmo. Vinicio. Versailles. Rock ’n’ Roll Kamikazes. Urali. Duo Bucolico. Linea 77. E molti altri, molto altro che certamente ora scordo. Basta farsi un giro on line e si trova tutto. Scossoni elettrici. Sciabole adrenaliniche. Bassi illegali. Playlist zeppe di ricordi. Senza sosta. Senza fatica. Senza paura. Con gioia famelica. Come se fosse la prima volta. E come se non ci fosse un domani. Eccola, forse, la verità. Perché, mai come ora, questa frase sembra vera. Dunque la farò breve. Rimanendo sulle linee generali. Tenendo le cose più intime e personali segrete. La musica è buona parte della mia vita. Letteralmente. E sono decenni che vado ai concerti. Spesso facendo centinaia di km. Oppure appena due passi. Il Velvet mi ha portato primizie incredibili sotto casa. Lo Slego prima, il Velvet poi sono stati, a loro modo, famiglia allargata per ogni ragazzino di Rimini e dintorni sedotto e (non) abbandonato dai dischi di un certo tipo. La cultura di un certo tipo. Il mondo di un certo tipo. Mondo che in genere non fa tappa in provincia. Non solo Slego e Velvet. No. Ma soprattutto loro. Quel pianeta ora svanisce. Ma non scompare. Nulla va perduto. Tutto si trasforma. Lo dicono tutti in queste ore. Lo dice sopratutto la fisica. E io ci voglio credere. Per la cronaca: fino al 22 Maggio 2016 il Velvet è stato un Club di Rimini. Per quasi tre decadi, di fatto, tutta la musica indie di qualità, italiana e internazionale, è passata di lì. Tutta. Il destino e lo spirito del locale sono indissolubilmente legati alla figura di Thomas Balsamini, dj e imprenditore illuminato scomparso prematuramente il 10 Giugno 2013. Anni indelebili. Grazie Velvet.

Giuseppe Righini

Foto  Chico De Luigi