Gods Of Metal 2008 @ Arena Parco Nord [Bologna, 28/Giugno/2008]

439

Sveglia alle 07:15. Due ore di sonno sulle spalle per farsene 5 in macchina verso Bologna. Vecchi ricordi mi legano all’Arena Parco Nord. L’ultima volta che ci sono stato era il 2003, ragazzino 17enne che si andava a vedere i Rancid e i Mars Volta e adesso mi ci ritrovo per vedere gli At The Gates e per la seconda volta gli Slayer. Purtroppo arrivo in ritardissimo, appena in tempo per sentire gli ultimi pezzi dei Dillinger Escape Plan. Superato lo shock per essermi perso due gruppi che mi interessavano moltissimo, i Between The Buried And Me e i romani Stormlord, mi concentro sui jazzisti hardcore. Mi erano stati presentati come delle furie. Su internet girano filmati in cui danno fuoco al palco dell’Hellfest o in cui il cantante sull’attacco del primo pezzo si lancia sul pubblico in un headwalking delle prime sei file. Mi immaginavo che facessero uno show analogo, invece sono stati abbastanza deludenti dal punto di vista scenico: il bassista ha assunto per tutto il set una posa idiota alla mortal combat a gambe sciancate, i chitarristi si esibivano solo in pose modaiole e gli unici eccessi che hanno avuto sono stati rigirare una cassa spia per salirci sopra e rubare sull’ultimo pezzo un’asta della batteria per appoggiarla sulle casse a lato palco. Tecnicamente nulla da dire, ma credo che abbiano perso la loro furia dopo il cambio di line-up del cantante e del batterista. Peccato.

Primo pomeriggio: duemila gradi all’ombra, già si iniziano a vedere le prime schiene metallare completamente abbrustolite dal sole e l’arena non fa che riempirsi di ora in ora. Meno male che ad ogni cambio palco qualcuno della sicurezza al di là delle transenne spruzza le prime file con un idrante per alleviare il caldo e soprattutto la puzza di ascelle sudate. Intanto nel pit si inizia a formare una piscina di fango. At The Gates. È bastato che salissero sul palco per provocare il primo boato. Provate ad immaginare cosa può essere successo appena il chitarrista attacca col primo pezzo: ‘Slaugther Of The Soul’. Migliaia di pugni al cielo, un altro boato e via! Si comincia a ballare nel fango. Loro sono clamorosi, suonano quasi tutto il disco che li ha resi famosi e sotto il palco si vedono scene di gente impazzita perchè finalmente riesce a vedere uno dei gruppi che hanno fatto la storia e che sta continuando ad influenzare migliaia di gruppi. Spendo due parole per un Tomas Lindberg meraviglioso. Si presenta sullo stage col suo barbone biondo svedese tutto vestito di nero, leggermente ingobbito. Si aggira per il palco avanti e indietro incitando il pubblico. Braccio sinistro dietro la schiena cantando in avanti. Il più crust di tutti. Finiti gli scandinavi, mi faccio un giro per l’arena e incontro praticamente tutta Roma il che contribuisce a creare una bella atmosfera. Adesso sta ai Testament farci vedere cosa sanno fare.

Ridicoli. Il peggior gruppo delle giornata. Suoni “antichi” metal anni ’80, brutti esteticamente, brutti scenicamente, Chuck Billy che non sa cosa fare durante le parti strumentali, un chitarrista che si cimenta in saltelli sul palco che mi sembrava di vedere i Blink182. Suoni sbagliati quindi scaletta senza tiro. Me ne vado al bagno a bere convinto che tanto manco fanno il pezzo migliore della loro discografia (‘Down For Life’). Ovviamente torno e “Andrè hanno fatto ‘Down For Life’…”. Grazie Testament.

Quando salgono i Meshuggah sul palco l’arena inizia ad essere ormai quasi piena ed io sono curioso di vedere questi pazzi perchè, chi ha sentito un loro disco, sa bene che gli svedesi sono molto restii ad usare un normale tempo 4/4 e quando lo usano hanno questa cattivissima abitudine di spostare gli accenti, quindi, in una situazione live, diventano praticamente “inscapocciabili” ed inballabili data l’impossibilità di ricordarsi tutti i tempi. Salgono sul palco con le loro chitarre ad otto corde ed i loro magnifici amplificatori line6 digitali e mi pettinano. Mi devastano. Anche i più fomentati sotto il palco non riescono a muoversi impietriti dai suoni e dalla tecnica sovraumana dei musicisti. Ho seguito per un quarto d’ora solo la cassa della batteria. Nonostante la velocità non ha sbagliato un solo colpo. Tecnicamente sono il gruppo migliore che ho visto in tutta la mia vita. Ma soprattutto, nonostante i chitarristi debbano stare quasi immobili per ovvie necessità tecniche, Jens Kidman da solo, aggirandosi per il palco come uno zombie con braccia a mezz’aria e scapocciando a tempo (come fa?), basta da solo a reggere l’incredibile palco di Bologna. ‘Future Breed Machine’ finale, l’apocalisse, concerto finito e 20000 persone a chiedersi come si possa suonare così.

Anche i Carcass sono stati una mezza delusione. Suoni sporchissimi, esecuzione spesso imprecisa e mediocre presenza scenica. Ciò non vuol dire che sotto il palco non ci fossero le solite migliaia di capelloni a massacrarsi di botte, ma a me hanno annoiato talmente tanto che sono anche riuscito a farmi una mezzoretta di sonno. Mi sono svegliato appena in tempo per vedere la presentazione dell’ex batterista che nonostante l’ictus continua a seguirli in tour pur non suonando. Commovente.

È sempre difficile descrivere il concerto di un gruppo come gli Slayer. La violenza che riescono a farti tirare fuori, la botta in faccia che arriva ogni volta che iniziano lo show con ‘God Hates Us All’, le sensazione che si provano a stare sotto il palco a cinque metri di distanza da Kerry King urlando col dito al cielo i testi delle loro canzoni. I pugni e i calci sullo stomaco che non te ne accorgi fin quando non torni a casa e ti ritrovi coperto di lividi. Una guerrra civile, un tutti contro tutti sotto il palco per un’ora e mezza in cui migliaia di persone si picchiano ferocemente e dove la delegazione “Harcore” romana si fa valere oi!. Un concerto degli Slayer non è paragonabile a nient’altro. Alla fine dell’ultimo pezzo ‘Angel Of Death’ l’arena ormai strapiena esplode e a me non resta che ritornare a casa per scrostarmi finalmente il fango che ormai mi arriva fino alle ginocchia. Le scarpe sono praticamente da buttare, ma Parigi val bene una messa.

P.s. Non mi sono dilungato con i miei soliti pipponi sull’impossibilità di formare un pit in Italia e sulla completa ignoranza per quanto riguarda il galateo del buon ballerino ai concerti brutali, ma per favore, qualcuno può spiegare ai metallari cos’è un circle pit?

Andrea Di Fabio

Commenta

Please enter your comment!
Please enter your name here