Giovanni Truppi @ Monk [Roma, 11/Aprile/2019]

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“Questo è un genio! Devi ascoltarlo perché come questo mica ce n’è tanti in giro”
Io quando sento la parola genio riferita per qualcuno o qualcosa, vado sulle difensive e di risposta non prendo più in considerazione la genialità dichiarata. Per chi scrive il genio è un aggettivo che bisogna preservare e usare con parsimonia. Poche decine di volte nel corso di un secolo. Ed è per questo che per un lungo periodo io non ho conosciuto, non ho ascoltato, non ho voluto avere niente a che fare con Giovanni Truppi. E ho sbagliato.

Arrivo al Monk già SOLD-OUT da diversi giorni e non vedo l’ora che il concerto cominci; sono stanco nel fisico e nella mente. Gli ultimi giorni, soprattutto a Roma, sono stati difficili. La preoccupazione dello stato delle cose nel paese mi sta mettendo uno sconforto addosso che penso che “Poesia e Civiltà” siano proprio quello che ci vuole in questo momento e che sia proprio quello che ci può salvare. Per questo aspetto che Giovanni cominci presto e faccia bene il suo lavoro. Mi fido delle parole del titolo del suo ultimo album e mi ci voglio aggrappare. Sale sul palco accolto dai presenti ma non comincia subito. Aspetta che ci sia silenzio. E quando il silenzio è totale comincia la sua ora e mezza di concerto con “L’unica oltre l’amore”, il primo singolo estratto dall’ultimo album, sottolineato da una coda del brano che mette subito in chiaro la bravura della band che lo accompagna in questo tour, nelle quali spicca Paolo Mongardi, la macchina ritmica dietro a progetti come Zeus! e Fuzz Orchestra per citarne un paio. Il concerto prosegue con “Borghesia” e se Claudio Lolli nel ‘72 diceva che un giorno sarebbe stata spazzata via, Giovanni Truppi ne dichiara la morte, e questo non è che il più netto dei fili che lega la lirica del cantautorato di Giovanni con quello degli anni ’70, compreso e soprattutto la parte sociale della stessa. Seguono altri brani estratti da “Poesia e Civiltà” tra i quali mi colpisce ancor di più ascoltata dal vivo, “Adamo” esempio chiaro di come Giovanni Truppi sia alla ricerca di un modo diverso di fare canzoni e la struttura (ritornello, strofa, ritornello, ponte e finale) di questo brano fa emergere da una parte le influenze jazz dell’artista con la voglia di trovare un nuovo modo di interpretare la canzone e dall’altra quelle della canzone cantautoriale italiana degli anni 70 di cui parlavo prima; canzone impreziosita poi dal testo, uno dei più riusciti, che mescola il punto di vista dell’uomo biblico e di Dio suo padre, con quello di un classico rapporto umano padre/figlio. Passa all’attacco Giovanni e accende il locale di via Mirri con una sestina presa dai suoi album precedenti che verranno cantate e ballate da tutti i presenti. Dopo “Superman” abbassa la temperatura ma non l’intensità e rimanendo solo con la chitarra comincia “Amici nello spazio”; lo raggiunge di nuovo la band, la finiscono insieme e attaccano una versione de “I Pirati” che lascia senza fiato. Chiude il set con “Ragazzi” e dopo una breve pausa ritorna per il bis con la chiusura dell’ultimo disco “Ancient society” e una bellissima versione di “Due segreti”. “Nessuno” e “Tutto l’universo” dovrebbero chiudere il concerto ma non sarà così, perché la folla intona e canta strofa e ritornello di “Hai in messo in cinta una scema” e Giovanni, forse sorpreso da tanto affetto, inaspettatamente rientra e si mette al piano senza dire una parola per una toccante versione di “Scomparire”. E senza dire una parola se ne va, quasi senza salutare il pubblico che raccoglie con emozione l’ultimo regalo della serata da parte del cantautore napoletano. No, in fin dei conti Giovanni non è un genio. Lui crea arte attraverso la sua musica, la sua scrittura, la sua rappresentazione dal vivo. Lui è un artista che ha tutto quello che racchiude la definizione stessa:
/ar·tì·sta/
sostantivo maschile e femminile
Persona di temperamento gentile, gusti raffinati ed eccezionalmente sensibile alla bellezza.

E oggi con tutta questa bruttezza che c’è, non abbiamo bisogno di genialità, abbiamo bisogno di bellezza. E quello che fa Giovanni Truppi, è bello.

Marco Andreoni

Foto dell’autore