God Is An Astronaut @ Circolo degli Artisti [Roma, 26/Maggio/2010]

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Tornano esattamente a distanza di un anno gli irlandesti God Is An Astronaut e si spostano di un centinaio di metri, dall’Init al Circolo. I God, come dovrebbero sapere quasi tutti quelli che leggono questa immortale webzine, sono una delle formazioni di post rock più straight edge (nel senso che “è quello e basta”) più note degli ultimi anni. Il loro picco è ‘All Is Violent All Is Bright’, mentre un po’ in calando mi son sembrati gli ultimi due dischi, decisamente ripetitivi pur con qualche lampo di classe. Il Circolo è pieno pienissimo. Cosa essere tutte queste persone? Io non abituato. Entro che Lili Refrain ha iniziato il suo concerto solista. Non mi è piaciuto. Da sola, con la chitarra e voce, Lili presenta un set di 20/25 minuti in cui la voce è limitata a degli urli e la chitarra è in parte noise, in parte industrial e in parte, anzi per larga parte, sembra la chitarra perduta di Janick Gers o di Timo Tolkki. A volte quegli assoli sembrano degli Helloween o degli Iron Maiden (giuro che a un certo punto le è partita ‘Mother Russia!’) a volte gli stop and go dei riff ricordavano il giochino di Angus Young quando fa partecipare il pubblico. Boh non l’ho capita io. Ci lascia lanciandoci petali.

Aggirandomi nello spazio merchandise noto lo stand degli americani Junius. Sto per mettere mano al portafogli solo per la visione del loro double- gatefold-deluxed-edition-26 booklet page-coloured vinyl ma fortunatamente la mia mente raziocinante mi suggerisce di aspettare la prova live dei nostri. Che è un po’ floscia. Di nero vestiti i 5 americani con le dovute barbe d’ordinanza (non se ne può più adesso) hanno offerto una prova di rock pensante lievemente attratta dal post rock e maggiormente paralizzata da band heavy rock. Sinceramente, passato il primo brano il resto del concerto è un’arruffata e manierisitica mole di riff banali e sempliciotti di linee vocali che mancano e di groove che è inesploso. Rivedibili. Il portafoglio ringrazia.

Spero in qualcosa di meglio con i God Is An Astronaut. Che siano un gruppo di altra classifica lo si nota subito, la musica parla per loro. Bellissimo l’effetto luci dietro che lascia i tre componenti in penombra con le stesse a giocare seguendo la musica. Il pubblico è letteralmente pazzo per loro. Gente che si è comprata l’intera discografia, molti i presenti con la maglietta della band comprata nel precedente concerto e gli urli si sollevano alti nei cieli plumbei ad ogni inizio di brano, tutti perfettamente riconosciuti. Eppure neanche loro mi hanno convinto. Innanzitutto i brani sono speculari alle versioni studio, inoltre, pur cercando di autocoinvolgersi un pochetto, i GOD sono statici sul palco ma sopratutto manca un po’ di rabbia, di “spazialità”, che i loro brani dimostrano di avere in studio e non dal vivo. Mancano di energia primoridale, quella che li renderebbe davvero enormi. Magari con due chitarre. Nel mezzo però non va disprezzata certo la loro caratura, alcuni dei bellisismi brani, le melodie eteree. Ma gli manca ancora qualcosa.

Dante Natale

7 COMMENTS

  1. Quest’anno, per motivi di “ex” che non volevo incontrare, non ho partecipato al concerto, ma mi sembra proprio la fotocopia di quello dell’anno scorso…….insomma un po’ deludente mi sa…. Sono d’accordo comunque sul fatto che sia un grande gruppo…. Anche basta pero’ 🙂

  2. Bah…E’ proprio vero che il mondo è bello perchè vario, per quanto mi riguarda i Junius sono stati eccellenti…Una muraglia di suono che esprimeva potenza ma anche morbidezza allo stesso tempo, li conosco da tempo, ho i loro meravigliosi vinili e spero che tornino presto, non sono un gruppo stratosferico ( il loro nuovo album non è bello come il precedente e alcune idee non sono ancora bene a fuoco) ma almeno tentano di scrivere canzoni all’interno di un contesto che si abbevera sia allo shoegazer “pesante” di Jesu che al post rock più chitarristico che alla new-wave più melodica e gotica senza ricopiare pedissequamente un canovaccio come invece fanno i God Is An Astronaut, che precisini e pulitini non danno una scossa che sia una e dopo 2 pezzi mi avevano triturato le palle con i loro arpeggini e i loro pezzi fotocopia degli Explosions In The Sky che già di per loro sono una fotocopia di altra merda del genere….Vedere tutta quella valanga di gente accalcarsi per vederli è stato divertente, ma dopo un po’ ho preferito uscire e fare 2 chiacchiere con i Junius che si sono anche dimostrati ragazzi gentilissimi e molto amichevoli..
    Poi una domanda finale? Ma se alla gente piace portare la barba e vestrsi di nero saranno pure cazzi loro?? O no?

  3. Dai non soffermarti sulle note di colore e sulle barbe 🙂
    Intervengo solo per “difendere” gli Explosions In The Sky, che saranno pure derivativi ad altre cose a loro volta derivative ecc., ma che visti personalmente dal vivo confermano la presenza di un Dio supremo. Band totale e assoluta sotto ogni punto di vista. (http://www.nerdsattack.net/?p=1556)
    Ora andrò a scoprire i Junius. A presto.

  4. Era ironica la cosa sulle barbe. Oggi ogni band che viene dagli states ha 3/5 deicomponenti ampiamenti barbuti.

  5. Il fatto che gli Explosions In The Sky siano una eccellente live band non la metto in dubbio (anche perchè non avendoli mai visti non potrei certo affermare il contrario), rimane il fatto che a mio parere sono la perfetta “band di genere” che ripropone stilemmi con lo stampino. Ma la mia non vuole essere una critica alla band in sè perchè in questo non c’è niente di male e , tra l’altro, la cosa non esclude certo che possano scrivere ottimi brani (cosa che riesce anche ai GIAA), ma a chi ne vuole fare un monumento del rock di questi anni. A me i Mogwai non piacciono un granchè, ma nei loro primi 2 album e nei primi ep è già scritto molto di quello che avverrà al genere in questione ampiamente prima dei gruppi sopracitati….

  6. Quello al Circolo degli Artisti è stato uno dei live più interessanti e ben riusciti dell’anno a mio parere.
    Che se Dio esistesse sarebbe un astronauta è appurato!
    Grandissimi i God che adoro e seguo da anni e che come sempre mi hanno lasciato estasiato per giorni, e sopratutto bellissimo pretesto per scoprire band come i Junius di cui avevo ascoltato poche cose in passato e che ho trovato davvero eccellenti dal vivo.
    Non meno meritevole la nostrana Lili Refrain che è stata una bella sorpresa e un toccasana magistrale nei riguardi delle mie personali visioni sul panorama musicale in Italia.
    Tecnica chitarristica davvero invidiabile, voce ipnotica e versatile considerata la sua capacità di passare come se nulla fosse da urla a fraseggi lirici e ottima tenuta di palco per essere da sola.
    Molto felice di esserci stato!

    Marco

  7. Brava l’esordiente Lili Refrain, buoni i God is an Astronaut, eccellenti i Junius, decisamente i migliori del lotto.

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