Giorgio Canali @ Circolo degli Artisti [Roma, 16/Maggio/2009]

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“La libertà futura è un pompino in TV”. Giorgio Canali non è un genio. Non può permettersi di tutto, non tutto ciò che fa è Arte Sempre E Comunque. Ma dispone probabilmente di qualcosa che manca a gran parte del panorama indipendente nazionale (vuoi per mancanza d’esperienza o tracotanza insanabile). Canali può vantarsi, e coerentemente mai lo farà, di possedere una modestia, e una lucidità, benedette dal tempo. Sapersi rimettere in gioco a cinquant’anni suonati con un album capolavoro come ‘Nostra Signora Della Dinamite’ non è da poco. Ben altro che molleggiarsi col ventre gonfio sugli allori passati e le valanghe di panegirici presenti. Canali è altro. Testi eccezionali, curati fino alla perfezione formale: ricordo un’intervista, diceva di passare metà del tempo a scrivere le parole, rivederle, smussare le frasi, ogni volta che si sigillava in sala d’incisione. La (anti)tecnica chitarristica di casa, poi, ha fatto storia – vedi le lezioni di rumore dentro a CCCP, CSI, PGR. Il suo, oggi, è un rock maturo, adulto, mi sbilancio: perfetto, e i Rossofuoco sono impeccabili, in sintonia assoluta fra di loro e col leader. Non esistono “secondi”, non ci sono gerarchie. Si apre con la bellissima ‘Quello Della Foto’, per proseguire con ‘Mostri Sotto Il Letto’ e ‘Tutti Gli Uomini’. Tripletta che ha il suono  (per i neofiti come il sottoscritto) di una nitida dichiarazione programmatica. La formazione allargata, col violinista elettrico della lega dei fricchettoni anonimi, accompagna Giorgio comprimendo i tremori per poi esplodere, disintegrarsi in frastuoni spaziali e preziosi con una precisione che è segno autentico di maturità. Sul palco si sorride, si ride. Niente autocelebrazioni, solo un sacrosanto e onesto desiderio di meravigliare. Una menzione particolare per il batterista, posseduto quasi quanto un certo Francesco Valenti del TDO, che percuote e scassa lo strumento con energia inaffondabile. Ma è per ‘Lezioni Di Poesia’ che la platea si zittisce. Il passaggio dall’elettrica all’acustica è un salto verso una sponda ultraterrena. Stavolta sembra un paesaggio lunare. “E vaffanculo anche a questa cazzo di marea”: pochi accordi, scarni, come il suo volto scavato e la voce ruvida e reale che si insinua fra i capelli, i bottoni, i lacci delle scarpe. E si arriva all’hard punk di ‘Alealè’. Una favolosa Rickenbacker gli passa fra le mani (“Non so accordare una sei corde figuriamoci questa”), e sul palco si fermano per pochi attimi. ‘Precipito’ raggiunge, se possibile, una vetta ancora più alta. Ballata limpida, sensazioni sottopelle. Parole umide che si annidano lì, da qualche parte fra gli occhi e la gola, pronte a riaffiorare quando ci saremo ricacciati in strada. Il suono che fuoriesce dalle casse è materia espressiva che ha saputo levigarsi da sé, come una cascata di ciottoli di fiume e il rumore che sa produrre. Il concerto termina senza scosse, una curva asintotica che non raggiunge per sua natura il punto di collisione. Mi defilo di corsa dall’uscita laterale. Fuori.

Filippo Bizzaglia

2 COMMENTS

  1. secondo me dovrebbe prendersi una bella pausa di riflessione…
    sono lontani i picchi del secondo/terzo album, in cui, purtroppo per lui, sembra essere rimasto impantanato. suoni, melodie e testi suonano come eco, non aggiungono niente di nuovo alla sua produzione “rossofuoco”….
    mi dispiace perchè adoro il suo secondo disco e penso che sia un’animale da palco di razza, però farebbe bene a riposarsi un po’….fare un disco all’anno può nuocere se non si ha niente di nuovo da dire

  2. Secondo me sei tu che dovresti prenderti una pausa di riflessione dai soliti album che ascolti.
    Se vuoi ascoltare qualcosa di nuovo assapora un pò quest’ultimo.
    C’è tanta roba dentro da scriverci tre libri…

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