Giuda @ Vicolo Bolognetti [Bologna, 6/Luglio/2013]

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Bologna è invasa. Dalle zanzare? No. Dai reduci di Manu Chao? No, per fortuna anche loro sono spariti. E’ invasa dagli hot pants. Anche stasera che mi reco a Vicolo Bolognetti, con la bicicletta comunale pesante come un incudine, non posso far a meno di ringraziare l’ideatore di questo revival che rende gloria a Daisy degli Hazzard di cui pullula Bologna. Sì sì, ora parliamo dei Giuda. 
Degli autori di ‘Racey Roller’ qui a Nerds Attack! ne abbiamo ampiamente scritto e quindi eviterei la solita tiritera sul loro stile, il look calciofilo-punk-belligerante anni ’77-’78, etc etc. Dovreste sapere già tutto. Per chi non lo sa ebbene tenga a mente una cosa: il miglior gruppo punk and roll europeo attualmente è italiano e si chiama Giuda. A conferma di ciò oggi sono stato testimone dell’ennesima superba prova live, dove la band romana, tra la passione per i campi di pozzolana della Tuscolana e ‘High Voltage’ degli AC/DC, ha conquistato, tenendoli stretti alla gola, i bolognesi di Vicolo Bolognetti. Intanto complimenti a chi ha organizzato la rassegna, perchè vedere un bel po’ di concerti, gratuiti, in un posto splendido come appunto il quadrilatero interno di questo storico palazzo è fortuna che hanno poche città.
 Dovevano esserci i Valentines di spalla ma la febbre ha bloccato la cantante. Peccato.

Alle 22.15 i romani salgono sul palco e la calamita cosmica è Tenda. Un vero cazzo di frontman, uno che si danna l’anima e che sa muoversi con stile e arroganza messi assieme senza risultare fuori tempo, anzi è un fico della madonna. Così come la band, che pur rifacendosi al credo glam punk ’77, Sham69, Slade, Gary Glitter, risulta maledettamente attuale. Il pubblico conosce i brani e le tante ragazze son pronte a battere le mani in aria ad ogni ordine, tanto oramai sono stranoti e i pezzi vengono cantati da tutti. ‘Number 10’ ovviamente, che riceve l’ovazione maggiore, ma anche la strumentale ‘Racey Roller’, una delle mie preferite. La pennata dei due chitarristi è da batticuore, ogni riff sembra facile e magico allo stesso tempo, a volte rubacchiano qua e là, tanto che, come detto prima, il riff di ‘High Voltage’ degli AC/DC l’ho sentito riadattato almeno in un paio di occasioni, così come sempre dagli AC/DC hanno sgraffignato a modo loro, nascondendoli, riff di ‘Let There Be Rock’ e ‘Whole Lotta Rosie’. I brani funzionano, i cori da stadio fanno fare spogliatoio al pubblico che tripudia gioia e devastazione alla band. Loro poche chiacchiere, schitarrano, ballano e cantano. ‘Hey Hey’ e ‘Here Come Saturday Night’ chiudono la parte classica poi rimpolpata con due bis. 50 minuti. La durata perfetta per lo show r’n’r perfetto! Il miglior complimento che mi vien da fargli è che tornato a casa mi è davvero venuta voglia di mettere su roba che non ascoltavo da decenni e il primo disco che ho pescato è stato ‘Cut Above The Rest’ degli Sweet, in ascolto proprio mentre scrivo la recensione. Non ci sono dubbi: l’album più atteso della prossima stagione in Italia così come in Europa è proprio il seguito di ‘Racey Roller’. Lo aspettiamo tutti con le spranghe sotto il cappotto. Da veri punk rockers.

Dante Natale

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