Giovanni Truppi @ Villa Ada [Roma, 26/Giugno/2019]

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Nella prima giornata veramente calda dell’estate Romana arriviamo a Villa Ada per ascoltare la seconda data di questo tour estivo che promuove l’ultimo bellissimo disco di Giovanni Truppi “Poesia e Civiltà”. Fresco vincitore del premio MEI (Meeting Degli Indipendenti) come artista dell’anno, ritroviamo il cantautore napoletano, oramai romano d’adozione, circa 2 mesi dopo il concerto tenuto al Monk con la scelta stavolta però di una band di apertura al suo spettacolo. Saranno I Quartieri, band romana con all’attivo un EP e un disco, “Zeno” del lontano 2013, che avranno l’onore di aprire la serata accompagnando la gente che comincia ad affollarsi sotto il palco con arpeggi e melodie molto godibili che richiamano il periodo di fine anni ’10 dei Radiohead. Proprio il gruppo dell’Oxfordshire mi sembra essere una forte influenza per il gruppo romano che risulta piacevole all’ascolto, soprattutto in una cornice come quella del laghetto di Ponte Salario. Alla fine convincono un po’ tutti I Quartieri, ricevono meritati applausi e lasciando il palco la voglia della poetica del nostro caro Giovanni però, comincia a farsi sentire forte. Nel buio del palco entrano a turno i 6 musicisti che lo accompagnano dall’inizio del tour, prendono posto e accolto da un’ovazione entra il nostro protagonista che attacca con “L’unica oltre l’amore”, continuando con Borghesia e altri pezzi tratti da “Poesia e Civiltà”. Ma comincio a sentire una specie di déjà-vu. Si nota che rispetto alla data primaverile, sembra essere più a suo agio col resto della band e i 2 mesi passati insieme a loro su e giù per la nostra penisola, dopo un lungo periodo di attività in solitaria col suo oramai famoso piano tascabile modificato per il precedente tour di “Pianosolo”, rendono più libero il movimento delle sonorità portate avanti dalle canzoni di Giovanni Truppi e stasera risultano a volte essere anche più sporche e proprio per questo più sincere, ma soprattutto più adatte al contesto di un concerto all’aperto rispetto a quello presentato nei club nelle date di presentazione dell’album. Prosegue il concerto e la sensazione di déjà-vu di prima torna forte, e questo perché la scaletta proposta è la stessa identica di quella già sentita ad aprile, comprese le parti più energiche dei suoi pezzi più movimentati (su “Lettera a Papa Francesco” le prime file accennano anche un pogo), le parti più intime di “Amici nello spazio” e “Pirati” e addirittura lo stesso bis che lo fa ritornare sul palco di nuovo una seconda volta per una meravigliosa “Scomparire” suonata anche stavolta solo col piano e questo dopo che il pubblico delle prime file, come da copione oramai, gli richiede “Hai in messo in cinta una scema”. Continua ad essere bello ascoltare e godere di un concerto di Giovanni Truppi e noi continuiamo ad avere necessità della sua arte, però l’aver vissuto una serata bella ma uguale ad un’altra, lascia quell’amarezza che gli si perdona perché in fondo, e non solo per inerzia come descrive lui stesso in uno dei suoi pezzi, gli si vuole davvero bene al nostro amico Sabino.

Marco Andreoni

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