Girls In Hawaii @ Angelo Mai [Roma, 25/Ottobre/2013]

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Scansiamo subito gli equivoci: se siete qui perchè sperate di trovare esotiche ragazze in costume, ombrellini nei drink, tavole da surf e palme, resterete delusi. Girls in Hawaii è con ogni probabilità il nome di band più fuorviante della storia della musica, se rapportato agli immaginari musicali ed estetici che evoca. La storia del collettivo proveniente dal Belgio francofono, rappresenta un unicum nel panorama musicale attuale: i fratelli Wielemans, entrambi capi scout, trovarono, tra i propri colleghi in uniforme, dei coetanei con simili inclinazioni musicali (tra cui i fratelli Vancauwenberghe) insieme ai quali misero su una band, facendo le prime prove nella locale sede scout. La storia che sulle prime strappa sorrisi e simpatia, subisce però una drammatica virata nel 2010, quando Denis, fondatore e batterista della band, perderà la vita a seguito di un terribile incidente automobilistico. I belgi, già fino ad allora non particolarmente prolifici per quanto riguarda le composizioni in studio, si prenderanno un’inevitabile lunga pausa, tornando con un nuovo disco nel 2013, dopo ben cinque anni di silenzio. ‘Everest’, il nuovo LP, risente con tutta evidenza del lutto subìto, toccando corde più malinconiche rispetto alle spensierate armonie dei precedenti lavori. Un quinquennio di totale silenzio non ha però intaccato la loro fama nel nostro paese, tutt’altro, visto che le presenze della serata all’Angelo Mai, nell’ambito della rassegna itinerante Ausgang, sono più che raddoppiate rispetto alla loro precedente esibizione, datata 2008, al Circolo degli Artisti. A creare questa nutrita cornice di pubblico, oltre all’indubbia qualità della proposta, ha certamente concorso il prezzo popolare (solo 5 euro), al quale si è potuti arrivare anche grazie al contributo che il governo belga ha offerto alla band, dandogli così la possibilità di andare in tour nei paesi nei quali ha una fan base ancora limitata. Potremmo aprire una parentesi socio-politica e fare un impietoso gioco dei confronti col governo del nostro paese, ma eviteremo, sparare sulla Croce Rossa d’altronde è un gioco che non ci ha mai affascinato. Per la stessa ragione glisseremo accuratamente sull’opening act di serata, i Castus.

I Girls in Hawaii, aspetto diafano e camicie sportive, prenderanno possesso del palco poco prima delle 23, presentandosi in formazione a sei: tre chitarre (due nei brani in cui uno dei musicisti si sposterà al synth), basso, tastiere e batteria. Proprio Boris il batterista attirerà inizialmente la nostra attenzione, visto che emotivamente non dovrebbe essere per nulla semplice prendere il posto di un membro deceduto, oltretutto fratello del frontman della band. Contrariamente alla nostra valutazione, non sembrerà curarsi molto di queste dinamiche, almeno in apparenza, mantenendo dall’inizio alla fine del live un sorriso sornione sotto i suoi baffi alla Freddie Mercury. Fin dall’apertura con ‘Wars’, ‘Not Dead’ e ‘We Are The Living’, i presenti capiranno che ‘Everest’, album più recente, verrà sviscerato in lungo e in largo: delle undici tracce presenti nel recente, cupo, lavoro, ne verranno infatti eseguite ben nove. Il primo urletto collettivo di inizio brano potremmo udirlo però soltanto con ‘The Fog’, tratto dall’esordio ‘From Here To Here’ e seguito dal beatlesiano ‘Sun Of The Sons’, brano più allegro tra quelli eseguiti nell’intera serata. Le luci di scena, fino a quel momento soffuse, diverranno via via più chiare, accompagnando e rafforzando l’atmosfera che questa porzione di scaletta intende esprimere. ‘Time To Forgive The Winter’ farà sciogliere il pubblico ed addirittura scatenare la band, con il bassista Daniel Offermann che, fin lì molto composto, perderà del tutto il suo aplomb. Rotto il ghiaccio, tra un brano e l’altro, ci sarà il tempo di un simpatico siparietto, con un fan che dalla prima fila porgerà ad Antoine Wielemens una bottiglia di Montepulciano che il cantante sorseggerà prima di esclamare “molto bene!” e far tornare la bottiglia al suo proprietario, ora indeciso se continuare ad allietarsi col suo rosso o porre il cimelio in una teca. Messo di buonumore dall’ottimo vino, il frontman esprimerà il suo dispiacere nel poter fare soltanto due date nel nostro paese in questo segmento di tour e rivelerà, in anteprima, il ritorno della sua band in Italia nella prossima primavera, per delle nuove date.

Da sempre i Girls hanno curato molto la parte visiva dell’esperienza live, ma mentre in passato si sono serviti di numerose maxi tv, stavolta hanno deciso di usare un telone su cui è impressa la silhouette del monte Everest, la stessa che fa bella mostra di sé sulla cover art del nuovo album. Questo supporto risulterà essere semplice soltanto in apparenza, visto che dal settimo brano, la delicata e “natalizia” ‘Here I Belong’, si accenderanno decine di luci, collocate in punti strategici, che daranno l’effetto di un manto di stelle e contribuiranno a creare un’atmosfera magica. Queste commistioni tra brani e stimoli visivi non si fermeranno però ai loro live, in quanto ci verrà annunciato che la splendida ‘Misses’, a nostro parere uno dei cinque brani migliori ascoltati in questo 2013, sarà inserita nel prossimo film del regista ed attore italiano Ivano De Matteo, conosciuto dal grande pubblico per aver interpretato “Il Puma” nella celeberrima serie TV ‘Romanzo Criminale’. Proprio ‘Misses’, singolo anticipatore dell’ultimo album, è una dedica allo scomparso batterista, chiusa pertanto da un reiterato “I Miss You”, cantato ostinatamente dal fratello al termine del brano. Verso la fine del set regolare il telone alle loro spalle subirà un ulteriore modifica che lo trasformerà, stavolta in maniera completa, nella cover art dell’ultimo lavoro, inserendo un triangolo luminoso a sovrastare l’immagine del monte Everest. Dopo essersi dimenati lungo tutta la superficie del palco, i musicisti rientreranno dietro le quinte prima dello scontato encore. Regaleranno ai presenti, ma in special modo ai fan di vecchia data, altri cinque brani, tutti tratti dai loro primi due album. Il finale sarà puro noise e ci dimostrerà una volta di più la duttilità di questa band, capace di passare dal pop sussurrato al rock più duro in poche semplici mosse. Che furbetti gli stati generali del governo belga, fingendo di fare una buona azione hanno ricevuto un ottimo ritorno d’immagine: adesso su una decennale ed autorevole webzine musicale italiana si scrive che a Bruxelles e dintorni lo Stato sostiene musica di ottima qualità.

Andrea Lucarini