Girls in Hawaii @ La Casa 139 [Milano, 3/Marzo/2008]

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Li aspettavo da quattro anni questi ragazzi provenienti dal Belgio francofono; fin da quando li avevo sentiti la prima volta a Torino nel festival estivo di Spazio 211. Amore a prima vista insomma, come capita poche, pochissime volte. Amore che è cresciuto a dismisura dopo aver letteralmente consumato il loro album d’esordio ‘From Here To There’, sintesi perfetta di una scrittura matura e di una ricerca sonora tanto semplice quanto stratificata. Uno dei dischi della vita, senza dubbio. Il palco de La Casa 139 a fatica riesce a contenere i sei ragazzi che, oltre ad amplificatori, batteria e tastiere, si son portati dietro anche sei televisori (non inferiori ai 30 pollici!) che hanno accompagnato l’esibizione con alcuni video filmati dalla band stessa. L’arredamento del palco si conclude con un serie di lampade che creano un atmosfera particolare. L’attesa è snervante. La gente si accalca e riempie piano piano tutta la sala tanto che qualcuno è costretto a rimanere sulle scale. L’inizio è netto, deciso, infuocante: ‘This Farm Will End Up In Fire’, il primo singolo da ‘Plan Your Escape’, rompe finalmente il ghiaccio e ci fa capire che i Girls In Hawaii sono un gruppo che in questi quattro anni è maturato tantissimo. Chi ha amato ‘From Here To There’ non potrà smettere di canticchiare ossessivamente il ritornello a presa rapida di ‘This Farm Will End Up In Fire’. Senza sosta seguono ‘Bees and Butterflies’, proposta in una nuova versione (nel disco era una delicata pop song acustica con arpeggi intrecciati), la nuova ‘Son Of The Suns’, l’eterea ‘The Fog’ e il pop perfetto di ‘Time To Forgive The Winter’ e ‘Found In The Ground’, con comprensibile boato del pubblico ai primi accordi. Oltrepassata la metà del set, ad infuocare ulteriormente il pubblico ci pensa una versione estesa di ‘Flavor’, con i suoi accordi ripetuti quasi in modo ossessivo in un crescendo che è solo il preludio di un finale emozionante, soprattutto quando Antoine si cimenta in un parlato filtrando la voce attraverso un telefono/microfono. Dopo l’acida e distorta ‘Bored’, Antoine rimane da solo e termina il concerto con la canzone che da il nome al disco ‘Plan Your Escape’. Brividi lungo la schiena. Nei due bis, che il pubblico giustamente richiede a gran voce, vengono proposte tra le altre ‘Taxman’ dei Beatles, dai quali i Girls In Hawaii sono andati a scuola, alternando le ore di lezione con il duo Lennon/McCartney con un altro grande insegnante, Neil Young. Promossi a pieni voti con la speranza e la certezza di rivederli presto nel nostro Paese.

Andrea Sassano

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