Gold Panda + Civil Civic @ Monk [Roma, 12/Novembre/2016]

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Garbage, Crystal Castles, The Kills, The Veils, Nicolas Jaar, e poi smettiamo di leggere perchè ci siamo stancati di sbuffare. Circa un mese fa, in uno dei nostri periodici momenti di ricerca e studio dei live act italiani degni di nota, ci siamo resi conto che di questi artisti menzionati, nemmeno uno avrebbe toccato il suolo romano, ma solo altre città dello Stivale. Eppure viviamo nella città più popolare e popolosa d’Italia. Eppure, dopo anni di frequentazione di questa scena, siamo sicuri che a quei concerti, in questa città, il pubblico si sarebbe presentato in numero sufficiente per dar modo a chi suonava di avere dinanzi a sè una cornice non svilente e a chi organizzava di guadagnarsi, se non il caviale, almeno la pagnotta. In un calendario concerti piuttosto desolante, le uniche gioie arrivano dal Monk Club, locale del Portonaccio, che sarà pure molto lontano dalla zona in cui risiediamo, ma si è conquistato la nostra fiducia, rendendoci un habitué, garantendo con discreta frequenza dosi di musica dal vivo di qualità. Dopo una prima fase in cui nel cartellone si prediligeva inserire rock e jazz, quest’ultimo in onore dell’artista che dà il nome al locale e seguendo la scia di quanto fatto da La Palma Club, sulle cui ceneri si è stabilito il Monk stesso, questa venue, negli ultimi tempi, ha deciso di aprirsi all’elettronica, con alcuni esperimenti che da spettatore ci sono sembrati vincenti. Per la serata organizzata da Manifesto, oltre a Gold Panda, un mostro sacro di quel panorama e collezionista di sold out romani (questa sera non farà eccezione) ci sono i Civil Civic, duo australiano originale e meno conosciuto di quanto meriterebbe. Saranno loro a vincere, di un’incollatura, la nostra personale sfida per il live migliore della serata, ma ristabiliamo l’ordine cronologico e procediamo con il racconto dettagliato.

Sono passate le 22.30 quando i Civil Civic, duo post punk australiano, ma da tempo di stanza in Europa, composto da Aaron Cupples (chitarra e synth) e Benjamin Green (basso e synth), guadagna il palco. Dinanzi a loro una folla corposa, ma che non ha ancora riempito del tutto il locale, cosa che avverrà intorno alla mezzanotte, con l’arrivo del panda dorato. Attivi dal 2011, avevano già calcato i palchi italiani ed anche romani, lasciando un ottimo ricordo in chi, come il sottoscritto, aveva avuto modo di apprezzarli, e non si è fatto pregare per tornare al loro cospetto, per scoprire a che punto della loro maturazione fossero arrivati. Oltre a chitarra e basso, intorno a loro ci sono una miriade di effetti, pedaliere e sintetizzatori, con tanto di luci di vari colori che si muovono come un semaforo, ma ad altissima velocità. Lo stesso effetto visivo è proposto sul telo alle loro spalle, che accompagna il ritmo della musica. Gli Oceani, nel senso di abitanti dell’Oceania, sono freschi di pubblicazione del loro sophomore ‘The Test’, otto pezzi i cui titoli iniziano tutti con il prefisso ‘The’, e che mantengono pressoché invariate le atmosfere dell’esordio. Ottima la scelta di inserire artisti di questo tipo prima di un maestro dell’elettronica: riescono a divertire e fare una buona figura, senza che tutti quelli venuti per il nome forte della serata possano paragonarli all’headliner, vista la sostanziale differenza di generi.

L’inglese Derwin Schlecker, meglio conosciuto come Gold Panda, ha preso ispirazione da un viaggio in Giappone, uno dei paesi più famosi per l’allevamento e la riproduzione dell’animale che ha inserito nel suo moniker, per il suo terzo disco. Degli abitanti del Sol Levante ha anche una certa passione per i rituali, come quello che compie ogni volta che sale sul palco: si presenta con una tazza di tè e la posa sulla console, mentre oggi toglie anche giacca e zaino prima di iniziare col suo lavoro. I visual sono dedicati al paese di Murakami, così come la maggior parte della scaletta attingerà a piene mani proprio da ‘Good Luck and Do Your Best’, ultima fatica discografica, che con campanelli e tradizionali strumenti a corda cercherà di ricreare le atmosfere che evocano a tutti quella nazione. L’artista britannico, che man mano che perde i capelli svela sempre più una sensazionale somiglianza con l’attore Paul Giamatti, fa ballare i presenti che mantengono alta l’attenzione e restano al proprio posto, al contrario di molti live elettronici che vedono assottigliarsi le file dei presenti che di solito si dirigono al bar o all’esterno dopo una manciata di minuti. Nell’ora abbondante di act, sul finale ci sarà spazio per l’apprezzatissima ‘You’, tratta dal disco d’esordio e sottolineata dalle grida di entusiasmo di molti fan. Il panda dorato, in soli tre album, è riuscito ad affermarsi come certezza, per le ottime esibizioni live, ma anche per la sempre positiva risposta del pubblico davanti al suo nome. Almeno un bel live a cui ci interessa andare, nei prossimi anni, a Roma dovrebbero continuare a proporlo.

Andrea Lucarini

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