God Is An Astronaut @ Circolo degli Artisti [Roma, 7/Marzo/2012]

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Bentornati e buon compleanno God Is An Astronaut! Il gruppo post-rock irlandese, che si esibisce a Roma con cadenza annuale, giunge nella capitale per festeggiare il suo decimo compleanno. Il sold-out è quanto mai scontato, e arrivare con un po’ di anticipo è una scelta necessaria se si vuole assistere al concerto da una posizione accettabile. L’annunciata assenza dei polacchi Tides From Nebula condanna i puntuali ad un ora di attesa scandita dall’ascolto dei fantastici Chemical Brothers. Sono le 22.30 quando finalmente i due Kinsella, Lloyd Hanney e il neo-entrato Jamie Dean salgono sul palco. I quattro appaiono da subito coinvolti e divertiti, e il pubblico romano si dimostra caloroso sin dalle prime note. In barba alla tradizione del genere, il gruppo mostra un approccio on-stage piuttosto entusiastico: Torsten Kinsella saltella goffamente con la sua chitarra, Jamie Dean invita spesso il pubblico al clap, Niels Kinsella con il suo coattissimo Laurus Quasar a sei corde si prodiga in un head-banging selvaggio. L’atteggiamento on-stage non fa altro che ricalcare la scelta sonora della band, che alle finezze compositive dei dischi predilige un sound, ahimè, decisamente più “heavy” e muscolare, che sfocia in alcuni momenti anche in tappeti di doppio-pedale (addirittura!). Insomma non esattamente quel che mi aspettavo dall’ensemble in grado di comporre pezzi emozionanti e seducenti, dal gruppo arrivato a comporre la piccola perla ‘All is Violent, All is Bright’, disco che denotava una certa finezza compositiva. Insomma, niente elettronica, niente crescendo, poche dinamiche dilatate, con buona pace degli ascoltatori più legati alle sonorità post-rock e grande gioia per i giovani metallari presenti in sala (non pochi). Discutere sulla validità di una scelta del genere forse non ha molto senso, ma è inutile negare che c’era fra il pubblico chi si aspettava qualcosa di diverso (e di migliore). La serata viene salvata dai brani migliori della band che pur subendo lo stupro sonoro delle distorsioni riescono comunque a emergere nella loro bellezza. Non basta l’entusiasmo generale a farmi uscire soddisfatto dal Circolo degli Artisti, e alla fine desisto anche dall’affacciarmi all’accalcato banchetto del merchandising.

Luigi Costanzo

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