Giuda + The Winstons @ Villa Ada [Roma, 22/Giugno/2019]

1037

Mi piacerebbe pensare che sia stato per il caldo, ma il dubbio è forte ed il retrogusto amarognolo difficile da ignorare completamente, quando vedi la maggior parte del pubblico che rimane ferma mentre i Giuda suonano live e poi la stessa gente la trovi a ballare con il dj-set, c’è qualcosa che non va, ma andiamo per ordine. Vado a prendere Roberto Dell’Era in hotel, arrivo quindi a Villa Ada più tardi del previsto e purtroppo perdo l’apertura dei Big Mountain County, ma quando il trio delle meraviglie, composto appunto dal bassista degli Afterhours, insieme a Lino Gitto ed il poliedrico Enrico Gabrielli (Calibro 35 e PJ Harvey) sale sul palco, sembra che su Villa Ada siano atterrati gli alieni. Evidentemente però non tutti la vedono così. Come nella più classica delle iconografie riguardanti gli UFO, una navicella di un altro mondo te la immagini ad attrarre a sé i presenti, grazie ai suoi raggi di luce magnetici, invece il pubblico che staziona sotto al palco è visibilmente in minoranza rispetto a quello comodamente seduto sulle sedie più dietro. Per carità, la gente c’è, applaude ed apprezza (e ci mancherebbe altro), ma sembra poco coinvolta, poco rapita, un vero peccato per la prima esecuzione dal vivo di un album magnifico come ‘Smith’, il secondo capitolo della storia discografica dei Winstons. La super-band propone la sua personale miscela di psichedelia e prog che reincarna a tratti il Canterbury sound, mista ad una tendenza per l’improvvisazione, che strizza l’occhio ad ispirazioni funk-pop di matrice 70’s. La chimica del trio è invidiabile, un piacere per le orecchie ed uno spettacolo per gli occhi, forte della portentosa presenza scenica dei tre musicisti, cui si sommano i visual lisergici alle loro spalle. Eppure una parte del pubblico preferisce rimanere seduta con le dita delle mani incrociate sulla pancia ad aspettare. Cerco di darmi una spiegazione. Penso che del resto siamo a Roma ed i Giuda giocano in casa, magari la maggior parte del pubblico è qui per loro, ma è più incline a sonorità meno strutturate, più dirette, più punk. Speriamo. Mi auguro che appena sarà il loro turno scoppi il panico. E invece…

Potendo giovare della possibilità di assistere al concerto dal bordo del palco decido di approfittare e per una volta non mi butto nella mischia come al solito, del resto e dal dicembre 2013 che non perdo un loro concerto e solitamente non sto mai più indietro della seconda fila. Assistere ad un live dei Giuda a Roma ha sempre avuto un significato particolare, parliamo di una band che come molti altri considero di autentici eroi, per quello che fanno, per come lo fanno, per quello che rappresentano e soprattutto per i traguardi raggiunti. Sfido chiunque a nominarmi un’altra band italiana così amata e seguita all’estero, laddove per “seguita” non si intende dagli italiani che vivono fuori dall’Italia, ma con fan locali autentici in ogni paese che tocca. Il quintetto romano è la solita macchina da guerra, ben oliata ed efficace, ma mi rattrista vedere che il pubblico, seppur folto, partecipi tutto sommato poco. Ci sono i soliti facinorosi con cui sono abituato a scambiarmi amorevoli spallate che si danno da fare, ma sembrano mosche bianche, nulla a che vedere con quanto accaduto le ultime volte al Monk, per esempio in occasione della presentazione dell’ultimo album ‘E.V.A.’. Che il problema sia la differenza di “distanza” pubblico-palco e la dispersività di un’area più estesa rispetto alla dimensione club? E’ un’ipotesi, fatto sta che ci vogliono i cavalli di battaglia ‘Number Ten’ e ‘Wild Tiger Woman’ per scuotere un po’ di più un pubblico che appare stanco ed appesantito, nonostante le intenzioni da parte degli organizzatori fossero ottime, unire tre delle realtà più interessanti del panorama musicale italiano recente, contraddistinte da stili diversi, ma qualitativamente valide e che guardano fieramente anche fuori dai confini nostrani. Probabilmente il problema sta più nell’attuale pubblico “rock” italiano o forse solo romano, purista fuori tempo massimo, che non si aggiorna e non è più curioso, salvo poi riversare rabbia e frustrazione via social network contro altri contesti musicali cittadini più grandi, ma che scelgono di puntare sulle nuove realtà, giovani e con numeri sempre crescenti, che però non sono “rock”. Come dargli torto? Live and let die.

Niccolò Matteucci

foto Winstons: Nick Matteucci

foto Giuda: Lavinia Rosato