Giuda @ Piazza della Repubblica [Terracina, 29/Giugno/2013]

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Assistere al Campionato Nazionale di Body Building & Fitness o fare altri 200 metri e prendere parte all’Anxur Festival per godere dei Giuda? La scelta è stata troppo facile. Anche se due pompati dal tronco in su (le gambe non vengono mai lavorate da questi “atleti”) li avrei visti volentieri sgranocchiando noccioline avariate e tenendo in mano un palloncino “indiano”. Ma il cuore ha deciso prima della mente. Terracina è dominata dal tempio romano di Giove Anxur che si staglia solenne sul Monte S. Angelo. A strapiombo, più sotto, quasi in linea retta, è stato montato il palco che dalle prime ore della sera accoglie questo piccolo-coraggioso festival cittadino. Foxhound, 4 Axid Butchers, Edible Woman (tra gli altri), si succedono per preparare il campo all’entrata in scena della più grande band italiana in senso assoluto. Perchè è bene sottolinearlo subito: nessun gruppo “suona” come i cinque capitolini. Nessuno.

La storia della formazione romana è arcinota. I Giuda prendono vita dalla fine prematura dei Taxi. Enorme creatura punk rock, bella e sfortunata, che pigia il tasto “game over” all’indomani della scomparsa del batterista Francesco. Cantante, chitarrista e primo bassista dei Taxi rinascono e convergono nella nuova direzione. Il gioco è fatto e ‘Racey Roller’ è il debutto che innesca l’esplosività della band. La stagione d’oro del glam rock di Noddy Holder e Dave Hill, gli Slade il faro (tra le più grandi live band all time, recuperate ‘Slade Alive!’ e butterete nel cesso tutti gli altri dischi dal vivo che forse custodite), l’estetica riconoscibile (dalle Dr. Martin alle giubbe di jeans smanicate…), il punk rock eruttato a colpi di anthem e refrain spaccatesta, un talento innato ed un frontman clamoroso. In un’epoca in cui l’indie (rock, pop…) ha messo da parte la figura centrale del cantante, vedere all’opera questo gigantesco fuoriclasse, riconcilia con l’essenza della musica stessa, con l’accezione purissima del termine rock’n’roll. Uno come Phil King (Jesus & Mary Chain/Lush) ha avuto parole molto chiare nei riguardi dei Giuda: “their performance transported me back to the heady days of watching punk groups play in the back rooms of dodgy London pubs in 1977″, stesso dicasi per Robin Wills (The Barracudas): “This is the most fun I have enjoyed watching a live band since The Fleshtones in their prime. This is no single minded retro trip, but pure energy, loud, tight and concise”. Giudizi unanimi hanno poi accompagnto in mezzo globo le recensioni dell’album, così come le esibizioni live a zonzo tra USA ed Europa.

Sulla serata poco davvero da aggiungere. Dopo le 23 e con un ritmo da subito serrato sono apparsi e comparsi facendo saltare i convenuti alla messa (alla festa). Un “hit” dopo l’altro, una potenza scatenata con aggressività senza pari, un muro di suono dove in cima, come sempre, si erge lui (il “cantante”), testa d’ariete e fiore all’occhiello di un assoluto vanto tricolore. Partono i cori, i cuori volano alto, le mani battono e la testa non è da meno. I Giuda spaccano da ogni angolazione possibile, da ogni punto d’osservazione, da ogni strategica postazione d’ascolto. I molti turisti presenti apprezzano convinti, altri autoctoni marsupiali sembrano decisi a recarsi dagli “atleti” gonfiati ad aria compressa, altri ancora fanno ballare divertiti la prole a rimorchio. Io canto qualche coro, spello le mani e rimango rapito da questo quintetto. Fantastici. Unici. Inginocchiati, rendiamo grazie al Dio Anxur e ai Giuda. Boom!

Emanuele Tamagnini

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