Girls Names @ Circolo degli Artisti [Roma, 4/Marzo/2013]

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Fin dalla tenera età sono sempre state due le culture estere che mi hanno maggiormente affascinato, incuriosito ed influenzato: quella giapponese e quella irlandese. Così, aggiungendo il dato di fatto della mia passione per la musica, diventa subito chiaro che alla serata del 4 marzo al Circolo degli Artisti non sarei mai potuto mancare. In programma infatti ci sono i live di Girls Names, irlandesi di Belfast, e Kawamura Gun, artista giapponese a tutto tondo ormai adottato dalla città di Roma. L’apertura spetta all’artista nipponico, seduto con la sua chitarra acustica al centro del palco e portatore sano di un’immagine davvero atipica rispetto a quella che in genere si ha dei cittadini del Sol Levante. Con quasi due metri di altezza, capelli e pose alla Carla Bruni ed il look da diva kitsch ipnotizza i presenti che restano a fissarlo durante tutta la durata del live, composto da dieci brani eseguiti in una quarantina di minuti. Per quanto il ragazzone ci faccia grande simpatia non possiamo esimerci dal negare che la sua resa on stage non sia stata il massimo per via di una voce spesso tremolante ed una chitarra che sembrava essere davvero scordata. Merito del nippo-romano è però quello di mantenere, nel bene o nel male, vivace il suo set e di aprirci il cuore quando alla fine del live lo troviamo al banchetto del merchandising a vendere il suo gradevole album d’esordio in formato musicassetta, oggetto storico che ci ha accompagnato nel corso dell’adolescenza e che nessun nuovo supporto tecnologico per ascoltare musica riuscirà mai a soppiantare nella nostra classifica di gradimento.

Chiusa la parentesi orientale, alle 23:20 salgono sul palco i Girls Names, alla seconda prova davanti al pubblico romano, dando seguito così alla fortunata esibizione di due anni fa, avvenuta sempre nella stessa location. I ragazzi di Belfast proporranno soltanto dieci brani, tanti quanti sono quelli contenuti in ciascuno dei due LP finora pubblicati (altri 6 potete trovarli nell’EP d’esordio), ma nonostante la brevità della setlist resteranno sul palco per quasi un’ora, segno che ai brani avvolti da atmosfere surf/garage presenti nel primo album (tutti tra i 2 e i 3 minuti di durata) siano stati preferiti quelli più lunghi di ‘The New Life’, ultima fatica della band, messa a disposizione dei fan neanche una decina di giorni fa. La nuova vita dei quattro irlandesi, tre ragazzi e una ragazza (le quote rosa vanno rispettate) risulta piuttosto deludente, dandoci l’impressione di essere davanti ad una sorta di ennesima tribute band di un gruppo a vostra scelta tra quelli che proposero il post punk negli anni ottanta. Sembra che questa svolta tanto sbandierata non sia ancora sentita sulla pelle di questi irish che, talmente focalizzati sulle nuove melodie, non si lasciano andare, trasmettendo questa sensazione anche al pubblico che a sua volta assiste alla performance della band come se fosse ad uno spettacolo teatrale più che ad un live. I momenti più felici della serata sono quelli, rari, nei quali vengono proposti pezzi tratti dal repertorio passato, delle perle che sembrano trovarli più a proprio agio e che ci ricordano la ragione per cui due anni fa premiammo il loro disco d’esordio con quasi un mese di ascolti ripetuti. La scelta stilistica di questo secondo episodio sulla lunga durata ci lascia interdetti perché sembra essere forzata e lontana delle inclinazioni della band, ma nonostante ciò non possiamo certo mancare di sottolineare la bravura come strumentisti di Cathal Cully e soci, tecnicamente davvero impeccabili. La sensazione che lasciano è però quella di una band che ha voluto compiere un cambio di corsia passando da un genere ad un altro esattamente come fa quell’automobilista che nel traffico va a zig zag da una fila all’altra cercando, invano, di trarre vantaggi da questo cambiamento. Usciti dal locale si torna a casa in fretta, che il vento che si abbatte su Via Casilina Vecchia è tagliente come poche altre volte. Ed è proprio in questo momento, mentre cammino velocemente per raggiungere la macchina, che penso che nonostante continuerò a studiare giapponese intensamente ed a sognare la verde Irlanda ogni qualvolta mi sentirò soffocato dallo smog della mia città, la colonna sonora di queste attività non sarà composta dai brani degli artisti ascoltati stasera.

Andrea Lucarini

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