Gogol Bordello + Juliette & The Licks @ Villa Ada [Roma, 26/Giugno/2007]

507

Quest’estate, per quanto mi riguarda, è davvero miserrima a livello di concerti cosicchè dopo 15 giorni senza vederne uno scelgo di seguire il consiglio dell’amica Francesca e di andare nel bellissimo scenario di Villa Ada per il concerto di Juliette And The Licks, dei quali, pur non avendo mai ascoltato nulla, avevo comunque sempre sentito parlare bene. La serata per fortuna è fresca e il caldo terribile dei giorni precedenti è andato a farsi fottere, spazzato via da un vento glorioso. Prima del concerto mi aggiro tra gli stand, sempre i soliti, sempre le solite chincaglierie. Mi dirigo allora verso quello della birra, il più importante, ma c’è una fila di 120 persone e quindi rinuncio anche perchè i prezzi sono a dir poco “esosi”.

In teoria oggi la serata prevedeva che ci fossero i Gogol Bordello ad aprire per Juliette, invece l’ordine è stato invertito. Poca importa, tanto non cambia nulla. La Lewis appare sul palco vestita in maniera sexy, pantalone super attillato, magliettina provocante e capelli legati da una fascia indiana con tanto di piume. Essendo venuto al concerto completamente vergine della sua musica, appena la vedo penso che sarà il solito gruppo del piffero che usa la donnina sexy per distogliere l’attenzione dalla pochezza del sound. E invece al grido di “I’m Juliette and we’re the licks!” assisto a un’oretta di r’n’r assolutamente da ricordare. Juliette sul palco ci sa stare come poche al mondo, ha bene in mente il concetto di frontwoman, e ha un timbro vocale invidiabile e graffiante. I pezzi sono tutti trascinanti, non ne conosco nessuno per cui non posso scrivere i titoli, tranne la bella cover di “Hot Stuff” di Donna Summer riproposta in chiave hard rock. Durante lo show quattro punk hanno la bella idea di iniziare uno spettacolo pirotecnico tipo i Mangiafuoco del circo, che rendono più colorita l’esibizione. Il concerto scivola via come una birra fresca, senza noia, misto tra rock e influenze stradaiole; Juliette ovviamente gioca sulla sua immagine sexy, non la nasconde di certo, i movimenti sono lascivi e provocanti, sorride al solito coro becero “faccela vedè, faccela toccà”, cerca di cantarlo pure lei ma con scarso successo, si danna l’anima per tutto lo show in cui è supportata da una band dove spicca però solo la chitarra solista (gli altri mi sono sembrati piuttosto anonimi, specialmente l’altro chitarrista, figura irritante della serata). Nel finale il gruppo dapprima si produce in un assolo di batteria dove tutti e cinque si mettono a suonare un pezzo della drum kit e poi, dopo una presentazione un po’ coatta di ogni membro della band, nella miglior tradizione punk si scambiano gli strumenti e si producono per l’ultimo brano che merita applausi. E applaudo convinto anch’io.

Durante il cambio palco cerco di andare a mangiare una cosa ma visto il numero di persone presenti l’idea è improponibile, mi accontento di un cremino e attendo i Gogol Bordello.

Il gruppo, di base negli States, ha una storia travagliata, formatosi nel 1993 riesce a rilasciare il primo album solo nel 1999 ed è composto da persone provenienti da varie parti del mondo, che mescola praticamente tutto quello che vogliono. Punk, ska, dub, reggae, hip hop, e sopratutto musica tzigana. Usano sia strumenti rock che folk ma il loro show è stato altalenante. Le cose positive sono state sicuramente l’istrionico cantante Eugene Huntz, veramente un personaggio, vestito come un clown, che ha rilasciato sul palco una scarica di adrenalina pazzesca (ah, anni fa per uno scambio di persone si è fatto pure un po’ di carcere in Italia!!). Poi c’è da menzionare il violinista Sergei Riabtsev, ex direttore di Teatro a Mosca, che dà un tocco molto molto teatrale all’esibizione, dove tutto è studiato alla perfezione, sopratutto i movimenti di due ragazze che entrano on stage come dei folletti, con della maschere 700esche e che oltre a muoversi, cantano e suonano un curioso strumento a metà tra una lavagna e lo schienale di una sdraio (ammetto l’ignoranza). Altra cosa positiva senza dubbio è quando decidono di togliere il freno ai pezzi e di lasciar finalmente “correre” la musica, in questo caso il risultato è grandioso e si scatena un pogo selvatico a cui purtroppo non posso partecipare causa postumi di un’operazione, ma era davvero invitante. Purtroppo il gruppo si intestardisce nel mescolare troppe cose e il risultato diventa improponibile, e sopratutto noioso, lunghe parti in cui viene ripetuta la stessa cosa all’infinito. C’è sicuramente un’ottima cura nella preparazione dei brani, tutti i musicisti sono preparatissimi e come detto, sono da vedere almeno una volta per come stanno sul palco, ma magari dal vivo potrebbero concentrarsi di più sui pezzi veloci o “up tempo” perchè quando questi “partono” è davvero una festa, hanno insomma un potenziale esplosivo che non sfruttano, ecco. Però hanno sputato l’anima, questo si! E’ tardi, ora di andare, la birra che non sono riuscito a bere mi aspetta nel mesto frigorifero di casa.

Dante Natale

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here