Giorgio Canali & Rossofuoco @ Init [Roma, 15/Ottobre/2010]

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Aprono la serata i Mila Herzel, ma io sono arrivato tardi e ho ascoltato solo gli ultimi due pezzi, ‘Figli di mamma e papà’ e ‘Dimmi come mai’. Sonorità rock, grunge, metal. Influenze dei Nirvana, Queens of the Stone Age, Sonic Youth, Afterhours, CCCP. Loro sono Alessandro Saliola alla voce e chitarra, Walter Proietti Spila al basso e Gabriele Barchiesi alla batteria. Senza nulla togliere a questi giovani contenti e incazzati, stiamo tutti aspettando l’ospite d’onore. Chi crede, pensa o ritiene che il rock sia morto (in Italia), non conosce o non ascolta Giorgio Canali. Voce di varie band punk locali della scena romagnola, verso la fine degli anni settanta, ex chitarrista e tecnico del suono dei CCCP, fondatore del Consorzio Suonatori Indipendenti (1992), e produttore di numerosi gruppi della scena rock italiana alternativa.

Volto scavato, occhi vitrei che non battono ciglio, voce ruvida e graffiante, anche se a volte imprecisa e stonata. Giorgio, classe 1958, è ancora sul palco a vomitar le parole, sviscerate e profonde, e gridare il malessere, la disillusione, scaturiti da una società malsana, indolente, paralizzata e inghiottita dalla TV. Tra un pezzo e l’altro caccia bestemmie, dicendo che è il suo modo per selezionare il pubblico. D’altronde in serate come questa, per concerti simili, si è in pochi, perchè di migliori ce ne sono sempre pochi. Con lui sul palco Nanni Fanelli al basso, Luca Martelli (un cognome che è quasi una definizione del suo modo duro di suonare la batteria) e Ruggero Andrea al violino elettrico. Una line-up potente, incisiva, la resa del volume sonoro assordante (ancora mi fischiano le orecchie). Luca Martelli suona con vigore e violenza, è un animale infuriato, caricatissimo, anche se all’inizio non aveva messo il microfono sul timpano. Suona il crash molto alto. Il violino di Ruggero è nervoso, freneticamente incalzante, preciso. Nanni è preso e sereno al suo basso che suona anche lui in modo puntuale. Visto il pezzo forte che sono i testi non possono mancare le citazioni, il modo più diretto per rendere le sue idee, il suo pensiero, la sua poesia. ‘No Pasaran’, “TV, sorrisi, canzoni e cazzate’. ‘Se Viene il Lupo’, “a cosa serve la poesia se poi viene il lupo e ti porta via”, ‘Alè alè’, “la libertà futura è un pompino in tv, senza censura, dammi un solo motivo per stare calmo e tranquillo”. ‘Precipito’, “guarda come sono magnifico, come brillo, ammiro la mia aerodinamica, sono il vento, guarda che precisione la mia rotta di collisione con il mondo”. ‘Rifugi di Emergenza’, “ridono ma cosa ridono, è un’assenza di pensiero che non puoi condividere; cantano e che ci sarà mai da cantare, sarà che le canzoni di merda sono così facili da imparare… metti piu passi che puoi, lunga e diritta corre spietata la strada, la lagna di un cantautore (dissoluzione, insoddisfazione di trovarsi nella propria città, dove regnano mediocrità e stupidità)… e tutto ciò che ti resta da fare è annegare in un bicchiere”. In ‘Lezioni di Poesia’ il nostro leader si concede un po’ di, cupo, e tranquillo, romanticismo, “e se riesco a tenere i pensieri lontano da tutte le altre cose che mi fanno male, non riesco a tenerli lontano da te”; non manca il pessimismo incazzato (“… il mondo degli altri si ditrugge da sè…è inutile aspettarsi una reazione che non c’è…e vaffanculo anche a questa cazzo di marea che sale alta molto piu alta di me”); e poi ‘Nuvole senza Messico’, controcanto al Giuliano Palma, “è la vita che va, è la morte che viene..e chissà quando guarirà questo cuore anoressico… nuvole nuvole senza Messico” nonchè un “nel blu dipinto di merda”. Con ‘1,2,3 1000 Vietnam’ tocca temi storici come il muro di Berlino, la torre di Babele, la scomparsa di Leningrado. In ‘Rossocome’ “non sono qui per pulirvi i vetri, ne per vendervi accendini, se solo provaste a guardarmi negli occhi, notereste i lampi i tuoni la tempesta nella mia testa”. Fatevi fottere, ciao, buonanotte.

Cristiano De Vincenzi