Giorgio Moroder @ Villa Ada [Roma, 24/Luglio/2015]

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Premessa doverosa: Giorgio Moroder è probabilmente uno dei più grandi e influenti compositori di musica elettronica del secondo Novecento. Ha inoltre musicato film che adoro e con cui sono cresciuto e la stima che nutro nei suoi confronti e pressoché infinita. Ma i DJ-set sono un’altra cosa. Il rovescio temporalesco annunciato per la sera di venerdì e che avrebbe attentato alla buona riuscita del set di Moroder a Villa Ada (per i non romani Villa Ada è un grande parco pubblico all’aperto dove bastano due gocce di pioggia a trasformare tutto in un pantano) per fortuna non si concretizza e la serata può svolgersi regolarmente. Arrivo attraversando i viali alberati nella suggestiva cornice del laghetto del parco dove ogni anno, in occasione delle rassegne musicali estive, viene sistemato il palco per i concerti. L’opener Panoram sta ultimando la sua esibizione con intrecci di synth al limite della psichedelia, la gente è già numerosa sotto il palco. Durante gli ultimi istanti della sua esibizione ha luogo il primo (purtroppo di una lunga serie) “awkward moment” della serata: i tecnici video fanno un goffissimo line check delle visuals per il set di Moroder durante l’esibizione di Panoram, rovinando al povero dj romano gli ultimi minuti di performance e anticipando oltretutto una parte delle bellissime immagini dello show del maestro di Oristei al pubblico. Alle 22e30 spaccate, dopo un cambio palco velocissimo, la leggenda della disco Giorgio Moroder fa il suo trionfale ingresso acclamato dalla folla adorante. Il producer trentino però pare non aver idea di come azionare la consolle, seguono lunghi momenti di imbarazzo fino al tempestivo intervento del fonico che riesce in un attimo ad avviare ciò che andava evidentemente avviato, e il brano di Donna Summer (‘Love to love me baby’), che era già partito da parecchi secondi in muto, risuona finalmente nell’impianto. Un inizio non proprio scoppiettante. Purtroppo i momenti infelici non finiscono qui, Moroder infatti non sembra essere oliatissimo dietro quella consolle, d’altronde settantacinque anni non sono pochi, nonostante una delle sue ultime hit dica esattamente il contrario. Molti dei brani, per lo più grandi classici disco degli anni ’70 alternati a successi più recenti di giovani dj come Avicii, brevi estratti dalle colonne sonore firmate dal producer e pezzi del suo nuovo disco ‘Deja Vu’, non sono amalgamati tra di loro nel migliore dei modi. Il set non è coerentissimo, seppur costituito da canzoni quasi sempre divertenti e riuscite, e ci si ritrova ad agitarsi sul ‘Tony’s theme’ di “Scarface” e dopo due secondi su ‘I love it’ delle Icona Pop, in un’atmosfera un po’ schizofrenica. La serata in realtà poi prosegue piacevolmente, tutti ballano e si divertono, noncuranti degli errori tecnici abbastanza grossolani del nostro Giorgione (al limite del comico il siparietto che ci regala il dj verso la fine, quando decide di bloccare tutto annunciando l’esecuzione della storica ‘Un’estate italiana’ per poi perdersi nei meandri del suo MacBook per lunghi minuti rassegnandosi a far partire tutt’altro pezzo). La dimensione live, come quella in studio, è per un vero musicista come Moroder il proprio habitat naturale, i dj-set lasciamoli a qualcun altro, caro Giorgio!

Dario Iocca

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