Giorgio Canali & Rossofuoco + The Hand @ Monk [Roma, 19/Gennaio/2018]

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Anno nuovo, vecchie abitudini, quelle che nonostante cambi tutto, financo il calendario in cucina che da cartaceo diventa elettronico, vorremmo non perdere mai. Si parte così alla volta del Monk Club, per un venerdì sera all’insegna del vecchio e del nuovo. In apertura ci sono The Hand, trio ci ha messo un po’ a conquistarci, ma una volta assorbito il loro disco d’esordio, ‘Three is a Crowd’, ha accompagnato i nostri ascolti già da un paio di mesi. La band è al suo primo lavoro in studio, nonostante varie sortite live sui palchi romani, ma non serve andare a cercare le biografie dei suoi membri per capire che non si tratta di novellini, visto che dal sound dei nove pezzi del primo disco si nota una eccelsa competenza musicale. Emiliano Tortora, Fabrizio Mazzuccato e Sandro Di Canio, tutti romani e che si alternano a voce, chitarra, sintetizzatori e percussioni, citano il meglio della musica degli anni ’80 e dei primi ’90, spaziando dalla Madchester al post punk elettronico. Il sound da loro ricreato non è soltanto un mero revival di un passato glorioso, ma una versione riveduta e corretta delle mode musicali dei tempi andati e prepotentemente tornate alla ribalta. Live li troviamo all’altezza del disco, su un palco prestigioso come quello del Monk, ma francamente non avevamo dubbi sulla loro resa.

Alle 23 passate arriveranno on stage Giorgio Canali & Rossofuoco, da noi ascoltati molte volte dal vivo nell’ultimo decennio. Il frontman è una leggenda vivente: in origine tecnico del suono di CCCP e Litfiba, diventa chitarrista di CSI e PGR, prima di intraprendere la carriera solista nel 1998. Negli anni oltre ad aver composto dei classici senza tempo ha prodotto anche i primi lavori di Verdena, Bugo e Le Luci della Centrale Elettrica, la scena indipendente italiana che faceva parlare di sé per una certa qualità dei testi e una vena creativa che non si riscontra nel recente, deprimente, reiterato It Pop scelto dalla maggior parte degli artisti emergenti e indipendenti italiani. La fase attuale di Canali non è quella più ispirata, negli ultimi anni di musica nuova ne ha creata davvero poca, ma il suo carisma sul palco non accenna a scemare e le frecce al suo arco sono molteplici. Il pubblico lo sa e torna in massa al suo cospetto. Non ci sono soltanto i vecchi fan, l’età media è anzi piuttosto bassa e ha i volti di chi lo ha scoperto con ritardo dovuto all’anagrafe ed ha la possibilità di apprezzare un artista del quale hanno senza dubbio sentito molto parlare. Re Giorgio è meno provocatorio del solito, forse un po’ stanco “dalla vita, l’universo, tutto quanto”, citando la sua ‘Nuvole Senza Messico’, suonata per la gioia di tutti i presenti. Regala comunque, oltre alla sua apprezzatissima musica e a interazioni coi fan che definiremmo sufficienti, un siparietto con uno spettatore che alza la fiamma dell’accendino per creare atmosfera e si prende del coglione dallo stesso artista. Non si scherza con Giorgio. Ai suoi piedi c’è un raccoglitore, nel quale sono scritti i testi dei suoi brani, così da non perdere colpi, visto che una scaletta così estesa creerebbe problemi a molti. Non che a nessuno importi granché di qualche imprecisione, il suo approccio alla vita come alla musica è punk, non certo da conservatorio. Sulle prime fasi del live c’è un accenno a ‘Ci Sarà’ e ‘Mostri Sotto il Letto’, due dei suoi pezzi più conosciuti. Per la prima delle due ci sarà anche una versione estesa nel corso del live. Non mancherà ‘Precipito’, una poesia musicata. Suona a lungo, oltre un’ora e mezza e al termine del set ci lascia con una certezza. È l’ennesima volta che lo ascoltiamo dal vivo, ma non sarà questa l’ultima volta che ci troveremo al suo cospetto.

Andrea Lucarini